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Legge 228/2012 — Anno 2025

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271 provvedimenti

Altri anni per Legge 228/2012

Impugnazione sentenza incompetenza: appello ordinario
Un lavoratore ottiene in appello il riconoscimento del suo rapporto di lavoro subordinato. L'ex datore di lavoro ricorre in Cassazione sostenendo un errore procedurale: la decisione di primo grado, che aveva declinato la competenza a favore della sezione penale per una misura di prevenzione, andava contestata con un mezzo specifico (regolamento di competenza) e non con l'appello ordinario. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la ripartizione di cause tra sezioni dello stesso tribunale non è una questione di competenza in senso stretto. Pertanto, l'impugnazione della sentenza di incompetenza tramite appello ordinario era corretta.
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Annullamento in autotutela: il ricorso è inammissibile
Una contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento basata su diverse cartelle esattoriali, sostenendo che queste avrebbero dovuto essere cancellate a seguito di una sua istanza di annullamento in autotutela. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione principale è il 'difetto di autosufficienza', poiché la ricorrente non ha specificato nel suo atto quali fossero le concrete cause di inesigibilità del credito che avrebbero dovuto giustificare l'accoglimento dell'istanza di autotutela. Di conseguenza, la Corte non è stata messa in condizione di valutare la fondatezza della pretesa.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: quando non si può?
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso proposto da un debitore contro il decreto che revocava l'apertura della procedura di liquidazione del patrimonio. La decisione del tribunale, basata su un vizio di ammissibilità della domanda (omissione di un debito), è stata ritenuta priva dei caratteri di decisorietà e definitività, necessari per l'accesso in Cassazione, poiché non impedisce al debitore di ripresentare una nuova istanza corretta. L'analisi sottolinea l'importanza dei requisiti procedurali per l'impugnazione.
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Domanda tardiva liquidazione: è inammissibile?
Una società creditrice ha presentato una domanda di partecipazione alla procedura di liquidazione del patrimonio di un debitore oltre il termine fissato dal liquidatore. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta, stabilendo che la disciplina sul sovraindebitamento (L. 3/2012) non consente la presentazione di una domanda tardiva liquidazione, a differenza di quanto previsto in ambito fallimentare. Il termine, pur non essendo definito 'perentorio' dalla legge, ha una funzione preclusiva che comporta la decadenza dal diritto per il creditore ritardatario.
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Termine liquidazione patrimonio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per presentare la domanda di partecipazione nella procedura di liquidazione del patrimonio del sovraindebitato è perentorio. Un creditore aveva presentato la sua domanda oltre la scadenza fissata dal liquidatore, e il Tribunale l'aveva dichiarata inammissibile. La Suprema Corte ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del creditore. La motivazione si basa sulla necessità di garantire celerità e semplicità alla procedura, come voluto dal legislatore. Il mancato rispetto del termine per la liquidazione del patrimonio preclude la partecipazione, a meno che il creditore non dimostri che il ritardo sia dovuto a una causa non imputabile, chiedendo la remissione in termini.
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Trattamento retributivo insegnanti: la Cassazione decide
Un gruppo di insegnanti tecnico-pratici con funzioni di sostegno ha richiesto lo stesso inquadramento economico dei colleghi laureati, sostenendo la parità di mansioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il trattamento retributivo degli insegnanti è legittimamente differenziato sulla base del titolo di studio e dell'inquadramento di ruolo originario, come previsto dalla contrattazione collettiva, e non esclusivamente sulle mansioni di sostegno svolte.
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Accertamento sintetico: onere della prova e dati fiscali
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento sintetico, contestando l'importo degli interessi passivi di un mutuo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'Agenzia delle Entrate può legittimamente basarsi sui dati dell'anagrafe tributaria. Se il contribuente contesta tali dati in modo generico e senza fornire prove contrarie, l'accertamento sintetico rimane valido, poiché il giudice può ritenere prevalenti le prove fornite dall'Amministrazione Finanziaria.
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Definizione agevolata: no al 5% con vittoria parziale
Un contribuente, dopo una vittoria solo parziale nei primi gradi di giudizio contro un accertamento fiscale, ha richiesto la definizione agevolata versando il 5% del valore della lite. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che la percentuale ridotta del 5% per la definizione agevolata si applica solo in caso di soccombenza totale e ininterrotta dell'Amministrazione Finanziaria. Una vittoria parziale iniziale esclude l'accesso a tale beneficio, richiedendo un calcolo differente. La Corte ha inoltre rigettato il ricorso originario dell'Agenzia, confermando la decisione di merito a favore del contribuente.
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Responsabilità comune capofila: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12141/2025, ha rigettato il ricorso di un Comune, confermando la sua responsabilità diretta per le obbligazioni derivanti da un rapporto di lavoro instaurato nell'ambito dei servizi sociali associati (Ambito territoriale). Una lavoratrice aveva ottenuto in appello il riconoscimento dell'illegittimità della reiterazione di contratti a termine e il conseguente risarcimento del danno. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di una distinta personalità giuridica dell'Ambito territoriale, la responsabilità comune capofila è diretta e non meramente rappresentativa. È stato inoltre confermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" per l'abusiva successione di contratti a termine.
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Compenso professionale: quando è dovuto senza fondi
Una società committente nega il saldo del compenso professionale a uno studio di architettura dopo la perdita di un finanziamento pubblico, causata da un'informativa antimafia poi annullata. La Corte di Cassazione conferma la condanna al pagamento, stabilendo che il diritto al compenso sorge quando il progetto è idoneo a ottenere i fondi, a prescindere da eventi successivi imputabili al cliente. La perdita del finanziamento, non dipendendo da vizi progettuali, non esonera il committente dal suo obbligo contrattuale.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
Una società di scommesse estera, operante in Italia senza concessione, ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la sua piena responsabilità fiscale per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che, per le annualità dal 2011 in poi, l'imposta è dovuta in solido sia dal bookmaker estero che dall'intermediario locale (CTD), in conformità con il diritto dell'Unione Europea e le precedenti sentenze della Corte Costituzionale. Il controricorso dell'Agenzia Fiscale è stato invece dichiarato inammissibile.
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Deducibilità spese di rappresentanza: la Cassazione
Una società petrolifera si è vista negare la deducibilità delle spese di rappresentanza per l'erogazione di buoni carburante e altri omaggi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la semplice contabilizzazione non è sufficiente. È onere del contribuente dimostrare in modo inequivocabile l'inerenza, la finalità promozionale e la tracciabilità di tali spese, soprattutto quando riguardano beni 'fungibili' come i buoni carburante, che possono essere facilmente confusi con quelli destinati alla vendita.
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Spese di rappresentanza: onere della prova e inerenza
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la non deducibilità delle spese di rappresentanza sostenute da un'azienda petrolifera, consistenti in buoni carburante e altri omaggi. La Corte ha ribadito che l'onere di dimostrare l'inerenza e la finalità promozionale di tali costi spetta interamente al contribuente. In assenza di una documentazione adeguata a tracciare i beneficiari e le modalità di distribuzione, le spese sono state considerate indeducibili, poiché non è stato possibile verificarne il collegamento con l'attività d'impresa.
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Ammissione al passivo del garante: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema dell'ammissione al passivo del garante. Il caso riguarda una società garante che, dopo aver pagato il debito di un'azienda poi fallita, ha chiesto di essere ammessa al passivo. La richiesta era stata respinta perché il creditore originario (una banca) era già stato ammesso per l'intero credito. La Corte Suprema ha confermato la decisione, chiarendo che per evitare la duplicazione del debito, il garante non deve presentare una nuova domanda, ma deve seguire la procedura di surrogazione prevista dall'art. 115 l.fall., comunicando il subentro al curatore per la rettifica dello stato passivo.
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Ape Sociale e cumulo: calcolo con sistema retributivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo dell'Ape Sociale in caso di contributi versati in più gestioni, si applicano le stesse regole previste per la pensione. Se il cumulo dei contributi dà diritto al calcolo della pensione con il sistema retributivo, anche l'indennità Ape Sociale deve essere calcolata con lo stesso, più favorevole, sistema. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale che sosteneva l'applicazione di un calcolo pro-quota basato su una fonte normativa secondaria, ribadendo la prevalenza della legge primaria.
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Annullamento tariffe TARI: si paga la tassa precedente
Una società ha contestato il pagamento della TARI 2018 dopo che le delibere tariffarie comunali sono state annullate da un tribunale amministrativo. La corte regionale aveva applicato le tariffe più favorevoli del 2019. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio chiave sull'**annullamento tariffe TARI**: la nullità di una delibera non esonera il contribuente dal pagamento. Al contrario, si applicano automaticamente le tariffe dell'anno precedente valido (in questo caso, il 2017). Il ricorso del Comune è stato quindi accolto.
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Inammissibilità ricorso previdenziale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso previdenziale presentato da due soggetti contro un ente previdenziale. Il caso riguardava la loro cancellazione da una gestione e l'iscrizione a un'altra. La Corte ha rigettato tutti i nove motivi di ricorso, confermando i vasti poteri istruttori del giudice del lavoro e l'inammissibilità di censure basate su principi di diritto già consolidati o su vizi procedurali non specificamente documentati.
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Accertamento induttivo puro: onere della prova sui costi
Una società ha impugnato un avviso di accertamento basato su un metodo induttivo puro, sostenendo che il Fisco non avesse considerato adeguatamente i costi, tassando così il reddito lordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nell'accertamento induttivo basato su una percentuale di ricarico, i costi sono intrinsecamente inclusi nel calcolo. Pertanto, spetta al contribuente l'onere di provare l'esistenza di costi ulteriori e maggiori rispetto a quelli già considerati presuntivamente dall'amministrazione finanziaria.
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Carenza di interesse: appello socio inammissibile
Un ex socio di una società estinta impugna un avviso di accertamento fiscale notificato alla società. Avendo però definito la propria posizione fiscale personale tramite una procedura agevolata, la Corte di Cassazione dichiara il suo ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'annullamento dell'accertamento societario non gli procurerebbe più alcun vantaggio concreto.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Una società in liquidazione, dopo aver presentato un ricorso per cassazione in una controversia fiscale, ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non è dovuto il pagamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato', una sanzione prevista solo per l'esito negativo dell'impugnazione.
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