L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione per richiedere una maggiore imposta di registro proporzionale del 7% sulla cessione di un'azienda, correggendo precedenti errori di calcolo. L'Ufficio sosteneva che si trattasse di un'imposta suppletiva, soggetta a un termine di decadenza triennale. Al contrario, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'atto costituisce un'imposta di registro complementare. Questa qualificazione deriva dal fatto che l'ufficio ha modificato i criteri di liquidazione originari dopo aver rideterminato il valore imponibile. Di conseguenza, si applica il termine di decadenza biennale previsto dall'articolo 76, comma 1-bis, del d.P.R. n. 131 del 1986. Poiché la notifica è avvenuta oltre tale termine, il fisco decade dal diritto di riscuotere la somma. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, confermando la vittoria del contribuente.
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