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Legge 228/2012

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789 provvedimenti

Risoluzione leasing: Cassazione su inammissibilità
Una società utilizzatrice, dopo la risoluzione leasing per inadempimento, chiedeva la restituzione dei canoni versati. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la decisione d'appello. I motivi sono stati respinti per carenze procedurali, come la mancata prova del giudicato esterno e la formulazione generica delle censure contro l'applicazione delle clausole contrattuali in luogo dell'art. 1526 c.c.
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Patrocinio legale: non è un diritto automatico
Un dipendente pubblico, assolto in un processo penale, ha richiesto il rimborso delle spese legali al suo ente. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, confermando la decisione di primo grado. La sentenza chiarisce che il patrocinio legale non è un diritto automatico, ma è subordinato a una procedura specifica che prevede una valutazione ex ante del conflitto di interessi da parte dell'ente e la scelta di un legale di "comune gradimento", e non la ratifica di una scelta unilaterale del dipendente.
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Canone in nero: prova insufficiente, appello respinto
Una società conduttrice si oppone a uno sfratto per morosità sostenendo di aver versato per anni un canone in nero, superiore a quello contrattuale, e di essere quindi a credito. La Corte d'Appello, pur ammettendo in linea di principio la prova testimoniale per accordi illeciti, ha ritenuto le testimonianze fornite inattendibili e contraddittorie rispetto alle prove documentali (estratti conto). Di conseguenza, ha respinto l'appello, confermando la risoluzione del contratto per inadempimento del conduttore.
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Licenziamento giusta causa per gravi irregolarità
La Corte d'Appello ha confermato il licenziamento per giusta causa di una segretaria di un'associazione sportiva. La lavoratrice era accusata di plurime irregolarità, tra cui la mancata registrazione di munizioni, prelievi ingiustificati di contanti e acquisti non autorizzati. I giudici hanno ritenuto le condotte sufficientemente gravi e la contestazione tempestiva, respingendo l'appello della dipendente e confermando la legittimità del provvedimento espulsivo.
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Nesso causale malattia professionale: la prova decisiva
La Corte d'Appello ha negato la rendita ai superstiti per il decesso di un lavoratore affetto da adenocarcinoma polmonare. È stato escluso il nesso causale malattia professionale in quanto l'esposizione all'amianto sul luogo di lavoro è stata ritenuta solo occasionale e non significativa, a fronte di un'altra causa certa come il fumo di sigaretta.
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Privilegio studio associato: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29371/2024, chiarisce le condizioni per il riconoscimento del privilegio studio associato nei fallimenti. Uno studio professionale ha richiesto l'ammissione in via privilegiata per compensi maturati da un proprio associato. La Corte ha rigettato la richiesta, stabilendo che non è sufficiente che la prestazione sia personale, ma è necessario dimostrare che gli accordi interni destinino quel compenso a remunerare specificamente il lavoro svolto dal singolo professionista, e non a confluire in una generica distribuzione di utili. In assenza di tale prova, il credito viene considerato chirografario.
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Regolamento di competenza inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il regolamento di competenza proposto contro un'ordinanza che rigettava la sospensione di una procedura di divisione immobiliare. La Suprema Corte chiarisce che lo strumento corretto per contestare tali provvedimenti del giudice dell'esecuzione è l'opposizione agli atti esecutivi, e non il regolamento di competenza, che riguarda questioni di giurisdizione e non la gestione del processo esecutivo.
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Termine ricorso fallimentare: la PEC fa decorrere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente comunale contro un decreto del tribunale fallimentare. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, chiarendo che il termine ricorso fallimentare di 60 giorni decorre dalla comunicazione integrale del provvedimento a mezzo Posta Elettronica Certificata (PEC), essendo irrilevante la mancanza di un'attestazione di conformità. Il provvedimento impugnato, inoltre, è stato ritenuto non definitivo.
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Ne bis in idem: cumulo di sanzioni e mercato
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di manipolazione del mercato, stabilendo che il cumulo di una sanzione penale e una sanzione amministrativa pecuniaria non viola il principio del ne bis in idem. La Corte ha rigettato il ricorso di un imprenditore e delle sue società, confermando che il sistema del 'doppio binario' sanzionatorio è legittimo se le sanzioni, nel loro complesso, risultano proporzionate, efficaci e dissuasive per tutelare l'integrità dei mercati finanziari. In questo caso, la sanzione penale da sola è stata ritenuta insufficiente a punire la gravità della condotta.
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Rimborso sisma impresa: la prova dei danni è cruciale
Un farmacista cerca di ottenere un rimborso fiscale per il sisma di Santa Lucia del 1990. La Corte di Cassazione nega la richiesta di 'rimborso sisma impresa', stabilendo che un imprenditore deve obbligatoriamente provare il nesso causale diretto tra i danni subiti e l'aiuto richiesto, in conformità con le normative UE sugli aiuti di Stato. La sola richiesta, senza dimostrazione delle perdite effettive, non è sufficiente per ottenere il beneficio.
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Addizionale bonus dirigenti: la Cassazione chiarisce
Un dirigente del settore finanziario ha impugnato il rigetto della sua richiesta di rimborso per l'addizionale bonus dirigenti. Sosteneva che l'imposta fosse dovuta solo se la parte variabile superasse il triplo di quella fissa. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, a seguito delle modifiche legislative del 2011, l'addizionale si applica su tutta la parte variabile che eccede quella fissa, senza la soglia del triplo.
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Accertamenti bancari: onere della prova sul contribuente
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte basato su movimentazioni bancarie non giustificate. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in materia di accertamenti bancari vige una presunzione legale. Spetta quindi al contribuente, e non all'Agenzia delle Entrate, fornire la prova contraria, dimostrando analiticamente che le somme non costituiscono reddito imponibile.
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Motivazione cartella: l’ordinanza va allegata?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la motivazione della cartella di pagamento è valida anche se non allega l'ordinanza giudiziaria su cui si fonda, a condizione che il contribuente fosse parte del relativo giudizio. Essere stati regolarmente notificati, anche senza costituirsi attivamente, qualifica il contribuente come 'parte', rendendo l'atto presupposto conoscibile e non necessaria la sua allegazione materiale.
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Indennità sostitutiva ferie docenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28587/2024, ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Istruzione, confermando il diritto di un docente a tempo determinato a ricevere l'indennità sostitutiva ferie non godute. La Corte ha stabilito che un insegnante non può essere considerato automaticamente in ferie durante i periodi di sospensione delle lezioni. Per negare l'indennità, il datore di lavoro deve dimostrare di aver formalmente invitato il docente a fruire delle ferie, avvisandolo esplicitamente della loro perdita in caso di mancata fruizione.
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Conflitto di interessi: garanzie e ricorso inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro la decisione che aveva invalidato delle garanzie prestate da una società poi fallita a favore di un'altra. La Corte ha confermato la sussistenza di un conflitto di interessi dell'amministratore comune alle due società, poiché le garanzie erano sproporzionate e prive di qualsiasi vantaggio per la società garante. Il ricorso della banca è stato giudicato troppo generico per contestare le specifiche motivazioni di fatto della sentenza impugnata.
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Prededuzione crediti: la Cassazione sui requisiti PMI
Un'impresa di autotrasporti si è vista negare la richiesta di prededuzione crediti verso una grande azienda in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per ottenere tale privilegio è indispensabile provare di essere una Piccola e Media Impresa (PMI). La Corte ha chiarito che questo requisito soggettivo non è stato eliminato dalle norme successive, rimanendo un presupposto fondamentale insieme ai requisiti oggettivi legati alla funzionalità del servizio per l'impresa debitrice.
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Deposito cartaceo nel reclamo: quando è legittimo?
Una società in liquidazione giudiziale ricorre in Cassazione contestando la validità di un reclamo presentato con deposito cartaceo. La Corte Suprema rigetta il ricorso, affermando che il deposito cartaceo è legittimo se autorizzato dal capo dell'ufficio giudiziario. Inoltre, chiarisce che nel rito speciale del reclamo fallimentare, l'inerzia delle parti non porta all'estinzione del procedimento, data la natura indisponibile degli interessi in gioco.
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Termine per impugnare: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una socia contro la liquidazione giudiziale di una S.r.l. Il motivo è il mancato rispetto del termine per impugnare la sentenza d'appello. L'ordinanza chiarisce che il ricorso è stato presentato oltre il termine di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza, senza che si applichi la sospensione feriale dei termini.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della legittimazione del fallito ad agire in giudizio. Un'imprenditrice, dichiarata fallita, aveva citato in giudizio alcuni istituti finanziari. La Corte ha stabilito che l'imprenditrice non aveva la capacità processuale per farlo, poiché il curatore fallimentare non era stato semplicemente inerte, ma aveva attivamente espresso una valutazione negativa sulla convenienza della causa. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Revocatoria fallimentare: il pagamento del terzo
Una società in amministrazione straordinaria ha ottenuto la revocatoria fallimentare di pagamenti effettuati in suo favore da due società controllate, destinati a una società di factoring. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, qualificando la delegazione di pagamento come mezzo anomalo e lesivo della par condicio creditorum. L'ammissione al passivo del credito residuo non preclude l'azione revocatoria per gli acconti già ricevuti.
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