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Legge 18/2020

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262 provvedimenti

Sospensione termini custodia cautelare: automatica anche senza stasi?
Un Lavoratore ha impugnato un'ordinanza che aveva confermato la validità della **sospensione termini custodia cautelare** durante l'emergenza COVID-19. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione dei termini massimi delle misure cautelari era automatica per tutti i procedimenti penali, incluse le indagini preliminari, se non era stata presentata una richiesta esplicita di procedere da parte della difesa. Questa decisione mirava a evitare che indagati e difese potessero trarre vantaggio dall'inerzia processuale imposta dalla normativa emergenziale. Il ricorso del Lavoratore è stato respinto.
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Sospensione prescrizione cartelle: guida pratica
La Corte d'Appello ha confermato la validità della sospensione prescrizione cartelle durante il periodo COVID-19. La decisione chiarisce che la proroga di 542 giorni si applica a tutti i debiti pendenti all'8 marzo 2020, indipendentemente dalla scadenza originaria del versamento, grazie al richiamo normativo alla disciplina generale sulla sospensione dei termini di riscossione.
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Rapina aggravata: la Cassazione ricalcola la pena dopo il rito abbreviato
Due individui sono stati condannati per rapina aggravata in concorso ai danni di un istituto bancario. La Corte d'Appello aveva confermato le condanne. I condannati hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la qualificazione del fatto come rapina aggravata sia il calcolo della pena, in particolare la riduzione per il giudizio abbreviato e l'aumento per la continuazione del reato. La Cassazione ha confermato la qualificazione del fatto come rapina aggravata, ribadendo che violenza sulle cose e atteggiamenti minatori integrano il reato. Tuttavia, ha accolto i ricorsi sul trattamento sanzionatorio, annullando senza rinvio la sentenza e rideterminando direttamente le pene per entrambi i soggetti, a causa di una motivazione insufficiente sulla riduzione per il rito abbreviato.
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Prescrizione del reato: stop alla condanna dopo il blocco Covid
Un cittadino subiva una condanna penale per la violazione della legge sulle armi. I giudici di merito avevano negato l'estinzione della contestazione considerando operative le sospensioni dei termini introdotte durante la pandemia. L'interessato ha impugnato la decisione dinanzi alla Suprema Corte evidenziando il superamento dei limiti temporali massimi del procedimento. I giudici di legittimità hanno accolto l'eccezione difensiva. La pronuncia della Corte Costituzionale ha eliminato con valore retroattivo il blocco dei termini processuali adottato dai capi degli uffici giudiziari nel periodo pandemico. Lo scomputo di tale intervallo di tempo ha determinato l'integrale maturazione della prescrizione del reato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, cancellando ogni conseguenza penale a carico dell'imputato.
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Prescrizione del Reato: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Imputato che contestava la mancata dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione da parte della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato. Ha chiarito che il tempo necessario per la prescrizione del reato non era ancora scaduto, considerando anche i periodi di sospensione dovuti a rinvii d'udienza per emergenza sanitaria. L'inammissibilità del ricorso ha impedito alla Cassazione di pronunciarsi sulla prescrizione. L'Imputato ha perso la causa e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Ricorso Tardivo o Sospeso? La Cassazione Chiarisce i Termini Processuali
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato il cui ricorso era stato dichiarato inammissibile dal Tribunale di Larino per presunta tardività. L'imputato contestava il calcolo del termine per l'impugnazione penale, sostenendo che non si era tenuto conto della sospensione termini processuali Covid. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'impugnazione era stata presentata tempestivamente. Ha annullato la sentenza impugnata e rinviato il caso al Tribunale di Larino per un nuovo esame, evidenziando l'errata applicazione delle norme sui termini e sulla loro sospensione.
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Sospensione termini custodia cautelare Covid: automatica o su richiesta?
Un indagato ha chiesto il rilascio dalla custodia in carcere, sostenendo che i termini massimi di durata delle misure cautelari nelle indagini preliminari fossero scaduti. Il Tribunale ha respinto la richiesta, applicando la sospensione termini custodia cautelare prevista dalle norme emergenziali Covid-19. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la sospensione dei termini di custodia cautelare era automatica per le indagini preliminari, a meno che l'indagato o il suo difensore non avessero espressamente chiesto di procedere. Non era necessario un provvedimento formale o una stasi concreta del procedimento.
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Prescrizione del reato di truffa: stop alla pena ma risarcimento
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per truffa ai danni di diverse persone. Il giudice d'appello aveva dichiarato estinto per decorso del tempo uno degli episodi, ma aveva erroneamente mantenuto l'aumento di pena per la continuazione e calcolato in modo errato la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, accertando che l'intero termine massimo di legge era ormai trascorso anche per l'ulteriore episodio contestato. I giudici hanno quindi dichiarato la prescrizione del reato di truffa e annullato la condanna penale senza rinvio. La Corte ha tuttavia confermato l'obbligo di risarcimento del danno a favore delle vittime costituite parti civili, lasciando intatta la loro tutela economica.
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Prescrizione cartelle esattoriali Covid: vince il Fisco
Il caso riguarda un'intimazione di pagamento notificata a un contribuente per diverse cartelle ed avvisi di accertamento. Il contribuente ha contestato la mancata notifica di alcuni atti e la maturata prescrizione di crediti fiscali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione cartelle esattoriali Covid beneficia delle proroghe emergenziali previste dalla legge. In particolare, per i crediti non ancora prescritti prima della pandemia, il termine di prescrizione viene esteso aggiungendo 542 giorni di sospensione o prorogato fino al 31 dicembre del secondo anno successivo. La Corte ha inoltre chiarito che la notifica diretta a mezzo posta non richiede l'invio della raccomandata informativa e che non si possono sollevare in appello difetti di notifica mai contestati nel ricorso introduttivo. L'Agenzia delle Entrate ha quindi ottenuto l'annullamento della decisione favorevole al contribuente.
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Termine per il ricorso in Cassazione: chi ritarda paga le spese
Un agente commerciale ha promosso causa contro la società preponente per ottenere provvigioni arretrate e indennità di fine rapporto. Dopo il giudizio d'appello, l'agente ha impugnato la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la notifica dell'impugnazione è avvenuta ben oltre il termine per il ricorso in Cassazione di sessanta giorni dalla notifica della sentenza di secondo grado via PEC. Anche calcolando la sospensione straordinaria dei termini processuali prevista durante l'emergenza pandemica, la scadenza massima era fissata al 9 giugno 2020, mentre il ricorso è stato notificato solo a ottobre 2020. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, condannando l'agente al pagamento delle spese legali e al raddoppio del contributo unificato in favore della preponente.
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Sospensione della prescrizione: salvi i crediti degli enti
Un debitore ha contestato la richiesta di pagamento di contributi previdenziali e assistenziali notificata tramite intimazione. I giudici territoriali hanno accolto la tesi del cittadino, dichiarando estinto il debito per decorso dei cinque anni e applicando una sospensione ridotta dei termini. Gli enti creditori e l'agente della riscossione hanno impugnato la pronuncia davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno ribaltato la decisione, stabilendo che all'intimazione di pagamento si applica la sospensione della prescrizione per l'intero periodo di emergenza pari a 542 giorni, ai sensi della disciplina speciale sulla riscossione. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso degli enti creditori, annullando la sentenza impugnata.
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Regolarità contributiva: la sanatoria tardiva nega i fondi
Due società agricole hanno presentato domanda per ottenere un finanziamento pubblico europeo. L'Ente Regionale ha respinto la richiesta per assenza della necessaria regolarità contributiva. Le società sostenevano che la regolarizzazione tardiva del debito previdenziale fosse valida per via della sospensione dei termini disposta dalla normativa emergenziale della pandemia. Il Consiglio di Stato ha smentito questa tesi, precisando che la sospensione eccezionale non permetteva di riaprire scadenze già trascorse. Le aziende hanno quindi proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione lamentando uno sconfinamento di potere da parte dei giudici amministrativi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: l'interpretazione delle leggi costituisce la funzione tipica del giudice e non invade i poteri dello Stato. Le imprese soccombenti devono rifondere le spese legali e versare sanzioni per lite temeraria.
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Prescrizione contributi previdenziali: vale la proroga Covid
Una cittadina ha impugnato un'intimazione di pagamento notificata nel 2021 per debiti contributivi risalenti al 1992, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi previdenziali dopo un precedente atto del 2015. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione, calcolando una sospensione Covid di soli 311 giorni. L'Ente previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione contestando il calcolo del blocco dei termini. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che la normativa emergenziale estende l'art. 12 del d.lgs. 159/2015 anche alle intimazioni di pagamento, determinando una proroga di 542 giorni per i crediti non in scadenza immediata. I giudici di legittimità hanno cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per un nuovo e corretto conteggio dei termini.
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Termine lungo di impugnazione: ricorso bancario respinto
Un debitore e la sua garante fideiussoria hanno citato un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme versate su due conti correnti gravati da clausole nulle. La banca ha reagito chiedendo il pagamento del saldo negativo, ottenendo in appello la condanna in solido dei clienti. I debitori hanno successivamente impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno rilevato la violazione del termine lungo di impugnazione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il calcolo temporale, anche includendo la pausa feriale e le sospensioni straordinarie per il periodo pandemico, ha evidenziato il ritardo nella notifica via PEC. La banca ha ottenuto la vittoria definitiva, mentre i debitori hanno subito la condanna alle spese legali e al raddoppio del contributo unificato.
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Violazione del contraddittorio: no alla revoca del fallimento
Due società creditrici hanno contestato la decisione con cui la corte d'appello ha revocato il fallimento di una società debitrice in liquidazione. I giudici di secondo grado avevano escluso lo stato di insolvenza basandosi su nuovi documenti economici depositati a sorpresa durante la trattazione scritta di un'udienza. Le creditrici hanno denunciato la violazione del contraddittorio perché non hanno avuto la possibilità materiale di esaminare i documenti né di replicare alle difese avversarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei creditori, stabilendo che il giudice non può fondare la propria decisione su prove tardive senza concedere alle controparti un congruo termine a difesa. La sentenza è stata annullata con rinvio ad altra sezione della corte territoriale per un nuovo e corretto esame.
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Reato di diffamazione: prescrizione penale ma risarcimento dovuto
Un cittadino ha accusato un conoscente di aver rubato gioielli d'oro in famiglia, confidando tale sospetto a due persone diverse in due momenti distinti. L'accusatore ha sostenuto la natura segreta e riservata dei colloqui per evitare la condanna. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato di diffamazione si perfeziona nel momento in cui l'offesa viene comunicata a più persone, anche se in occasioni separate e sotto vincolo di segretezza. Sebbene il reato sia stato dichiarato estinto per prescrizione cancellando la pena penale, i giudici hanno confermato l'obbligo civile di risarcire integralmente i danni morali alla vittima.
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Sospensione dei termini processuali: il fisco si muove e perde
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una Società Contribuente per recuperare un credito IVA di 100.000 euro, che la società aveva portato in detrazione dopo il silenzio dell'ufficio su una richiesta di rimborso. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La notifica del ricorso è avvenuta il 16 aprile 2020, ossia durante la sospensione dei termini processuali disposta dal Governo per l'emergenza sanitaria da COVID-19. Poiché durante tale periodo era vietato compiere atti processuali non urgenti, la notifica effettuata è nulla e priva di effetti. Di conseguenza, la Società Contribuente vince la causa e l'accertamento fiscale decade.
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Termini massimi di custodia cautelare: Covid batte scarcerazione
Il Tribunale del Riesame di Napoli ha ripristinato le misure cautelari nei confronti di alcuni imputati per associazione mafiosa, ritenendo che i termini massimi di custodia cautelare fossero stati legittimamente sospesi per via dell'emergenza Covid-19. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la normativa emergenziale non potesse allungare i termini massimi di fase. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che la sospensione dei termini processuali prevista durante la pandemia si applica anche ai termini massimi di custodia cautelare nei procedimenti in cui si siano verificati effettivi rinvii delle udienze a causa dell'emergenza sanitaria. Di conseguenza, i ricorrenti restano soggetti alle misure e sono condannati al pagamento delle spese processuali.
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Notifica PEC al difensore: legittima anche in emergenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da L'Imputato contro la sentenza d'appello. L'Imputato contestava la legittimità costituzionale della norma emergenziale che prevedeva la notifica PEC al difensore degli avvisi destinati all'imputato stesso. I giudici hanno ritenuto la questione manifestamente infondata, poiché il rapporto fiduciario tra assistito e difensore garantisce la piena tutela del diritto di difesa. Inoltre, i motivi di ricorso relativi alla responsabilità penale e alla determinazione della pena sono stati giudicati del tutto generici e ripetitivi di questioni già risolte nei precedenti gradi di giudizio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sovraindebitamento e prima casa: no al blocco della vendita
Un professionista, ammesso alla procedura di sovraindebitamento, si è opposto alla vendita forzata delle proprie quote societarie e della propria abitazione principale. Il debitore sosteneva che la vendita dell'immobile dovesse essere sospesa in base alle tutele straordinarie introdotte durante l'emergenza COVID-19 per la prima casa. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi del debitore, stabilendo che la sospensione speciale delle procedure esecutive individuali non si applica alla liquidazione concorsuale del patrimonio. Tale procedura, infatti, ha base volontaria ed è finalizzata al soddisfacimento collettivo dei creditori. Di conseguenza, la vendita della casa e delle quote societarie è stata confermata come pienamente legittima. Il tema del "Sovraindebitamento e prima casa" trova così una chiara delimitazione dei confini di tutela per il debitore.
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