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Iscrizione Gestione separata: redditi minimi contro pretese INPS

Un professionista ha impugnato le richieste di pagamento dell’ente previdenziale relative ai contributi per gli anni dal 2009 al 2011. Il lavoratore sosteneva che il versamento del contributo integrativo alla propria cassa professionale escludesse l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata e contestava il requisito dell’abitualità dell’attività, avendo percepito redditi molto bassi. La Corte d’Appello aveva ritenuto inammissibile la contestazione sull’abitualità perché tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista, stabilendo che contestare l’abitualità costituisce una mera difesa e non una domanda nuova. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame. La decisione conferma che l’Iscrizione Gestione separata richiede l’effettiva abitualità del lavoro autonomo, la cui prova spetta all’ente previdenziale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 27531 Anno 2023
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso del professionista e l’Iscrizione Gestione separata

Un professionista ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali avanzata dall’ente previdenziale. La controversia riguarda l’Iscrizione Gestione separata per l’attività libero-professionale svolta in anni in cui il lavoratore ha percepito redditi molto ridotti. Il professionista riteneva di non dover pagare alcuna somma in quanto versava già regolarmente il contributo integrativo alla propria cassa di categoria. Inoltre, l’interessato ha evidenziato la totale mancanza del requisito dell’abitualità della propria attività lavorativa nei periodi contestati dall’ente pubblico.

L’ente previdenziale pretendeva il pagamento dei contributi ritenendo che l’attività fosse comunque soggetta a tassazione previdenziale obbligatoria. Nei gradi precedenti del giudizio, i giudici di appello avevano dichiarato del tutto inammissibile la difesa del professionista incentrata sull’assenza di abitualità. Secondo la ricostruzione dei giudici di secondo grado, questa specifica contestazione costituiva una domanda nuova presentata in ritardo nel corso del processo.

Il nodo del contributo integrativo e dell’abitualità

Il professionista ha quindi deciso di proporre ricorso davanti alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni. La Suprema Corte ha dovuto chiarire se la contestazione sull’abitualità dell’attività lavorativa sia una semplice difesa o una domanda del tutto nuova. Questo aspetto è fondamentale perché le domande nuove non possono essere presentate per la prima volta in appello.

L’ente previdenziale sosteneva che il semplice svolgimento della professione, unito all’iscrizione all’albo, facesse scattare automaticamente l’obbligo contributivo. Al contrario, il lavoratore autonomo evidenziava come i suoi redditi fossero estremamente bassi, ben al di sotto della soglia dei cinquemila euro annui. Questa circostanza, secondo la tesi difensiva, dimostrava la natura occasionale e non abituale delle prestazioni svolte.

Le motivazioni: perché l’Iscrizione Gestione separata richiede l’abitualità

I giudici della Cassazione hanno chiarito che l’Iscrizione Gestione separata si fonda sull’esercizio abituale dell’attività professionale. L’ente previdenziale ha sempre l’onere di provare che il professionista svolga l’attività in modo abituale. La percezione di un reddito inferiore alla soglia di cinquemila euro all’anno rappresenta un indizio importante. Questo indizio può escludere l’abitualità del lavoro autonomo nel caso concreto.

La Corte ha stabilito che contestare l’abitualità non costituisce una eccezione in senso stretto (una difesa tecnica soggetta a rigide scadenze processuali). Si tratta invece di una mera difesa (una semplice contestazione dei fatti costitutivi della pretesa). Il giudice ha il dovere di valutare d’ufficio (di propria iniziativa) se sussistono i presupposti reali per l’obbligo contributivo.

Per quanto riguarda il contributo integrativo, la Corte ha confermato che il suo versamento non esclude l’obbligo di iscrizione. Questo contributo ha infatti una natura assistenziale e solidaristica e non crea una vera pensione per il lavoratore. Solo il contributo soggettivo esclude l’obbligo di iscrizione alla gestione dell’INPS.

Le conclusioni: la vittoria del professionista e il rinvio del processo

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista e ha annullato la sentenza d’appello. I giudici hanno stabilito che la Corte d’Appello ha commesso un grave errore nel considerare inammissibile la difesa del lavoratore.

Ora i giudici di secondo grado dovranno riesaminare l’intera vicenda in una diversa composizione. Essi dovranno verificare se l’attività del professionista fosse davvero abituale nei periodi contestati. L’ente previdenziale dovrà dimostrare l’effettiva abitualità del lavoro per poter pretendere il pagamento dei contributi.

Questa decisione rappresenta un importante precedente per tutti i professionisti con redditi bassi che contestano le pretese dell’ente di previdenza pubblico. La sentenza riequilibra il rapporto tra fisco e contribuenti, imponendo verifiche concrete e non basate su semplici automatismi formali.

Il pagamento del contributo integrativo alla cassa professionale esclude l’iscrizione alla Gestione separata?
No, il versamento del solo contributo integrativo ha natura solidaristica e non esclude l’obbligo di iscrizione, che viene meno solo con il versamento del contributo soggettivo.

Chi deve dimostrare che l’attività del professionista è abituale?
L’onere della prova spetta interamente all’ente previdenziale, che deve dimostrare l’abitualità dell’attività per poter pretendere l’iscrizione e i contributi.

Un reddito inferiore a cinquemila euro esclude automaticamente l’obbligo contributivo?
Un reddito sotto i cinquemila euro non esclude in automatico l’abitualità, ma costituisce un forte indizio che il giudice deve valutare insieme ad altri elementi del caso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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