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Legge 228/2012 — Anno 2025

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271 provvedimenti

Altri anni per Legge 228/2012

Contratto e bancarotta: quando è nullo l’accordo?
Una società in amministrazione straordinaria ha contestato la validità di contratti di locazione, sostenendo che facessero parte di un'operazione di bancarotta fraudolenta. La Corte di Cassazione, pur ribadendo che gli atti costitutivi del reato di bancarotta per distrazione sono civilmente nulli, ha rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che l'accertamento del collegamento fattuale tra il singolo contratto e l'operazione distrattiva è una valutazione di merito, non sindacabile in sede di legittimità, confermando la decisione del tribunale che aveva escluso tale collegamento nel caso specifico.
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Notificazione atti tributari: quando è valida?
Un contribuente ha impugnato un atto di intimazione di pagamento, contestando la validità della notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la procedura di notificazione per temporanea irreperibilità, eseguita ai sensi dell'art. 140 c.p.c. con deposito presso la casa comunale, è pienamente valida. La sentenza sottolinea l'inammissibilità di motivi di ricorso che contestano accertamenti di fatto del giudice di merito o introducono questioni nuove in sede di legittimità. La corretta esecuzione della notificazione atti tributari è stata quindi confermata, con condanna del ricorrente per abuso del processo.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo relativo a una multa, sostenendo che il debito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è possibile solo se rappresenta il primo atto con cui il contribuente viene a conoscenza della pretesa o in presenza di un'azione esecutiva imminente. La semplice consultazione del documento non basta a creare l'interesse ad agire necessario per avviare una causa.
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Ricorso per cassazione inammissibile: la decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso per cassazione inammissibile avverso un decreto che revocava l'apertura di una procedura di liquidazione per sovraindebitamento. La decisione si fonda sul principio che tale provvedimento, non avendo carattere di decisorietà e definitività, non incide in modo irrevocabile sui diritti soggettivi e quindi non è appellabile davanti alla Suprema Corte.
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Errore revocatorio: quando è inammissibile in Cassazione
Un contribuente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore revocatorio sulla sua qualità di socio di una società estinta. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errore revocatorio deve derivare da una svista nella lettura degli atti interni al giudizio di Cassazione, non da quanto accertato nella sentenza di merito impugnata. L'errore, se esistente, era contenuto nella decisione di secondo grado e non poteva essere corretto tramite revocazione in Cassazione.
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Ricorso incidentale tardivo: inefficace se inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce il rapporto tra ricorso principale e ricorso incidentale tardivo. Con l'ordinanza n. 14357/2025, ha stabilito che se il ricorso principale è dichiarato inammissibile, quello incidentale tardivo, anche se astrattamente ammissibile, diventa inefficace. Il caso riguardava l'impugnazione di una sentenza che aveva revocato una dichiarazione di fallimento. L'inammissibilità del ricorso principale ha travolto quello incidentale, che si fondava su di esso.
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Responsabilità amministratore srl: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex amministratore di una società a responsabilità limitata, condannato a risarcire i danni causati alla società poi fallita. La Corte ha confermato che la responsabilità dell'amministratore srl sorge per la violazione dei doveri generali di lealtà e diligenza, come nel caso di pagamenti ingiustificati a società terze, a prescindere dalla prova dello stato di insolvenza al momento dei fatti. È stato inoltre ribadito che spetta all'amministratore dimostrare di aver agito con la dovuta diligenza, e non al curatore fallimentare provare il contrario.
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Errore materiale: quando la richiesta è inammissibile
La socia di una società ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un presunto errore materiale in una precedente ordinanza, lamentando la mancata enunciazione di un principio di diritto. La Corte ha dichiarato la richiesta inammissibile, specificando che la procedura per errore materiale serve a correggere sviste formali e non a contestare il contenuto sostanziale della decisione. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento di una somma a titolo di sanzione.
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Estinzione giudizio Cassazione: no doppio contributo
Un liquidatore ricorre in Cassazione in una causa di responsabilità. Le parti raggiungono un accordo e il ricorrente rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio e stabilisce che, in caso di rinuncia accettata, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Azione revocatoria e prova del credito: la guida
Il curatore di un fallimento ha intentato un'azione revocatoria per annullare la vendita di immobili, il cui ricavato era stato usato per estinguere un debito bancario. La richiesta si basava sul presunto pregiudizio ad altri creditori, in particolare l'Erario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: nell'azione revocatoria contro un terzo acquirente, l'ammissione di un credito allo stato passivo del fallimento non è una prova assoluta. Il terzo può contestare e dimostrare l'inesistenza di quel credito. Avendo la Corte d'Appello accertato che i crediti tributari erano stati annullati da una sentenza, è venuto meno l'"eventus damni", presupposto essenziale dell'azione.
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Azione revocatoria: vendita tra coniugi e pregiudizio
Una donna, poi dichiarata fallita, vende l'unica sua proprietà immobiliare al marito a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato. Il Fallimento agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che l'azione revocatoria è ammissibile anche se l'immobile è gravato da ipoteca. Il pregiudizio per i creditori (eventus damni) si valuta in prospettiva, poiché la vendita rende più incerta la soddisfazione dei crediti.
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Azione revocatoria: vendita e debiti del venditore
Una coppia acquista un immobile da un venditore che successivamente fallisce. La curatela fallimentare agisce con successo tramite un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. Gli acquirenti ricorrono in Cassazione, sostenendo che la vendita era esente poiché il prezzo era destinato a saldare debiti del venditore. La Suprema Corte rigetta il ricorso, statuendo che l'esenzione dall'azione revocatoria è un'eccezione che deve essere sollevata tempestivamente in giudizio, cosa che gli acquirenti non hanno fatto, rendendo la loro difesa inammissibile.
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Indennità mansioni superiori: non assorbe la posizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità per mansioni superiori spettante al personale amministrativo scolastico non può assorbire la 'posizione economica' già percepita. Sebbene la posizione economica sia inclusa nel calcolo per determinare l'importo dell'indennità differenziale, quest'ultima deve essere corrisposta in aggiunta alla retribuzione complessiva del dipendente, che comprende anche la posizione economica stessa. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva negato tale cumulo.
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Operazioni Baciate: la nullità si estende al cessionario
Un cliente ha ottenuto un finanziamento da una banca per acquistare azioni della stessa, pratica nota come "operazioni baciate". A seguito della crisi dell'istituto, i suoi crediti sono stati ceduti a una banca successore. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nullità del finanziamento, derivante dal divieto di assistenza finanziaria, si estende e può essere opposta alla banca cessionaria. Quest'ultima non può esigere il pagamento di un credito nullo, poiché la nullità inficia l'esistenza stessa del diritto acquisito. L'azione contro la banca originaria, posta in liquidazione, è invece inammissibile in sede ordinaria, dovendo essere proposta nella procedura concorsuale.
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Ammissione al passivo: interpretazione della domanda
Una società in amministrazione straordinaria si oppone allo stato passivo del fallimento di un'altra società, da cui aveva acquistato un ramo d'azienda, rivendicando la titolarità di alcuni conti correnti. Il tribunale interpreta la domanda di restituzione come una richiesta di ammissione al passivo per il credito corrispondente al saldo di un conto, accogliendola solo in parte. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso della società, poiché non ha contestato correttamente, secondo le rigide regole processuali, l'interpretazione della domanda fornita dal giudice di merito, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Cessione crediti: Gazzetta Ufficiale non basta
Una società cessionaria di crediti in blocco ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sola pubblicazione dell'avviso di cessione sulla Gazzetta Ufficiale non è una prova sufficiente per dimostrare la titolarità di uno specifico credito quando questa viene contestata dalla curatela. È necessario fornire la prova documentale, come il contratto di cessione, che attesti l'inclusione del singolo credito nell'operazione. La Corte ha inoltre parzialmente accolto un ricorso incidentale del fallimento riguardante la liquidazione delle spese legali.
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Liquidazione giudiziale: prova del credito e oneri
Una creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società che aveva acquisito un ramo d'azienda dalla sua originaria debitrice. La Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso della società, ha confermato che per avviare la procedura non è necessario un credito definitivamente accertato e che l'onere di provare la non assoggettabilità alla liquidazione grava interamente sul debitore, il quale non può limitarsi a produrre bilanci non approvati o non depositati.
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Cessione in blocco: prova e legittimazione del creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si pronuncia sulla prova richiesta al creditore in caso di cessione in blocco per dimostrare la propria legittimazione ad agire. Viene chiarito che, sebbene la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non sia sufficiente a provare l'esistenza del contratto di cessione qualora contestata, il trasferimento del credito può essere dimostrato tramite un complesso di elementi indiziari, come dichiarazioni della banca cedente e notifiche al debitore. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del debitore, confermando che la valutazione delle prove è di competenza del giudice di merito.
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Ricorso per cassazione: requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione di una società e dei suoi soci avverso un accertamento fiscale. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, sulla loro confusa mescolanza e sulla violazione del principio di autosufficienza, che impone una redazione chiara e completa dell'atto di impugnazione, senza costringere la Corte a ricercare atti esterni per comprendere le censure.
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Onere della prova costi: la Cassazione decide
Un contribuente si è visto negare la deducibilità di provvigioni e omaggi per carenza di prove. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'onere della prova costi spetta al contribuente e che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. La documentazione prodotta è stata ritenuta insufficiente a dimostrare in modo certo e preciso la sostenibilità dei costi.
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