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L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17

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152 provvedimenti

Lista Falciani: legittimo l’uso per accertamenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11805/2024, ha confermato la legittimità dell'utilizzo dei dati provenienti dalla cosiddetta "Lista Falciani" per gli accertamenti fiscali. Nel caso specifico, un contribuente era stato accertato per aver omesso di dichiarare un conto corrente in Svizzera. La Corte ha stabilito che, sebbene acquisite in modo irrituale, tali informazioni costituiscono un valido elemento indiziario. Questo indizio, se grave, preciso e concordante, è sufficiente a fondare una presunzione semplice di evasione, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente, che deve dimostrare la liceità delle somme.
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Compenso funzionario onorario: la giurisdizione
Un ex funzionario onorario ha richiesto il pagamento per attività svolte dopo la scadenza del suo incarico ministeriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la richiesta di un compenso funzionario onorario non predeterminato rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo, poiché riguarda un interesse legittimo e non un diritto soggettivo. La decisiva carenza di specificità del ricorso è stata un fattore chiave per la decisione.
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Rimborso spese comodato: no se manca l’urgenza
La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso per le spese di ristrutturazione sostenute da un nipote su un immobile della nonna, utilizzato gratuitamente in attesa di una donazione poi revocata. La Corte ha qualificato il rapporto come comodato, affermando che per ottenere il rimborso spese comodato è necessario provare la natura straordinaria, necessaria e urgente degli interventi, prova che nel caso di specie è mancata. La semplice aspettativa della donazione non è sufficiente a modificare la natura del contratto.
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Rimborso credito IVA: onere della prova senza limiti
Una società finanziaria si è vista negare un rimborso credito IVA perché la documentazione a supporto, risalente a oltre dieci anni prima, non è stata fornita. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11417/2024, ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può sempre verificare l'esistenza di un credito per cui si chiede il rimborso, anche se i termini per l'accertamento fiscale sono scaduti. L'onere della prova resta sempre a carico del contribuente, che non può invocare il superamento del termine decennale di conservazione delle scritture contabili per giustificare la mancata produzione dei documenti.
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Limite percentuale assunzioni: la prova è a carico del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una compagnia aerea, confermando la nullità di due contratti a tempo determinato stipulati con una lavoratrice. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il rispetto del limite percentuale per le assunzioni a termine grava interamente sul datore di lavoro. In questo caso, la documentazione prodotta dall'azienda è stata ritenuta insufficiente e fuorviante, non dimostrando il rispetto del tetto del 15% dell'organico a tempo indeterminato, portando alla conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato.
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Lavoro subordinato: quando l’appello è inammissibile
Un grafico pubblicitario, dopo anni di contratti di consulenza, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, non riscontrando prove di assoggettamento al potere direttivo del datore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso del lavoratore inammissibile, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti e delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità, ribadendo la distinzione tra giudizio di merito e di legittimità.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Cassazione chiarisce
Un grafico pubblicitario chiede la qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo è che le censure del lavoratore miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, mancando la prova dell'assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Cassazione si pronuncia sul risarcimento medici specializzandi per la tardiva attuazione di direttive UE. Viene rigettato il ricorso principale sui limiti del giudizio di rinvio, ma accolto quello incidentale per la presenza di un giudicato esterno su una delle posizioni, portando a una cassazione parziale senza rinvio.
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Commissione massimo scoperto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni fideiussori che contestavano la validità di contratti bancari per anatocismo, usura e illegittima applicazione della commissione di massimo scoperto. La Corte ha stabilito che, per i rapporti antecedenti al 2010, la commissione di massimo scoperto deve essere confrontata separatamente con la propria soglia specifica e non sommata al Tasso Effettivo Globale (TEG) ai fini della verifica dell'usura. Gli altri motivi del ricorso sono stati ritenuti inammissibili o infondati per carenza di specificità e mancato confronto con la ratio della decisione impugnata.
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Onere probatorio conto corrente: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro una banca. La decisione sottolinea che l'onere probatorio in un contenzioso su conto corrente richiede la produzione completa degli estratti conto da parte di chi agisce. Il ricorso è stato respinto perché non contestava la vera ragione della decisione d'appello (l'incompletezza della documentazione) ma si concentrava su un altro aspetto (la mancata produzione del contratto), risultando così proceduralmente viziato.
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Nullità contratto bancario: firma del cliente decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava la nullità di modifiche contrattuali applicate a un conto corrente. Il caso verteva sulla nullità contratto bancario a causa dell'assenza della firma del cliente su una lettera che introduceva nuove condizioni economiche, tra cui l'anatocismo e la commissione di massimo scoperto. La Corte ha stabilito che senza una specifica pattuizione scritta e approvata dal correntista, tali addebiti sono illegittimi, portando alla rideterminazione del saldo a favore del cliente.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un docente contro il Ministero dell'Istruzione. Il ricorso è stato respinto non nel merito, ma per vizi procedurali, in quanto privo dei requisiti di chiarezza, sinteticità e autosufficienza richiesti dalla legge. La Corte ha sottolineato che un appello deve essere formulato in modo da consentire al giudice di comprendere le censure senza dover consultare altri atti. La decisione conferma l'importanza del rigore formale nella presentazione dei ricorsi per cassazione e chiarisce le condizioni per il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e spese compensate
Una società energetica aveva impugnato un avviso di accertamento per il recupero di accise sull'energia elettrica. Dopo due sentenze sfavorevoli nei gradi di merito, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese legali tra le parti e specificando che non era dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Assegno ad personam: la promozione lo annulla?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un assegno ad personam, riconosciuto a due dipendenti pubblici con sentenza passata in giudicato, non può essere revocato a seguito di una successiva progressione verticale. La Corte ha respinto il ricorso di un'amministrazione pubblica, sottolineando che l'argomento della promozione doveva essere sollevato nel giudizio originario. Essendo la promozione avvenuta prima della sentenza che ha accertato il diritto, la questione è coperta dal giudicato e non più discutibile.
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Indennità di coordinamento: quando è dovuta nel S.S.N.
Una dietista ha richiesto il riconoscimento dell'indennità di coordinamento e il relativo inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che la lavoratrice non aveva provato di svolgere effettive funzioni di coordinamento del servizio e del personale, ma solo compiti di controllo rientranti nel suo profilo professionale. La sentenza chiarisce che per ottenere l'indennità è necessario dimostrare un ruolo di coordinamento che va oltre le mansioni ordinarie del proprio profilo.
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Indennità di coordinamento: no a progetti singoli
Un tecnico sanitario ha richiesto l'indennità di coordinamento e un inquadramento superiore, sostenendo di gestire vari progetti. La Cassazione ha negato il diritto, chiarendo che per ottenere l'indennità di coordinamento è necessaria la guida di un intero 'servizio' organizzativo, non di singole attività. La gestione di progetti non equivale alla direzione di un'unità produttiva con personale annesso.
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Credito prededucibile: escluso il risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito prededucibile non può derivare da una richiesta di risarcimento danni, anche se accertata giudizialmente. Con l'ordinanza n. 28236/2024, la Suprema Corte ha chiarito che la normativa speciale sull'amministrazione straordinaria, che garantisce la prededuzione a piccole e medie imprese, si applica esclusivamente a crediti di natura contrattuale per forniture essenziali alla continuità aziendale. Di conseguenza, è stato respinto il ricorso di una società che vantava un credito risarcitorio per abuso di posizione dominante, in quanto tale pretesa è estranea al rapporto di fornitura richiesto dalla legge.
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Revocazione sentenza Cassazione: quando è inammissibile
Una lavoratrice, licenziata per giusta causa, chiede la revocazione di una sentenza della Cassazione che aveva confermato il licenziamento, a seguito di una successiva assoluzione in sede penale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo i rigidi limiti della revocazione sentenza Cassazione, in particolare quando la Corte ha emesso una pronuncia di rigetto e non ha deciso la causa nel merito.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un erede contro la condanna al pagamento di differenze retributive a una lavoratrice domestica. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza e su altri vizi procedurali, evidenziando come un ricorso per cassazione debba essere redatto con estrema precisione per superare il vaglio di legittimità. Viene inoltre sanzionato l'abuso del processo.
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Decadenza impugnazione contratto a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore, confermando che la decadenza per l'impugnazione del contratto a termine si applica anche quando se ne contesta la nullità per assenza di forma scritta. La Corte ha stabilito che la domanda del lavoratore, volta ad accertare un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, era in realtà un'impugnazione tardiva di contratti a termine. I motivi di ricorso sono stati ritenuti inammissibili o infondati, ribadendo la necessità di rispettare i termini perentori previsti dalla legge.
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