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Giurisdizione concessioni gioco: decide il giudice ord.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 28352/2024, ha stabilito che la giurisdizione sulle controversie relative al pagamento di somme dovute da una società per apparecchi da intrattenimento, nell’ambito di concessioni di gioco pubblico, appartiene al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La decisione si fonda sul fatto che la disputa riguarda un corrispettivo di natura patrimoniale, escludendo l’esercizio di un potere autoritativo da parte della Pubblica Amministrazione e rientrando così nella riserva di giurisdizione ordinaria per i rapporti di natura paritetica.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. U Num. 28352 Anno 2024
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Giurisdizione Concessioni Gioco: la Cassazione fa chiarezza

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite è intervenuta su un tema cruciale per gli operatori del settore del gioco pubblico: la giurisdizione nelle concessioni gioco. Con una recente ordinanza, ha stabilito a chi spetta decidere le controversie relative ai pagamenti richiesti dall’Amministrazione finanziaria ai concessionari. La sentenza chiarisce il confine tra giudice ordinario e giudice amministrativo, una distinzione fondamentale con importanti implicazioni pratiche per le aziende del settore.

I Fatti del Caso: Pagamenti Contestati e la Questione di Giurisdizione

Una società concessionaria per la gestione di apparecchi da intrattenimento si è vista recapitare dall’ente regolatore del gioco pubblico una richiesta di pagamento. La somma era dovuta a titolo di corrispettivo mensile per il mantenimento di un numero di apparecchi superiore al limite di contingentamento previsto dalla legge.

La società ha impugnato tale richiesta davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), che inizialmente le ha dato ragione. Tuttavia, l’Amministrazione ha proposto appello al Consiglio di Stato, il quale ha ribaltato la decisione, dichiarando il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore di quello ordinario. Secondo il Consiglio di Stato, la controversia verteva su un ‘corrispettivo’, una questione di natura puramente patrimoniale, che esula dalle competenze del giudice amministrativo.

Insoddisfatta, la società ha portato la questione dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, l’organo supremo chiamato a risolvere proprio i conflitti di giurisdizione.

Il Cuore della Questione sulla Giurisdizione Concessioni Gioco

Il nodo da sciogliere era l’interpretazione dell’articolo 133 del Codice del processo amministrativo. Questa norma affida al giudice amministrativo la giurisdizione esclusiva sulle controversie in materia di pubblici servizi e concessioni. Tuttavia, la stessa norma prevede un’eccezione fondamentale: sono escluse da tale giurisdizione le controversie che riguardano ‘indennità, canoni ed altri corrispettivi’.

La società ricorrente sosteneva che la determinazione della somma dovuta non fosse un mero calcolo, ma il risultato di un’attività discrezionale dell’Amministrazione, giustificando così l’intervento del giudice amministrativo. Al contrario, l’Amministrazione e la Procura Generale ritenevano che si trattasse di una semplice obbligazione di pagamento, derivante dalla fase esecutiva del rapporto di concessione, in cui le parti agiscono su un piano di parità. In questo scenario, la giurisdizione spetterebbe al giudice ordinario.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

Le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso della società, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha basato la sua decisione su argomenti chiari e lineari.

In primo luogo, ha sottolineato che la legge stessa esplicita la volontà di tenere distinte le controversie relative a canoni e corrispettivi da quelle che coinvolgono l’esercizio del potere pubblico. L’oggetto del contendere era un corrispettivo di natura esclusivamente patrimoniale. La controversia non metteva in discussione l’esistenza o il contenuto della concessione, né un’azione autoritativa della Pubblica Amministrazione.

In secondo luogo, la Corte ha ribadito che, quando la controversia si colloca nella fase esecutiva del rapporto di concessione e riguarda diritti e obblighi delle parti, il rapporto assume un carattere paritetico. L’Amministrazione non esercita un potere discrezionale, ma agisce per l’adempimento di un’obbligazione pecuniaria il cui criterio di calcolo è predeterminato dalla legge (in questo caso, l’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010). L’attività istruttoria dell’Amministrazione per verificare la sussistenza delle condizioni per il pagamento non è espressione di potere autoritativo, ma una semplice fase di accertamento.

Infine, la Corte ha citato la sua consolidata giurisprudenza, secondo cui le controversie relative alla fase esecutiva delle concessioni di servizi sono devolute al giudice ordinario, al quale spetta determinare i diritti e gli obblighi delle parti, inclusi quelli relativi al pagamento dei corrispettivi.

Le conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La decisione della Corte di Cassazione consolida un principio fondamentale: le dispute tra concessionari e Amministrazione che hanno per oggetto esclusivo il pagamento di somme di denaro, come canoni o corrispettivi, devono essere portate davanti al giudice ordinario. Questo vale anche quando tali somme sono previste da normative complesse e richiedono un’attività di accertamento da parte dell’ente pubblico.

Per le società concessionarie, questa sentenza fornisce un’indicazione chiara sul foro competente a cui rivolgersi. Se la contestazione riguarda l’esistenza della concessione, la sua validità o un atto con cui l’Amministrazione esercita un potere di supremazia (come una revoca o una sanzione), la via corretta è quella del giudice amministrativo. Se, invece, la discussione è limitata al ‘dare-avere’, ovvero all’adempimento di un’obbligazione pecuniaria sorta nell’ambito del rapporto di concessione, la competenza è del giudice ordinario. Questa distinzione è essenziale per evitare di incardinare un giudizio davanti al giudice sbagliato, con conseguente spreco di tempo e risorse.

A quale giudice spetta decidere sulle controversie relative al pagamento di canoni o corrispettivi in una concessione di servizi pubblici come quella del gioco?
Spetta al giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha chiarito che le questioni puramente patrimoniali, come la determinazione e il pagamento di corrispettivi, sono escluse dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, anche se derivano da una concessione pubblica.

Perché la richiesta di pagamento per gli apparecchi da gioco in esubero non rientra nella giurisdizione amministrativa?
Perché la controversia non riguarda l’esercizio di un potere autoritativo o discrezionale dell’Amministrazione, ma l’adempimento di un’obbligazione pecuniaria predeterminata dalla legge. Si tratta di una questione patrimoniale che si colloca nella fase esecutiva del rapporto di concessione, dove le parti agiscono su un piano paritetico.

L’attività di raccolta del gioco e delle scommesse è considerata un servizio pubblico?
Sì, la sentenza ribadisce, citando precedenti, che l’attività di raccolta del gioco e delle scommesse rientra tra i servizi pubblici, stante l’interesse pubblico alla regolarità e moralità del servizio e alla prevenzione di possibili degenerazioni criminali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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