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Legge 228/2012 — Sezione Quinta Civile

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211 provvedimenti

Altri anni per Legge 228/2012

IMU piattaforme petrolifere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società energetica, confermando la legittimità di un avviso di accertamento per l'IMU 2014 relativo a piattaforme petrolifere situate nel mare territoriale. La Corte ha stabilito che tali strutture, pur essendo in mare, rientrano nel territorio dello Stato e beneficiano dei servizi dei comuni costieri, rendendole soggette all'imposta municipale. La successiva introduzione di un'imposta specifica (IMPi) dal 2020 non esclude la tassabilità per gli anni precedenti, ma anzi ne rafforza il principio.
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Estinzione processo tributario: il caso della rinuncia
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte di un contribuente. Quest'ultimo aveva aderito alla definizione agevolata (rottamazione quater), definendo la lite. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali, evidenziando che in caso di estinzione non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Doppio contributo unificato: no in appello tributario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24386/2025, interviene su un caso di iscrizione ipotecaria e chiarisce un importante principio processuale. Sebbene rigetti il ricorso del contribuente su questioni di prescrizione e compensazione delle spese, la Corte afferma che la sanzione del doppio contributo unificato, prevista in caso di impugnazione infondata, non si applica al giudizio d'appello davanti alla Commissione Tributaria Regionale, in quanto misura eccezionale limitata al processo civile.
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Approvazione tariffe tributi: la retroattività è lecita
Un Comune aveva approvato le tariffe per il tributo sui rifiuti (TARES) per l'anno 2013 nel mese di settembre dello stesso anno. Un contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento, sostenendo che l'approvazione fosse tardiva e che le tariffe non potessero essere applicate retroattivamente dall'inizio dell'anno. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che l'approvazione delle tariffe tributi è legittima e le tariffe sono retroattive se deliberate entro il termine fissato da norme statali per l'approvazione del bilancio di previsione, anche se tale termine è stato prorogato.
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Annullamento in autotutela: il ricorso è inammissibile
Una contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento basata su diverse cartelle esattoriali, sostenendo che queste avrebbero dovuto essere cancellate a seguito di una sua istanza di annullamento in autotutela. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione principale è il 'difetto di autosufficienza', poiché la ricorrente non ha specificato nel suo atto quali fossero le concrete cause di inesigibilità del credito che avrebbero dovuto giustificare l'accoglimento dell'istanza di autotutela. Di conseguenza, la Corte non è stata messa in condizione di valutare la fondatezza della pretesa.
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Accertamento sintetico: onere della prova e dati fiscali
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento sintetico, contestando l'importo degli interessi passivi di un mutuo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'Agenzia delle Entrate può legittimamente basarsi sui dati dell'anagrafe tributaria. Se il contribuente contesta tali dati in modo generico e senza fornire prove contrarie, l'accertamento sintetico rimane valido, poiché il giudice può ritenere prevalenti le prove fornite dall'Amministrazione Finanziaria.
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Definizione agevolata: no al 5% con vittoria parziale
Un contribuente, dopo una vittoria solo parziale nei primi gradi di giudizio contro un accertamento fiscale, ha richiesto la definizione agevolata versando il 5% del valore della lite. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che la percentuale ridotta del 5% per la definizione agevolata si applica solo in caso di soccombenza totale e ininterrotta dell'Amministrazione Finanziaria. Una vittoria parziale iniziale esclude l'accesso a tale beneficio, richiedendo un calcolo differente. La Corte ha inoltre rigettato il ricorso originario dell'Agenzia, confermando la decisione di merito a favore del contribuente.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
Una società di scommesse estera, operante in Italia senza concessione, ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la sua piena responsabilità fiscale per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che, per le annualità dal 2011 in poi, l'imposta è dovuta in solido sia dal bookmaker estero che dall'intermediario locale (CTD), in conformità con il diritto dell'Unione Europea e le precedenti sentenze della Corte Costituzionale. Il controricorso dell'Agenzia Fiscale è stato invece dichiarato inammissibile.
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Deducibilità spese di rappresentanza: la Cassazione
Una società petrolifera si è vista negare la deducibilità delle spese di rappresentanza per l'erogazione di buoni carburante e altri omaggi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la semplice contabilizzazione non è sufficiente. È onere del contribuente dimostrare in modo inequivocabile l'inerenza, la finalità promozionale e la tracciabilità di tali spese, soprattutto quando riguardano beni 'fungibili' come i buoni carburante, che possono essere facilmente confusi con quelli destinati alla vendita.
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Spese di rappresentanza: onere della prova e inerenza
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la non deducibilità delle spese di rappresentanza sostenute da un'azienda petrolifera, consistenti in buoni carburante e altri omaggi. La Corte ha ribadito che l'onere di dimostrare l'inerenza e la finalità promozionale di tali costi spetta interamente al contribuente. In assenza di una documentazione adeguata a tracciare i beneficiari e le modalità di distribuzione, le spese sono state considerate indeducibili, poiché non è stato possibile verificarne il collegamento con l'attività d'impresa.
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Annullamento tariffe TARI: si paga la tassa precedente
Una società ha contestato il pagamento della TARI 2018 dopo che le delibere tariffarie comunali sono state annullate da un tribunale amministrativo. La corte regionale aveva applicato le tariffe più favorevoli del 2019. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio chiave sull'**annullamento tariffe TARI**: la nullità di una delibera non esonera il contribuente dal pagamento. Al contrario, si applicano automaticamente le tariffe dell'anno precedente valido (in questo caso, il 2017). Il ricorso del Comune è stato quindi accolto.
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Accertamento induttivo puro: onere della prova sui costi
Una società ha impugnato un avviso di accertamento basato su un metodo induttivo puro, sostenendo che il Fisco non avesse considerato adeguatamente i costi, tassando così il reddito lordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nell'accertamento induttivo basato su una percentuale di ricarico, i costi sono intrinsecamente inclusi nel calcolo. Pertanto, spetta al contribuente l'onere di provare l'esistenza di costi ulteriori e maggiori rispetto a quelli già considerati presuntivamente dall'amministrazione finanziaria.
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Carenza di interesse: appello socio inammissibile
Un ex socio di una società estinta impugna un avviso di accertamento fiscale notificato alla società. Avendo però definito la propria posizione fiscale personale tramite una procedura agevolata, la Corte di Cassazione dichiara il suo ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'annullamento dell'accertamento societario non gli procurerebbe più alcun vantaggio concreto.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Una società in liquidazione, dopo aver presentato un ricorso per cassazione in una controversia fiscale, ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non è dovuto il pagamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato', una sanzione prevista solo per l'esito negativo dell'impugnazione.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso
Una società in liquidazione, coinvolta in un contenzioso tributario per accise su GPL, rinuncia al ricorso in Cassazione dopo essere stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali. La decisione chiarisce che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Una società energetica in liquidazione, dopo un lungo contenzioso con l'Amministrazione Finanziaria per accise su GPL, ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e chiarendo che il doppio contributo unificato non è dovuto in caso di rinuncia.
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Notifica PEC ricorso: inammissibile senza ricevute
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia tributaria a causa della mancata produzione delle prove della notifica PEC del ricorso stesso. Secondo l'ordinanza, l'omesso deposito delle ricevute di accettazione e di avvenuta consegna non rende la notifica semplicemente nulla, ma legalmente inesistente. Tale vizio, essendo insanabile, impedisce l'esame del merito della causa, sottolineando il rigore formale richiesto nel processo telematico.
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Immobili vincolati e reddito d’impresa: la Cassazione
Una società immobiliare contestava la tassazione come reddito d'impresa dei canoni di locazione di un immobile vincolato, invocando l'agevolazione fiscale per il reddito fondiario. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che se l'immobile è un bene d'impresa, i canoni costituiscono ricavi e concorrono a formare il reddito d'impresa, escludendo l'applicazione del regime agevolato.
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Deducibilità perdite su crediti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 303/2025, ha chiarito i requisiti per la deducibilità perdite su crediti. Un contribuente si era visto negare la deduzione di una perdita relativa all'anno 2010, poiché il debitore era stato dichiarato fallito solo nel 2012. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la perdita è deducibile solo nell'anno in cui si acquisisce la certezza della sua irrecuperabilità, sulla base di elementi certi e precisi. L'onere della prova spetta al contribuente, che non può scegliere arbitrariamente il periodo d'imposta in cui operare la deduzione.
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Termine lungo impugnazione e ricorso inammissibile
Un contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine lungo di impugnazione di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza. La Corte ha chiarito che la mancata comunicazione del dispositivo da parte della cancelleria non incide sulla decorrenza di tale termine perentorio, confermando la decisione impugnata e condannando il ricorrente alle spese.
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