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Legge 388/2000

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494 provvedimenti

Tremonti Ambiente: niente rimborso se l’energia è venduta
Una società di produzione di energia fotovoltaica ha richiesto il rimborso dell'IRES presentando una dichiarazione integrativa. La società voleva usufruire dell'agevolazione Tremonti Ambiente per gli investimenti nei propri impianti. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, sostenendo che l'agevolazione spetti solo per investimenti volti a ridurre l'impatto ambientale della propria attività principale (autoconsumo) e non per la produzione di energia da vendere al mercato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che l'agevolazione Tremonti Ambiente si applica solo se l'investimento previene o riduce i danni ambientali generati dall'attività stessa dell'impresa investitrice. Di conseguenza, la richiesta di rimborso della società è stata definitivamente respinta.
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Gestione Separata INPS: no sanzioni da evasione per gli avvocati
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010 alla Gestione Separata INPS, pretendendo l'applicazione delle pesanti sanzioni previste per l'evasione contributiva. La Corte d'Appello ha invece applicato le sanzioni più lievi dell'omissione, escludendo l'intento fraudolento del professionista che aveva comunque versato il contributo integrativo alla propria cassa professionale in un clima di forte incertezza giurisprudenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno confermato che l'assenza di dolo esclude l'evasione e che la valutazione dei fatti compiuta nei gradi precedenti non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, l'ente previdenziale perde la causa e non può applicare le sanzioni più gravose.
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Tremonti ambiente: niente sconti se l’energia si vende
Una società energetica ha richiesto il rimborso Ires per gli anni dal 2011 al 2014, invocando l'agevolazione fiscale Tremonti ambiente per un impianto fotovoltaico realizzato nel 2010. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto, sostenendo che l'energia prodotta era destinata alla vendita sul mercato e non all'autoconsumo. Dopo le decisioni favorevoli alla società nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che l'agevolazione Tremonti ambiente spetta solo per gli investimenti volti a ridurre l'impatto ambientale della propria attività produttiva (autoconsumo) e non per le imprese che producono energia pulita per venderla a terzi, onde evitare aiuti di Stato illegittimi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Dichiarazione dei redditi integrativa: errore o scelta vincolante
L'Azienda ha impugnato una cartella di pagamento IRES, lamentando l'impossibilità di presentare una dichiarazione dei redditi integrativa per correggere la mancata indicazione di perdite collegate a investimenti agevolati in un impianto di biogas. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la scelta di non indicare tali perdite per usufruire di un beneficio fiscale non costituisce un semplice errore materiale. Si tratta, invece, di una vera e propria manifestazione di volontà negoziale. Di conseguenza, tale opzione è irretrattabile e non può essere modificata successivamente, a meno che il contribuente non dimostri che l'errore fosse essenziale e chiaramente riconoscibile dall'Amministrazione Finanziaria. L'Azienda perde la causa e viene condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Prescrizione contributi previdenziali: dolo o semplice omissione?
Un ingegnere si è opposto all'avviso di addebito dell'INPS per contributi non versati alla Gestione Separata per l'anno 2008, eccependo la prescrizione del credito. La Corte d'Appello aveva ritenuto sospesa la prescrizione a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando di aver comunque dichiarato il proprio reddito nel quadro RE. La Suprema Corte, rilevando l'importanza nomofilattica della questione relativa alla prescrizione contributi previdenziali e all'applicazione delle sanzioni per evasione o omissione, ha rimesso la causa alla Quarta Sezione per una decisione approfondita.
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Evasione contributiva o omissione? La Cassazione frena l’ente
Una praticante avvocata ha contestato la richiesta dell'Istituto Previdenziale di pagare sanzioni per evasione contributiva, sostenendo si trattasse di una semplice omissione. La Corte d'Appello ha accolto la tesi della professionista, ritenendo che il ritardo nella comunicazione dei redditi non costituisse una volontà di nascondere il dovuto. L'Istituto Previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità, rilevando la grande importanza della questione per l'uniformità delle decisioni future, hanno emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento, la Corte ha rimesso la causa alla Sezione Ordinaria per un esame approfondito sulla distinzione tra omissione ed evasione contributiva.
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Gestione separata INPS: omissione o evasione contributiva?
Una Libera Professionista si oppone all'avviso di addebito dell'INPS per omessi contributi relativi all'anno 2009. La Corte d'Appello riconosce l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS, ma qualifica la violazione come semplice omissione e non evasione, escludendo l'intento doloso. Sia l'INPS sia la professionista propongono ricorso in Cassazione sollevando questioni sulla prescrizione e sull'abitualità dell'attività. La Suprema Corte, rilevando un errore procedurale dovuto all'omesso esame del ricorso dell'INPS nella proposta iniziale del relatore, decide con ordinanza interlocutoria di rinviare la causa a nuovo ruolo per formulare una nuova proposta.
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Rimborso IRPEF negato: la sospensione non cancella la tassa
Il Contribuente ha richiesto il Rimborso IRPEF per l'anno 2002, sostenendo che la sospensione delle nuove aliquote fiscali introdotta dalla legge rendesse l'imposta non dovuta o inapplicabile dall'amministrazione finanziaria. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio rifiuto alla richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente. I giudici hanno chiarito che la sospensione temporanea delle modifiche alle aliquote IRPEF per il 2002 non annulla l'obbligo di pagare la tassa. Al contrario, tale sospensione comporta la proroga e l'applicazione delle aliquote vigenti nell'anno precedente (2001). Di conseguenza, l'operato dell'amministrazione finanziaria, che ha applicato le vecchie aliquote tramite circolare, è pienamente legittimo ed esecutivo della legge. Il Contribuente perde la causa e non ha diritto ad alcun rimborso.
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Iscrizione Gestione separata: redditi minimi contro pretese INPS
Un professionista ha impugnato le richieste di pagamento dell'ente previdenziale relative ai contributi per gli anni dal 2009 al 2011. Il lavoratore sosteneva che il versamento del contributo integrativo alla propria cassa professionale escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e contestava il requisito dell'abitualità dell'attività, avendo percepito redditi molto bassi. La Corte d'Appello aveva ritenuto inammissibile la contestazione sull'abitualità perché tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista, stabilendo che contestare l'abitualità costituisce una mera difesa e non una domanda nuova. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame. La decisione conferma che l'Iscrizione Gestione separata richiede l'effettiva abitualità del lavoro autonomo, la cui prova spetta all'ente previdenziale.
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Cumulo pensione e reddito da lavoro: stop ai divieti delle casse
Un giornalista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dall'ente previdenziale di categoria sulla sua pensione di anzianità, dovute al divieto regolamentare di percepire contemporaneamente trattamenti pensionistici e compensi professionali. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'ente previdenziale, ritenendo legittimo il divieto interno in virtù dell'autonomia organizzativa e di bilancio dell'istituto privatizzato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che in materia di cumulo pensione e reddito da lavoro si applica la stessa disciplina di totale cumulabilità prevista per l'assicurazione generale obbligatoria. Di conseguenza, i regolamenti interni contrari devono essere disapplicati. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’avviso salva l’INPS
Un professionista impugna la richiesta dell'INPS per il pagamento di contributi omessi alla Gestione separata per gli anni 2009 e 2010. La Corte d'appello dichiara prescritti i contributi del 2009, ritenendo che il primo atto interruttivo fosse del 2017. Per il 2010, esclude la più grave sanzione per evasione, applicando quella per omissione. L'INPS ricorre in Cassazione lamentando che i giudici d'appello hanno ignorato un avviso bonario del 2015 che avrebbe interrotto la prescrizione per il 2009. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, confermando che l'omessa valutazione dell'avviso bonario costituisce un vizio di omessa pronuncia. La causa viene rinviata per un nuovo esame sulla prescrizione dei contributi previdenziali del 2009.
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Gestione separata INPS: sanzioni per omissione e non evasione
L'ente previdenziale ha richiesto a un Avvocato il pagamento dei contributi per la Gestione separata INPS per l'anno 2010, oltre alle sanzioni per evasione. La Corte d'appello ha ritenuto legittima l'iscrizione ma ha ridotto le sanzioni, applicando il regime più favorevole dell'omissione anziché dell'evasione, a causa dell'incertezza normativa. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'applicazione delle sanzioni per evasione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. I giudici hanno confermato che l'omessa comunicazione dei dati non equivale automaticamente a dolo di evasione. Inoltre, l'intervento della Corte Costituzionale (sentenza 104/2022) ha confermato l'illegittimità delle sanzioni per il periodo precedente, ma l'assenza di un ricorso incidentale dell'Avvocato impedisce l'annullamento totale delle sanzioni già decise. Vince l'Avvocato, che pagherà solo le sanzioni ridotte per omissione.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: vince la Società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Società riguardante il disconoscimento di un'agevolazione fiscale per un impianto fotovoltaico. Durante il giudizio in Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della legge numero 130 del 2022. Avendo la Società dimostrato il pagamento del cinque per cento del valore della controversia e la doppia decisione conforme nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la Società ottiene la chiusura definitiva della vertenza senza dover pagare le somme originariamente pretese dal fisco, con spese di giudizio compensate.
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Verbale di accertamento ispettivo: ko la ristoratrice
Una ristoratrice ha impugnato le cartelle esattoriali emesse dall'INPS per contributi previdenziali non versati relativi a una dipendente e ai propri figli. L'accertamento si fondava su un verbale di accertamento ispettivo redatto dagli agenti della SIAE, abilitati in forza di una convenzione con l'INPS. La ricorrente sosteneva l'inutilizzabilità del verbale, ipotizzando che gli agenti SIAE non fossero dipendenti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità del verbale di accertamento ispettivo redatto dalla SIAE. La Corte ha chiarito che la convenzione tra gli enti è pienamente legittima e che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito, condannando la titolare al pagamento delle spese processuali.
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Evasione contributiva: commentatori sportivi o presentatori?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda televisiva, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali per due noti ex calciatori impiegati come commentatori sportivi. I giudici hanno qualificato la loro attività come quella di veri e propri conduttori o presentatori televisivi, rientranti tra i lavoratori dello spettacolo, e non come semplici collaboratori autonomi iscritti alla Gestione separata. Di conseguenza, la mancata e corretta denuncia mensile dei rapporti di lavoro ha configurato la più grave fattispecie di evasione contributiva, anziché di semplice omissione. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa comunicazione mensile all'INPS fa presumere l'intento di occultare i compensi, ponendo a carico del datore di lavoro l'onere di provare la propria buona fede. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Iscrizione gestione separata avvocati: contributi sì, sanzioni no
Una Libera Professionista ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali e le relative sanzioni per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva confermato l'obbligo di iscrizione gestione separata avvocati, ma aveva ridotto le sanzioni qualificando la condotta come semplice omissione e non come evasione. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che per gli avvocati non iscritti alla Cassa Forense prima del 2011 non sono dovute sanzioni civili per l'omessa iscrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della professionista, confermando l'obbligo di versare i contributi ma annullando interamente le sanzioni civili richieste dall'ente previdenziale.
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Evasione contributiva o omissione: l’avvocato batte l’INPS
Un avvocato riceveva dall'INPS un avviso di addebito per contributi omessi alla Gestione Separata. La Corte d'Appello riteneva prescritti i contributi di un anno e applicava alle restanti somme le sanzioni più lievi per omissione anziché per evasione contributiva, accertando la buona fede del professionista: i suoi redditi erano infatti facilmente verificabili dal fisco tramite la dichiarazione dei redditi (quadro CM), nonostante la mancata compilazione del quadro specifico (quadro RR). L'INPS ricorreva in Cassazione sostenendo che la mancata comunicazione integrasse automaticamente un'ipotesi di evasione contributiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la valutazione sulla buona fede del contribuente spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. L'INPS perde la causa.
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Iscrizione alla Gestione separata INPS: sanzioni annullate
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi per l'anno 2010 alla Gestione separata, eccependo la prescrizione e sostenendo che il versamento del contributo integrativo alla Cassa Forense la esonerasse dall'obbligo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata INPS è obbligatoria per i professionisti che non versano il contributo soggettivo alla propria cassa. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso, ha stabilito che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine di pagamento (6 luglio 2011) rendendo tempestiva la richiesta dell'ente del 1° luglio 2016. Infine, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, la Cassazione ha esonerato la professionista dal pagamento delle sanzioni civili per il periodo precedente al 2011, confermando l'obbligo di pagare solo la quota capitale dei contributi.
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Trasferimenti erariali compensativi: Stato contro Comuni
Il Comune ha chiesto l'accertamento del corretto calcolo dei trasferimenti erariali compensativi dovuti dallo Stato per il minor gettito ICI, derivante dall'autodeterminazione provvisoria delle rendite catastali dei fabbricati di categoria D. I Ministeri dell'Interno e dell'Economia hanno contestato il metodo di calcolo cumulativo usato dal Comune. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei Ministeri, stabilendo che il superamento delle soglie minime di perdita per accedere ai contributi va valutato escludendo i minori gettiti già compensati e consolidati negli anni precedenti. Tuttavia, ai fini del calcolo annuale, si devono includere le perdite pregresse non ancora compensate perché sotto la soglia di franchigia. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Credito d’imposta investimenti: fisco battuto sull’autonomia
L'Azienda, attiva nel commercio di abbigliamento, ha usufruito del credito d'imposta investimenti per l'apertura di un nuovo negozio di abbigliamento femminile. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione, sostenendo che il punto vendita non fosse un'autonoma struttura produttiva e pretendendo il recupero delle somme. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il bonus, un negozio è autonomo se costituisce un centro di costo e profitto separato e ha personale dedicato. Non rileva il fatto che il negozio condivida la partita IVA con altri punti vendita o sia coordinato centralmente dall'impresa. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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