LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 92/2012 — Sezione Lavoro Civile

Pagina 21 di 25

498 provvedimenti

Altri anni per Legge 92/2012

Licenziamento cambio appalto: quando scatta l’obbligo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, intimato dalla società uscente poco prima di un cambio appalto, non impedisce l'applicazione della clausola di salvaguardia. La Corte ha chiarito che l'effetto estintivo del rapporto di lavoro si produce solo al termine del periodo di lavoro effettivo, non retroattivamente dall'inizio della procedura. Di conseguenza, se i dipendenti sono ancora in servizio al momento del subentro della nuova azienda, conservano il diritto a essere assunti da quest'ultima, rendendo il licenziamento pretestuoso e inefficace a eludere gli obblighi contrattuali.
Continua »
Divisore orario e discriminazione part-time: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società concessionaria autostradale per aver applicato un divisore orario meno favorevole a un lavoratore part-time turnista rispetto ai colleghi a tempo pieno. La sentenza ribadisce il fondamentale principio di non discriminazione part-time, secondo cui la retribuzione oraria deve essere calcolata in modo equo, indipendentemente dall'orario ridotto. La Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso dell'azienda, inclusa l'eccezione di prescrizione, affermando che il termine decorre dalla fine del rapporto di lavoro.
Continua »
Rinuncia preavviso datore: quando è valida la volontà?
Un'azienda ricorre in Cassazione dopo che le è stata negata l'indennità di preavviso da un dipendente dimissionario. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta dell'azienda di restituzione immediata dei beni aziendali costituisce una plausibile accettazione delle dimissioni immediate. Questa azione configura una rinuncia preavviso datore di lavoro, trasformando la risoluzione in consensuale. Inoltre, l'azienda non ha interesse ad agire per contestare la mancata convalida formale delle dimissioni, procedura posta a tutela esclusiva del lavoratore.
Continua »
Proroga contratto acausale: quando è illegittima?
Una lavoratrice ottiene la conversione del suo contratto di somministrazione in un rapporto a tempo indeterminato a causa di proroghe illegittime. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che, in base alla normativa vigente nel 2012, la proroga contratto acausale era assolutamente vietata. La sentenza sottolinea che le modifiche legislative successive che hanno ammesso le proroghe entro i 12 mesi non hanno efficacia retroattiva, consolidando un importante principio sull'applicazione della legge nel tempo.
Continua »
Principio di sintesi: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcune lavoratrici che chiedevano il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su un vizio di forma: il ricorso violava il principio di sintesi, essendo l'esposizione dei fatti lunga oltre 90 pagine e consistente in una mera riproduzione degli atti precedenti. La Corte ha ribadito che la chiarezza e la concisione sono requisiti essenziali per l'ammissibilità del ricorso.
Continua »
Codatorialità: la guida della Cassazione per il lavoro
Una lavoratrice, formalmente impiegata da una società di call center, ha sostenuto che il suo vero datore di lavoro fosse una grande azienda di logistica per cui lavorava esclusivamente. La Corte di Cassazione ha affermato il principio di codatorialità, secondo cui più aziende di un gruppo sono considerate un unico datore di lavoro se condividono la gestione, integrano le attività e utilizzano in modo promiscuo la prestazione del dipendente. Questo rende tutte le società solidalmente responsabili, anche in assenza di uno schema fraudolento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Eccezione di decadenza: come impugnarla in appello
Una lavoratrice, licenziata dopo una cessione di ramo d'azienda, impugnava sia il licenziamento sia la cessione stessa. La società cedente sollevava un'eccezione di decadenza per tardiva impugnazione della cessione. La Corte di Cassazione ha chiarito che, se il giudice di primo grado rigetta implicitamente tale eccezione decidendo nel merito, la parte soccombente su quel punto deve proporre appello incidentale, non potendosi limitare a riproporre la questione in appello. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata.
Continua »
Licenziamento disciplinare: la durata del procedimento
Un licenziamento disciplinare intimato a un dipendente di un istituto di credito è stato giudicato legittimo dalla Corte di Cassazione, nonostante il considerevole tempo trascorso tra la prima contestazione e il provvedimento espulsivo. La Corte ha stabilito che la durata del procedimento era giustificata dalla complessità dei fatti, dalla presenza di due distinte contestazioni disciplinari e dalla necessità di attendere gli esiti di indagini, anche penali. Il principio di tempestività, secondo la Corte, va inteso in senso relativo, bilanciando il diritto di difesa del lavoratore con l'esigenza del datore di lavoro di effettuare accertamenti approfonditi.
Continua »
Licenziamento disciplinare: quando è sproporzionato?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di banca. Il caso riguardava infedeli dichiarazioni su rimborsi chilometrici e la percezione indebita di un'indennità per il domicilio. La Corte ha ritenuto la sanzione espulsiva sproporzionata rispetto alla reale gravità dei fatti, evidenziando come episodi circoscritti e di modesta entità, a fronte di una lunga carriera senza rilievi, non giustifichino la massima sanzione.
Continua »
Contributi previdenziali: obbligo anche post-accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi previdenziali persiste anche dopo una transazione tra datore di lavoro e lavoratore. A seguito di un licenziamento illegittimo, una società era stata condannata a reintegrare un dipendente. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo economico per la cessazione del rapporto. Nonostante ciò, l'ente previdenziale ha richiesto il pagamento dei contributi per il periodo tra il licenziamento e l'ordine di reintegra. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che l'obbligazione contributiva è autonoma e inderogabile rispetto agli accordi privati, poiché la sentenza di reintegra ripristina retroattivamente il rapporto di lavoro ai fini previdenziali.
Continua »
Retribuzione ferie: le indennità vanno incluse?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di un'azienda di trasporti. La controversia riguardava il calcolo della retribuzione ferie di una dipendente. La Corte ha stabilito che anche le indennità accessorie, come quella per l'assenza dalla residenza e per l'utilizzo professionale, devono essere incluse nel calcolo, in quanto rappresentano una componente ordinaria della retribuzione legata alle mansioni svolte. La decisione si allinea a un orientamento giurisprudenziale consolidato, sottolineando l'importanza di garantire al lavoratore una retribuzione durante le ferie paragonabile a quella percepita durante il periodo lavorativo.
Continua »
Accesso abusivo dati bancari: licenziamento legittimo
Una dipendente bancaria è stata licenziata per aver effettuato un accesso abusivo ai dati bancari di clienti, familiari e colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che la violazione della privacy lede il rapporto fiduciario e costituisce giusta causa, anche senza un danno effettivo. La Corte ha inoltre precisato che spetta al datore provare l'accesso, e al lavoratore dimostrarne la liceità.
Continua »
Prescrizione crediti lavoro: quando decorre?
Un lavoratore si è visto negare un credito per compensi risalenti al 2005 poiché ritenuto prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che per la prescrizione crediti lavoro, se il diritto è sorto prima della riforma del 2012 in un contesto di rapporto di lavoro stabile, il termine di cinque anni decorre durante lo svolgimento del rapporto stesso e non dalla sua cessazione. Le nuove normative in materia non hanno efficacia retroattiva.
Continua »
Contestazione disciplinare: il vincolo del giudice
In un caso di licenziamento per presunto furto, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda. Si sottolinea che il giudice di rinvio è strettamente vincolato al principio di diritto (dictum) fissato dalla stessa Cassazione in una precedente pronuncia e non può riesaminare i fatti già accertati. La corretta contestazione disciplinare è cruciale, ma in questo caso la discussione era superata dalla precedente decisione sul merito.
Continua »
Lavoro a progetto: quando è subordinato? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25194/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano il riconoscimento della natura subordinata del loro rapporto di lavoro a progetto. La Corte ha ribadito che il giudizio di Cassazione non può riesaminare nel merito le prove e i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza della motivazione. I ricorsi che mirano a una nuova valutazione delle prove, come l'attendibilità dei testimoni, sono considerati inammissibili.
Continua »
Contratto a progetto: quando è lavoro subordinato
Una società è stata condannata per aver utilizzato contratti a progetto che, secondo i giudici, mascheravano veri e propri rapporti di lavoro subordinato a causa della mancanza di un progetto specifico e definito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che in assenza di un progetto genuino, il contratto si converte automaticamente in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Questa situazione, inoltre, configura l'ipotesi di evasione contributiva e non una semplice omissione, con conseguenze sanzionatorie più gravi per il datore di lavoro.
Continua »
Retribuzione feriale: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione feriale deve essere onnicomprensiva. I contratti collettivi che escludono dal calcolo delle ferie le indennità strettamente connesse alla prestazione lavorativa, come quelle per l'utilizzo professionale o per l'assenza dalla residenza, sono nulli. La Corte ha stabilito che al lavoratore, durante le ferie, spetta una retribuzione parametrata a quella che avrebbe percepito lavorando. È stato inoltre chiarito che la prescrizione dei relativi crediti decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
Continua »
Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie corrisposte in via ordinaria. La Corte ha dichiarato nulle le clausole dei contratti aziendali che limitavano tale calcolo, ribadendo il principio secondo cui il lavoratore in ferie deve percepire una retribuzione equiparabile a quella del periodo lavorativo. L'azienda è stata anche sanzionata per aver intentato un ricorso basato su motivi già ripetutamente respinti dalla giurisprudenza.
Continua »
Retribuzione ferie: inclusione delle indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11781/2025, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere una retribuzione ferie comprensiva dell'indennità di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La Corte ha stabilito che le clausole dei contratti collettivi che escludono tali voci sono nulle perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, che impone una retribuzione onnicomprensiva durante le ferie, equivalente a quella ordinaria.
Continua »
Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore, dopo anni di contratti a termine reiterati, ha agito in giudizio per ottenere un risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di inammissibilità della domanda, chiarendo un punto fondamentale sulla decadenza dei contratti a termine: per contestare l'abuso derivante dalla successione di più contratti, è necessario impugnare l'ultimo rapporto di lavoro entro i brevi termini di decadenza previsti dalla legge. L'omessa impugnazione dell'ultimo contratto preclude la possibilità di far valere l'illegittimità dell'intera sequenza contrattuale.
Continua »