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Diritto Commerciale

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Interessi moratori D.Lgs. 231/02: applicazione automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28413/2024, ha stabilito che gli interessi moratori D.Lgs. 231/02 nelle transazioni commerciali si applicano automaticamente (ex lege), senza necessità di una specifica richiesta da parte del creditore. Anche se in appello il creditore chiede genericamente gli 'interessi legali', non si configura una rinuncia automatica a quelli, più elevati, previsti dalla normativa speciale. Il caso riguardava una società creditrice che, a seguito di una cessione di credito, si era vista riconoscere in appello solo gli interessi legali e non quelli commerciali, nonostante il ritardo nel pagamento.
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Competenza fideiussione antitrust: la Cassazione decide
Un garante si oppone a un decreto ingiuntivo eccependo la nullità della garanzia per violazione delle norme antitrust. La Cassazione, risolvendo un conflitto, stabilisce che la competenza sulla fideiussione antitrust spetta al giudice ordinario che ha emesso il decreto, e non alla sezione specializzata impresa, quando la nullità è sollevata solo come eccezione difensiva e non con una domanda autonoma.
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Eccezione di inadempimento: quando non si applica?
Una società concessionaria di pubblicità si opponeva al pagamento di un minimo garantito a una catena di cinema, sollevando l'eccezione di inadempimento per la violazione della clausola di esclusiva da parte di quest'ultima. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che l'obbligo di versare il minimo garantito era un'obbligazione autonoma e incondizionata. Pertanto, l'eccezione di inadempimento non poteva essere validamente opposta per paralizzare una richiesta di pagamento così pattuita, rendendo legittima l'escussione della garanzia bancaria.
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Giurisdizione concessioni gioco: decide il giudice ord.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28352/2024, ha stabilito che la giurisdizione sulle controversie relative al pagamento di somme dovute da una società per apparecchi da intrattenimento, nell'ambito di concessioni di gioco pubblico, appartiene al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La decisione si fonda sul fatto che la disputa riguarda un corrispettivo di natura patrimoniale, escludendo l'esercizio di un potere autoritativo da parte della Pubblica Amministrazione e rientrando così nella riserva di giurisdizione ordinaria per i rapporti di natura paritetica.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti e sanzioni
Una società sanzionata dall'Autorità Antitrust per un cartello ha impugnato la decisione del Consiglio di Stato davanti alla Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il loro controllo è limitato ai casi di difetto assoluto di giurisdizione (invasione o negazione del potere di decidere) e non si estende al presunto 'cattivo esercizio' della funzione giurisdizionale, come un'errata valutazione delle prove.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti Cassazione
Un'azienda sanzionata dall'Autorità Antitrust per un'intesa restrittiva della concorrenza ha impugnato la decisione del Consiglio di Stato dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale per violazione dei diritti di difesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo sindacato è limitato alle sole violazioni dei limiti esterni della giurisdizione e non può estendersi a presunti errori di diritto, anche se riguardanti norme europee.
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Sanzioni Consob: da quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28335/2024, ha chiarito un punto cruciale sulle sanzioni Consob: il termine per la contestazione non decorre dalla prima notizia di un'irregolarità, ma dal completamento dell'istruttoria. La Corte ha accolto il ricorso dell'autorità di vigilanza contro una decisione della Corte d'Appello che aveva annullato una sanzione per tardività. Viene ribadito che la valutazione sull'avvio e i tempi dell'indagine è discrezionale e il giudice può sindacare solo l'ingiustificata inerzia.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per motivazione apparente. Il caso riguarda l'acquisto di una società, in cui l'acquirente contestava l'eccessiva onerosità di un contratto legale preesistente e la mancata consegna di documentazione. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello non aveva adeguatamente giustificato perché un contratto simile, stipulato pochi mesi dopo, non potesse essere usato come termine di paragone. Inoltre, ha chiarito che il danno da inadempimento contrattuale per aver pattuito un prezzo superiore al valore reale del bene sussiste indipendentemente dal fatto che il prezzo sia stato già interamente pagato.
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Termine di accertamento: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello che aveva cancellato una sanzione dell'Autorità di Vigilanza a un amministratore di banca. La sentenza chiarisce un punto cruciale: il termine di accertamento per le sanzioni non parte dalla mera conoscenza dei fatti, ma dal momento in cui l'Autorità completa l'istruttoria necessaria. Il giudice non può sostituirsi all'Autorità valutando a posteriori la durata delle indagini, ma può solo verificare se ci sia stata un'inerzia palesemente ingiustificata.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa per il pagamento di una fornitura, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che, in assenza di costituzione della controparte, non vi è condanna alle spese né l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Potere sanzionatorio Consob: i termini per agire
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28256/2024, interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, annullando una decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto tardiva una sanzione. La Suprema Corte chiarisce che il termine di decadenza per la contestazione di un illecito non decorre dalla generica conoscenza di difficoltà finanziarie di un intermediario, ma dal completamento dell'attività istruttoria specifica sulla violazione contestata, distinguendo tra diverse aree di vigilanza.
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Cessione del credito: quando è inefficace nel fallimento
Una società cede un credito al proprio avvocato prima di fallire. Il curatore fallimentare contesta l'operazione con un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, conferma l'inefficacia della cessione del credito, ritenendola un mezzo di pagamento anomalo che lede la parità di trattamento tra i creditori. L'appello del professionista è stato respinto perché la richiesta di una diversa interpretazione del contratto è una questione di fatto, non riesaminabile in sede di legittimità.
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Istanza di fallimento P.M.: limiti e poteri
Una società, dichiarata fallita su iniziativa del Pubblico Ministero, ha impugnato la decisione fino in Cassazione. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che il rigetto di una precedente istanza non ha valore di giudicato e che il P.M. ha il potere di approfondire le segnalazioni di insolvenza ricevute. La decisione si fonda sul principio relativo all'istanza di fallimento P.M., chiarendo i criteri per la valutazione dell'insolvenza per le imprese operative.
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Credito prededucibile: escluso il risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito prededucibile non può derivare da una richiesta di risarcimento danni, anche se accertata giudizialmente. Con l'ordinanza n. 28236/2024, la Suprema Corte ha chiarito che la normativa speciale sull'amministrazione straordinaria, che garantisce la prededuzione a piccole e medie imprese, si applica esclusivamente a crediti di natura contrattuale per forniture essenziali alla continuità aziendale. Di conseguenza, è stato respinto il ricorso di una società che vantava un credito risarcitorio per abuso di posizione dominante, in quanto tale pretesa è estranea al rapporto di fornitura richiesto dalla legge.
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Credito prededucibile: prova della funzionalità decisiva
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul riconoscimento di un credito prededucibile a una società di autotrasporti nei confronti di una grande impresa in amministrazione straordinaria. Pur correggendo l'interpretazione restrittiva del Tribunale sulla natura dei servizi di trasporto ammessi al beneficio, la Corte ha rigettato il ricorso. La decisione sottolinea che, per ottenere la prededuzione, è onere del creditore fornire la prova specifica della funzionalità delle prestazioni rispetto al ciclo produttivo dell'impresa debitrice, prova che nel caso di specie è mancata del tutto.
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Prededuzione e impianti essenziali: la Cassazione
Una società fornitrice ha richiesto il pagamento in prededuzione del proprio credito verso una grande impresa siderurgica in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prededuzione si applica solo ai crediti per forniture destinate agli "impianti produttivi essenziali", intesi in senso restrittivo come quelli del ciclo primario di produzione dell'acciaio (c.d. "area a caldo"). La Corte ha inoltre stabilito che l'onere di provare la destinazione specifica della fornitura spetta al creditore, senza possibilità di invocare il principio di vicinanza della prova.
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Onere della prova PMI: la Cassazione chiarisce
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione in prededuzione a un passivo fallimentare, sostenendo di essere una PMI. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'onere della prova della qualifica di PMI spetta sempre al creditore che invoca tale status. La Corte ha inoltre stabilito che la semplice autocertificazione non costituisce prova sufficiente in sede giudiziaria e che la contestazione della controparte su tale requisito è una mera difesa, non soggetta a termini di decadenza.
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Potere sanzionatorio Consob: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione interviene sul tema del potere sanzionatorio Consob, annullando una decisione di merito che aveva dichiarato la decadenza dell'autorità di vigilanza. La sentenza chiarisce che il termine per la contestazione di un illecito finanziario non decorre dalla mera conoscenza di generiche criticità di un intermediario, ma dal momento in cui l'autorità completa l'attività istruttoria specifica volta a verificare la violazione. Viene così riaffermata la discrezionalità dell'organo di controllo nell'avviare le indagini.
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Riconoscimento di debito: prova nel fallimento
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione di due crediti in una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il Tribunale aveva errato a non considerare prove decisive come un riconoscimento di debito e una fideiussione, entrambi dotati di data certa anteriore al fallimento, rendendoli opponibili alla curatela.
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Contratto di fornitura: data e interessi di mora
Una società fornitrice ha richiesto gli interessi di mora previsti dal D.Lgs. 231/2002 a un farmacista. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la normativa non è applicabile se il contratto di fornitura originario è stato stipulato prima dell'8 agosto 2002, data di entrata in vigore del decreto. La decisione sottolinea che un rapporto commerciale continuativo va considerato come un unico contratto, la cui data di stipula è determinante per l'applicazione della legge, a prescindere dalla data delle singole consegne successive.
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