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Legge 228/2012

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789 provvedimenti

Appello tardivo: inammissibile nel rito del lavoro
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile un appello in materia di contributi previdenziali perché tardivo. L'impugnazione è stata depositata oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza di primo grado. La Corte ha chiarito che alle cause soggette al rito del lavoro non si applica la sospensione feriale dei termini. In via subordinata, l'appello è stato ritenuto infondato anche nel merito, confermando la validità delle notifiche effettuate dall'Ente di riscossione tramite un indirizzo PEC istituzionale, sebbene non presente nei pubblici registri.
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Condizione potestativa: no compenso se non si avvera
Un architetto non ha ottenuto il pagamento del suo compenso, subordinato in un accordo alla vendita di un immobile o all'approvazione di un piano di lottizzazione. La Corte d'Appello ha stabilito che si trattava di una "condizione potestativa", il cui mancato avveramento non era imputabile a mala fede della proprietaria. La scelta della cliente di non vendere è stata ritenuta una legittima valutazione di convenienza, pertanto nessuna somma era dovuta. L'appello dell'architetto è stato respinto.
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Riscatto leasing tardivo: è valido?
Una società ha tentato di esercitare l'opzione di riscatto di un'autovettura in leasing dopo la scadenza contrattuale, basandosi su comunicazioni con agenzie terze. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, stabilendo che il riscatto leasing tardivo non è valido se la società concedente ha già manifestato la volontà di avvalersi della decadenza e se non è provato che le agenzie terze avessero il potere di rappresentarla e di rinunciare a tale decadenza. La decisione sottolinea la rigidità dei termini contrattuali e l'onere della prova a carico di chi afferma l'esistenza di un potere di rappresentanza.
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Affitto ramo d’azienda: quando è simulazione?
La Corte d'Appello di Roma ha esaminato un caso di presunta simulazione di un contratto di affitto ramo d'azienda, che l'affittuario sosteneva essere una semplice locazione commerciale per ottenere una riduzione del canone. La Corte ha respinto l'appello, stabilendo che la presenza di elementi come l'avviamento, l'uso di autorizzazioni amministrative e di aree comuni qualifica il contratto come affitto d'azienda, giustificando un canone maggiore. La sentenza chiarisce che l'oggetto del contratto, inteso come complesso di beni organizzati per l'esercizio d'impresa, è il criterio decisivo per distinguere le due figure contrattuali.
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Liquidazione Controllata: anche senza beni attuali?
Un imprenditore agricolo ha impugnato l'apertura della liquidazione controllata a suo carico, sostenendo la nullità della notifica e l'assenza di beni da liquidare. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, confermando la correttezza della notifica e stabilendo un principio chiave: la procedura di liquidazione controllata può essere avviata anche in assenza di un patrimonio attuale, poiché il debitore risponde delle obbligazioni anche con i beni futuri.
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Indennizzo talidomide: nesso causale e prescrizione
Una persona con malformazione congenita ha richiesto l'indennizzo talidomide. La Corte d'Appello ha respinto la tesi della prescrizione, affermando che il termine decorre dalla conoscenza effettiva del nesso causale, non da una presunzione. Tuttavia, ha negato il diritto all'indennizzo perché la consulenza medica ha giudicato "improbabile" il legame tra la patologia e il farmaco, non raggiungendo lo standard probatorio del "più probabile che non".
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Assegno con firma falsa: la responsabilità della banca
Una sentenza della Corte d'Appello di Salerno chiarisce la responsabilità della banca in caso di pagamento di un assegno con firma falsa. La Corte ha stabilito che la banca è responsabile se la falsificazione è riconoscibile a occhio nudo (ictu oculi), riformando parzialmente la decisione di primo grado. È stata ritenuta la responsabilità dell'istituto per gli assegni pagati a terzi, ma esclusa per un assegno il cui beneficiario era lo stesso correntista, in quanto non è stato ravvisato un danno effettivo.
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Prescrizione compenso professionale: la guida completa
Un cliente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento del compenso di un architetto, eccependo la prescrizione del credito e la falsità di alcuni documenti. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, chiarendo che la prescrizione del compenso professionale decorre dal completamento dell'intero incarico e non dalle singole prestazioni. Inoltre, la presunta falsità documentale è stata ritenuta irrilevante poiché il compenso era stato ricalcolato da un perito d'ufficio sulla base della documentazione ufficiale di progetto.
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Notifica PEC non istituzionale: quando è valida
Un contribuente ha contestato un pignoramento, sostenendo la nullità della notifica in quanto proveniente da un indirizzo PEC non ufficiale dell'Agente della Riscossione. Il Tribunale di Trento ha rigettato l'opposizione, stabilendo che la notifica PEC non istituzionale è comunque valida se consente al destinatario di comprendere l'atto e di esercitare il proprio diritto di difesa, raggiungendo così il suo scopo legale. La sentenza ha inoltre confermato la competenza del giudice ordinario per le questioni formali degli atti esecutivi.
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