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Legge 228/2012 — Sezione Quinta Civile

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211 provvedimenti

Altri anni per Legge 228/2012

Costi da reato: quando non sono deducibili fiscalmente
La Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi sostenuti da una società per servizi di trattamento rifiuti, poiché tali servizi erano parte integrante di un'attività illecita qualificabile come delitto non colposo. La sentenza stabilisce che è sufficiente l'esercizio dell'azione penale per escludere la deducibilità, respingendo la tesi della società che si dichiarava estranea ai fatti, data la stretta connessione economica e gestionale con il consorzio autore del reato. L'analisi si concentra sui costi da reato e la loro irrilevanza ai fini fiscali.
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Agevolazioni fiscali assunzioni: onere della prova
Una società si è vista negare le agevolazioni fiscali per le assunzioni di tre dipendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'onere della prova sui requisiti per beneficiare degli sgravi grava interamente sul datore di lavoro. La Corte ha chiarito che spetta all'azienda dimostrare che i lavoratori non avessero avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel biennio precedente, un punto che la società non è riuscita a provare adeguatamente nei gradi di merito.
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Deducibilità TFM: sì se previsto da atto scritto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia Fiscale, confermando la piena deducibilità dell'accantonamento per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) di un amministratore. La Corte ha stabilito che, per la deducibilità secondo il principio di competenza, è sufficiente che il TFM sia previsto da un atto scritto con data certa, anteriore all'inizio del rapporto, che ne specifichi l'importo o i criteri di calcolo. Non è necessario applicare le regole previste per il TFR dei lavoratori dipendenti, né l'amministrazione può sindacare la congruità dell'importo se tali condizioni sono rispettate.
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Notifica PEC indirizzo non ufficiale: quando è valida
Una contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria sostenendo la nullità della comunicazione, ricevuta tramite una notifica PEC da indirizzo non ufficiale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica è valida se il mittente è chiaramente identificabile e se il destinatario non dimostra un concreto pregiudizio al proprio diritto di difesa. La Corte ha inoltre confermato che l'onere di provare l'estraneità del debito ai bisogni familiari, in caso di fondo patrimoniale, spetta al debitore.
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Notifica PEC ricorso: prova e inammissibilità
Un'azienda pubblica ha presentato ricorso per cassazione contro una sentenza tributaria, notificandolo via PEC. Tuttavia, non ha depositato le ricevute di accettazione e consegna. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la mancata produzione di tali prove non costituisce una mera nullità sanabile, ma determina l'inesistenza giuridica della notifica, un vizio insanabile che impedisce l'esame del merito.
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Sospensione riscossione: quando l’istanza è valida?
Una società impugnava un'intimazione di pagamento, sostenendo che la sua precedente istanza di sospensione della riscossione avrebbe dovuto portare all'annullamento del debito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura si applica solo a vizi imputabili all'ente creditore e non all'agente della riscossione. Inoltre, ha ribadito che un'eventuale nullità della notifica è sanata se l'atto ha raggiunto il suo scopo, come dimostrato dalla capacità del contribuente di difendersi.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente, ex socio di una società, ha impugnato un estratto di ruolo relativo a un debito fiscale del 1998, sostenendo di non aver mai ricevuto la cartella di pagamento originaria. La Corte di Cassazione, applicando la nuova normativa (D.L. 146/2021), ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione chiarisce che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti o la perdita di benefici pubblici. In assenza di tale prova, l'azione legale non può essere intrapresa.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e novità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15907/2025, ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è più ammissibile per contestare una cartella di pagamento non notificata, a meno che il contribuente non dimostri un pregiudizio concreto e specifico. La Corte ha applicato la nuova normativa introdotta dal D.L. 146/2021, dichiarando inammissibile il ricorso del contribuente per difetto di interesse ad agire, segnando un importante cambiamento rispetto al passato.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’interesse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15905/2025, chiarisce i nuovi e stringenti limiti per l'impugnazione dell'estratto di ruolo. Un contribuente, ex socio di una società, aveva contestato un debito IVA appreso solo tramite estratto di ruolo, sostenendo la mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), stabilendo che l'impugnazione è ammissibile solo se il contribuente dimostra un pregiudizio specifico e concreto, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici. In assenza di tale prova, il ricorso originario è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse ad agire.
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Estinzione del giudizio: accordo tra le parti
Una controversia fiscale su un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti (TARSU), giunta fino alla Corte di Cassazione, si è conclusa con l'estinzione del giudizio. Le parti, un operatore balneare e un'amministrazione comunale, hanno raggiunto un accordo e presentato una rinuncia congiunta al ricorso. La Corte ha preso atto della volontà delle parti, ha dichiarato estinto il procedimento e ha compensato integralmente le spese legali, chiarendo che in questi casi non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Omesso esame fatto decisivo: Cassazione annulla
Una società ha impugnato una cartella di pagamento per IVA non versata. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. Il motivo? L'omesso esame di un fatto decisivo. I giudici di merito avevano ignorato la questione della prescrizione sollevata dalla società, concentrandosi erroneamente su un altro aspetto. La sentenza è stata annullata con rinvio, affermando il principio che il giudice deve esaminare tutti i fatti controversi e potenzialmente decisivi per la causa.
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Delega di firma: la Cassazione sulla validità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'associazione sportiva contro un avviso di accertamento. Il caso verteva sulla validità della delega di firma del funzionario firmatario. La Corte ha stabilito che, a fronte di una contestazione del contribuente, l'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di provare la sussistenza della delega, ma una contestazione generica sulla conformità della copia del documento prodotto in giudizio non è sufficiente a invalidarla.
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Omesso esame fatto decisivo: Cassazione annulla sentenza
Una società ha impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria eccependo, tra le altre cose, la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha ignorato questa difesa. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza proprio per l'omesso esame di questo fatto decisivo, rinviando il caso a un nuovo giudice che dovrà obbligatoriamente valutare la questione della prescrizione.
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Spese di lite funzionario: la Cassazione chiarisce
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di liquidazione e aver successivamente pagato l'imposta e rinunciato al ricorso, è stato condannato a pagare le spese legali all'Amministrazione finanziaria. Il contribuente ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non dover pagare le spese poiché l'ente si era difeso con un proprio funzionario e non con un avvocato esterno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo in parte inammissibile per genericità e in parte infondato. La Corte ha confermato il principio secondo cui l'obbligo di rifondere le spese di lite al funzionario della parte pubblica vittoriosa è pienamente legittimo, come previsto dalla normativa sul processo tributario.
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Dichiarazioni di terzi: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20855/2025, ha rigettato il ricorso degli eredi di un professionista contro un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. Il caso verteva sull'utilizzo di dichiarazioni di terzi come prova. La Corte ha confermato che tali dichiarazioni, anche se non confermate, costituiscono validi elementi indiziari. Possono fondare un accertamento fiscale anche da sole, purché gravi, precise e concordanti. È stato inoltre ribadito che non vige nel nostro ordinamento un divieto assoluto di 'doppia presunzione'.
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Notifica ricorso inammissibile: il CAD è essenziale
In una controversia su una presunta residenza fiscale fittizia all'estero, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate inammissibile. La decisione non entra nel merito della questione tributaria, ma si fonda su un vizio procedurale: la mancata produzione in giudizio della ricevuta di ritorno della Comunicazione di Avvenuto Deposito (CAD), documento ritenuto indispensabile per provare il perfezionamento della notifica dell'atto al contribuente temporaneamente assente. La sentenza ribadisce l'importanza del rigore formale nelle procedure di notificazione.
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Improcedibilità ricorso cassazione: ecco le regole
Una contribuente ha visto il suo ricorso contro un'intimazione di pagamento respinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, determinando l'improcedibilità del ricorso in cassazione, a causa del mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato il diniego alla definizione agevolata, poiché il valore della lite superava il limite di legge.
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Contributo unificato: avviso valido anche con errore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avviso di pagamento per il contributo unificato raddoppiato è valido anche se contiene un errore materiale, come l'indicazione di un'autorità giudiziaria errata. Se il contribuente, avendo partecipato al processo, è in grado di comprendere la natura e l'importo della richiesta, l'atto è considerato sufficientemente motivato e legittimo. Il ricorso del contribuente è stato quindi respinto.
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Valore immobile ICI: legittima la stima con dati OMI
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo alla base imponibile di un fabbricato ristrutturato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del metodo di stima sintetica utilizzato dal Comune. La Corte ha chiarito che, per determinare il valore immobile ICI, è corretto utilizzare i dati OMI come parametro di riferimento, purché integrati da altri elementi specifici come i costi di adattamento del terreno e il pregio del sito, senza che sia necessario applicare tutti i criteri previsti dalla legge.
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Attività d’impresa: quando la gestione immobiliare lo è
Un contribuente contestava la qualifica di 'attività d'impresa' attribuita alle sue operazioni immobiliari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che una serie coordinata di operazioni, come l'acquisto, la ristrutturazione e la successiva locazione o vendita di immobili a terzi, integra i requisiti di professionalità e organizzazione tipici dell'attività d'impresa, superando la mera gestione patrimoniale.
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