LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Legge 92/2012 — Anno 2022

Pagina 3 di 3

52 provvedimenti

Altri anni per Legge 92/2012

Contratto a progetto senza progetto: scatta la conversione
Il Lavoratore, impiegato come massoterapista, ha chiesto la conversione del rapporto di lavoro in subordinato a tempo indeterminato a causa di un contratto a progetto senza progetto specifico. L'Azienda non ha dimostrato l'esistenza di un progetto scritto. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del Lavoratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la mancanza di un progetto specifico determina la conversione automatica del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dall'inizio. Questa sanzione non viola la Costituzione, poiché tutela il lavoro dipendente da condotte elusive. Vince il Lavoratore, che ottiene la stabilizzazione e il rimborso delle spese legali.
Continua »
Licenziamento collettivo: azienda perde per poca trasparenza
L'Azienda ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava illegittimo il licenziamento collettivo di due dipendenti per incompletezza informativa della comunicazione di avvio della procedura di mobilità. L'Azienda lamentava anche l'errata applicazione del rito ordinario anziché del rito Fornero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la mancata conversione del rito non invalida il processo se non arreca un concreto pregiudizio alla difesa. Inoltre, ha ribadito l'illegittimità del licenziamento collettivo poiché la comunicazione iniziale non specificava i motivi per cui la riduzione del personale era limitata a un solo stabilimento, impedendo un trasparente confronto sindacale. I lavoratori ottengono la reintegrazione e il risarcimento.
Continua »
Rito Fornero e dipendenti pubblici: la Cassazione taglia i tempi
Un dirigente medico impugna il licenziamento per superamento del periodo di comporto. Il Tribunale rigetta la domanda applicando il rito Fornero. Il lavoratore propone appello oltre il termine di trenta giorni, ritenendo inapplicabile tale rito al pubblico impiego e contestando vizi formali nella notifica via PEC della sentenza. La Corte d'Appello dichiara l'appello inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione conferma la decisione: il rito Fornero si applica anche ai dipendenti pubblici e, in ogni caso, per il principio di ultrattività del rito, l'impugnazione deve seguire i termini della procedura concretamente applicata in primo grado. Inoltre, lievi irregolarità formali della PEC non impediscono la decorrenza del termine se la sentenza è stata comunque ricevuta. Il ricorso del lavoratore viene rigettato.
Continua »
Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: errore fatale
Un dipendente ha impugnato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dall'azienda dopo il suo rifiuto a un demansionamento. Il lavoratore ha avviato la causa con il rito Fornero, ma ha commesso un errore procedurale: ha contestato la prima decisione sfavorevole con un reclamo anziché con un ricorso in opposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici hanno inoltre chiarito che, durante l'emergenza COVID-19, la sostituzione dell'udienza in presenza con lo scambio di note scritte non viola il diritto di difesa. Il lavoratore perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Licenziamento collettivo: no a comunicazioni a rate
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo inviando una prima comunicazione priva dei nominativi esatti dei lavoratori da licenziare, seguita da successive rettifiche e liste parziali. Il Lavoratore ha impugnato il provvedimento. La Corte d'Appello ha dichiarato risolto il rapporto di lavoro condannando l'Azienda a pagare un'indennità risarcitoria di venti mensilità, ritenendo la comunicazione iniziale incompleta e illegittimamente frammentata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la comunicazione finale prevista dalla legge deve essere unica, esaustiva e tempestiva, per garantire trasparenza e controllo. Di conseguenza, l'Azienda perde la causa e deve pagare anche le spese legali.
Continua »
Inesistenza della notificazione: ricorso vuoto e causa persa
Un lavoratore impugna il licenziamento ma, nel notificare il ricorso alla banca datrice di lavoro, omette per errore di allegare il file del ricorso stesso, inviando solo il decreto di fissazione dell'udienza. La banca si costituisce in giudizio solo per eccepire il vizio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del lavoratore, confermando l'inesistenza della notificazione. I giudici chiariscono che la totale mancanza dell'atto da consegnare impedisce al destinatario di conoscere la pretesa e non costituisce un semplice vizio formale. Di conseguenza, si configura l'inesistenza della notificazione, vizio insanabile che non viene sanato dalla costituzione della controparte, rendendo tardivo ogni successivo tentativo di notifica oltre i termini perentori.
Continua »
Licenziamento collettivo: la comunicazione a rate costa caro
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda confermando l'illegittimità del licenziamento collettivo intimato a un dipendente. La controversia nasce dall'inosservanza delle regole sulla comunicazione finale dei lavoratori licenziati. L'azienda aveva inviato una prima informativa incompleta, priva dei nominativi dei lavoratori in esubero, seguita da successive rettifiche frammentate ben oltre i termini di legge. I giudici hanno chiarito che la comunicazione finale non può essere parcellizzata in più atti, ma deve essere unica, tempestiva e contenere l'elenco definitivo dei dipendenti licenziati e i criteri di scelta applicati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell'azienda al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a diciotto mensilità in favore del lavoratore.
Continua »
Licenziamento collettivo: la fretta dell’azienda salva i lavoratori
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo, ma ha inviato la comunicazione finale obbligatoria ai sindacati e agli uffici del lavoro in modo incompleto e prima ancora di intimare i primi licenziamenti. Successivamente ha inviato elenchi corretti e frammentati oltre i termini di legge. Due dipendenti esclusi inizialmente e poi licenziati hanno impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento collettivo. I giudici hanno stabilito che la comunicazione deve essere unica, trasparente e inviata tassativamente entro sette giorni dai recessi. L'azienda ha perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese di giudizio e a risarcire i lavoratori.
Continua »
Anticipazione dell’indennità di mobilità: sì all’intero importo
Un lavoratore ha chiesto all'INPS l'anticipazione dell'indennità di mobilità in un'unica soluzione per l'intera durata di trentasei mesi. L'ente previdenziale ha invece concesso solo sei mensilità, sostenendo che la successiva cancellazione del lavoratore dalle liste di mobilità impedisse l'erogazione delle somme per gli anni successivi al 2012. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il diritto all'anticipazione dell'indennità di mobilità matura prima della cancellazione dalle liste, la quale costituisce solo un effetto della scelta di ricevere il pagamento anticipato. Di conseguenza, l'INPS deve erogare l'intero importo spettante e non può limitarlo al solo anno di concessione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello.
Continua »
Rito Fornero: il salto di grado costa caro al lavoratore
Un lavoratore, licenziato per superamento del periodo di comporto, ha impugnato il provvedimento tramite il Rito Fornero. Il Tribunale ha respinto il ricorso nella prima fase sommaria. Il lavoratore ha proposto direttamente reclamo in Corte d'Appello, saltando la necessaria fase di opposizione davanti allo stesso Tribunale. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il Rito Fornero in primo grado ha una struttura bifasica: contro l'ordinanza sommaria l'unico rimedio possibile è l'opposizione dinanzi allo stesso giudice di primo grado, e non il reclamo immediato in appello. Il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Contributi previdenziali INPS: scontro cooperativa-ente rinviato
Una società cooperativa ha proposto ricorso in Cassazione contro l'INPS per contestare un avviso di addebito relativo al pagamento di contributi previdenziali INPS destinati al Fondo di Solidarietà Residuale per gli anni 2016 e 2017. La Corte d'Appello aveva precedentemente confermato il debito della società. La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di numerosi altri ricorsi identici tra le stesse parti presso la Quarta Sezione, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente nel merito. Con ordinanza interlocutoria, la Corte ha disposto la rimessione della causa alla Quarta Sezione per consentire una trattazione congiunta e una soluzione unitaria della controversia.
Continua »
Rito Fornero: l’azienda contumace può difendersi nell’opposizione
Un Lavoratore era stato licenziato per aver superato il periodo di comporto. Il Tribunale, nella prima fase sommaria del Rito Fornero, aveva dichiarato nullo il licenziamento. L'Azienda, rimasta contumace nella prima fase, ha fatto opposizione. La Corte di Appello ha ritenuto che l'Azienda non potesse presentare nuove prove o documenti perché non si era difesa all'inizio. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che il Rito Fornero è un unico giudizio diviso in due parti. Chi non partecipa alla prima fase sommaria mantiene comunque il diritto di difendersi pienamente e presentare nuove prove nella successiva fase di opposizione. La sentenza è stata annullata con rinvio.
Continua »