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Legge 228/2012

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789 provvedimenti

Legittimazione creditore liquidazione: il caso Cass.
La Corte di Cassazione conferma che la legittimazione del creditore a richiedere l'apertura della liquidazione giudiziale sussiste anche in presenza di un credito contestato. Per avviare la procedura, è sufficiente un accertamento sommario da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La sentenza analizza anche la validità di un contratto di factoring non sottoscritto dalla società cessionaria e sanziona per mala fede il ricorso basato su argomentazioni palesemente smentite dalle prove documentali.
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Errore di fatto in Cassazione: limiti della revocazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di fatto ed errore di diritto. L'errata valutazione dei motivi di ricorso non costituisce un errore di fatto revocatorio, ma un errore di giudizio, ribadendo i rigidi confini di questo strumento processuale.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato da un cliente contro una banca. Il caso nasce da un'opposizione a un precetto basato su una cambiale. La Corte d'Appello aveva già respinto il gravame per la presenza di un precedente giudicato. La Cassazione ha confermato la decisione, sanzionando il ricorrente per aver formulato motivi di ricorso generici, meramente ripetitivi delle difese precedenti e non adeguatamente argomentati contro le specifiche motivazioni della sentenza impugnata. Questa pronuncia ribadisce la necessità di specificità e pertinenza nell'articolazione dei motivi per evitare una declaratoria di inammissibilità ricorso Cassazione.
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Mansioni superiori pubblico impiego: no anzianità
Un'assistente amministrativa a tempo indeterminato ha svolto per anni mansioni superiori a quelle di DSGA. Ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata nel ruolo superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo svolgimento di mansioni superiori nel pubblico impiego non equivale a un contratto a tempo determinato e non dà diritto alla progressione economica legata all'anzianità, ma solo a un'indennità differenziale.
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Indennità funzioni superiori: come si calcola?
Un gruppo di assistenti amministrativi scolastici ha richiesto il pagamento per mansioni superiori svolte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il calcolo dell'indennità funzioni superiori deve includere l'intera retribuzione del dipendente, anzianità compresa, secondo la Legge 228/2012. Questo metodo può ridurre o azzerare l'indennità per il personale con maggiore esperienza, un principio ritenuto legittimo. La Corte ha anche ribadito che la prescrizione per tali crediti decorre in costanza di rapporto di lavoro.
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Indennità mansioni superiori: calcolo e prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti scolastici che svolgevano mansioni superiori. È stato confermato che l'indennità mansioni superiori va calcolata sottraendo l'intero trattamento retributivo goduto dal dipendente dallo stipendio iniziale della qualifica superiore. Inoltre, la prescrizione quinquennale per i crediti retributivi decorre in costanza di rapporto di lavoro, data la stabilità del pubblico impiego.
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Indennità funzioni superiori: la guida al calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28922/2025, interviene sul calcolo dell'indennità funzioni superiori per il personale amministrativo della scuola. Mentre conferma la legittimità del metodo di calcolo che considera l'intera retribuzione del dipendente, stabilisce un principio fondamentale: la 'posizione economica' maturata, pur riducendo l'importo dell'indennità differenziale, deve comunque essere corrisposta. La Corte ha accolto il ricorso su questo punto, impedendo che un elemento retributivo autonomo venga di fatto azzerato, e ha cassato con rinvio la sentenza d'appello.
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Mansioni superiori scuola: come si calcola la paga?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni assistenti amministrativi che svolgevano mansioni superiori scuola. La Corte ha confermato che, in base alla legge n. 228/2012, l'indennità per tali mansioni si calcola sottraendo l'intero stipendio dell'assistente (inclusa l'anzianità) dallo stipendio iniziale della qualifica superiore. Di conseguenza, l'indennità diminuisce con l'aumentare dell'anzianità del dipendente, potendo anche azzerarsi, un meccanismo ritenuto legittimo.
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Incarichi superiori scuola: niente scatti anzianità
Un'assistente amministrativa che per anni ha svolto funzioni superiori di Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi (DSGA) ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità maturata nel ruolo superiore ai fini retributivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per gli 'incarichi superiori scuola' la legge prevede un'indennità calcolata come differenza tra lo stipendio iniziale del DSGA e quello complessivo già percepito dall'assistente. Questo meccanismo, che non contempla la progressione di anzianità nel ruolo superiore, è stato ritenuto legittimo e non discriminatorio.
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Azione revocatoria: prova del prezzo e sproporzione
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un atto di trasferimento immobiliare e della relativa garanzia finanziaria. L'operazione, avvenuta a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato e pagata con titoli di credito di dubbia esistenza, è stata considerata lesiva per i creditori. La sentenza chiarisce che la mancata prova del pagamento costituisce un elemento chiave per dimostrare la sproporzione delle prestazioni, giustificando l'applicazione dell'azione revocatoria fallimentare.
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Ricorso inammissibile per nuovi fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un cittadino straniero contro un ordine di trattenimento. La decisione si basa sulla 'novità della censura', poiché il ricorrente ha introdotto in sede di legittimità circostanze di fatto (soccorso in mare) non pienamente rappresentate al giudice di merito, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Onere della prova: chi deve provare l’atto vandalico?
Un'azienda olearia chiede l'indennizzo per un vasto sversamento di olio, definendolo atto vandalico. La Cassazione chiarisce che l'onere della prova spetta all'assicurato, che deve dimostrare non solo il danno, ma anche l'intento doloso di terzi. In assenza di tale prova, il ricorso viene rigettato.
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Onere della prova: come evitare l’inammissibilità
Una società si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare di un credito di quasi 5 milioni di euro per carenza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso inammissibile, ribadendo il rigoroso onere della prova a carico del ricorrente. Quest'ultimo non ha saputo dimostrare la decisività degli elementi probatori asseritamente trascurati, confermando così la decisione del tribunale.
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Privilegio studio associato: quando è riconosciuto?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del privilegio a un credito professionale vantato da uno studio associato. La Corte ha stabilito che il cosiddetto privilegio studio associato spetta solo se il compenso remunera l'effettiva attività lavorativa personale del singolo professionista e non quando viene ripartito tra i soci in base a quote fisse, configurandosi in tal caso come remunerazione del capitale investito.
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Mutuo Solutorio: la Cassazione ne conferma la validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Fallimento che contestava la validità di un mutuo fondiario concesso da una banca a un imprenditore, poi fallito. I fondi erano stati utilizzati per estinguere debiti pregressi dello stesso imprenditore verso l'istituto di credito. La Corte, richiamando una precedente pronuncia delle Sezioni Unite, ha stabilito la piena validità del cosiddetto mutuo solutorio. Si è chiarito che il contratto di mutuo si perfeziona con la messa a disposizione giuridica della somma al mutuatario, anche senza una consegna materiale. L'immediato utilizzo dei fondi per ripianare debiti pregressi costituisce un atto dispositivo del mutuatario, distinto e successivo al perfezionamento del contratto, che non ne inficia la causa. La tutela di eventuali altri creditori non risiede nella nullità del contratto, ma in altri rimedi come l'azione revocatoria.
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Dichiarazione TARI tardiva: niente retroattività
La Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda che chiedeva l'esenzione dalla TARI per il 2014 sulla base di una dichiarazione presentata nel 2015. La Corte ha stabilito che la dichiarazione TARI tardiva non ha efficacia retroattiva e che il contribuente deve comunque provare quali aree producono esclusivamente rifiuti speciali per ottenere una riduzione.
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Esenzione TARI rifiuti speciali: quando vale?
Una società ha richiesto l'esenzione TARI per rifiuti speciali basandosi su una precedente sentenza e su una perizia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che una decisione favorevole su un tributo periodico come la TARI non si estende automaticamente agli anni successivi, poiché la superficie produttiva di rifiuti speciali è un dato variabile. Inoltre, ha ribadito che per ottenere l'esenzione TARI per rifiuti speciali non è sufficiente una prova in giudizio, ma è necessaria una specifica e tempestiva denuncia al Comune, che costituisce un onere per il contribuente.
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Prova esecuzione lavori: la Cassazione decide
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un ente pubblico per il pagamento di lavori di manutenzione. In assenza del certificato formale, ha offerto fatture e testimonianze. I tribunali di merito hanno respinto la richiesta per carenza di prova esecuzione lavori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova grava sull'appaltatore e che non è possibile introdurre nuove questioni in sede di legittimità.
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Associazione in partecipazione: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due associate in un contratto di associazione in partecipazione per una farmacia, le quali chiedevano l'ammissione al passivo del fallimento dell'associante. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a un inammissibile riesame dei fatti e delle prove, compito che esula dalle funzioni del giudice di legittimità, confermando la decisione del Tribunale che aveva escluso un grave inadempimento contrattuale da parte dell'associante.
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Canone depurazione: non è dovuto se il servizio manca
Un consumatore ha citato in giudizio una società di servizi idrici per ottenere il rimborso del canone di depurazione pagato per dieci anni, sostenendo che il servizio non era stato effettivamente fornito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, ribadendo che il canone depurazione costituisce il corrispettivo per una prestazione specifica. Di conseguenza, se il servizio di depurazione è assente o inadeguato, il canone non è dovuto e l'utente ha diritto al rimborso. La Corte ha inoltre stabilito che il termine di prescrizione per tale richiesta è di dieci anni, non cinque.
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