L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la categoria catastale di un impianto di depurazione acque gestito da una società pubblica, modificandola da E/9 (destinazione particolare) a D/7 (uso industriale). La società ha impugnato l'atto, lamentando la mancanza di sopralluogo e di motivazione dettagliata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che l'accertamento catastale è pienamente legittimo. I giudici hanno chiarito che gli impianti di depurazione, gestiti con criteri economici e tariffe, svolgono un'attività imprenditoriale e devono rientrare nella categoria D/7. Inoltre, la motivazione dell'atto è sufficiente se contiene i nuovi dati tecnici, senza necessità di un preventivo sopralluogo fisico.
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