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D.Lgs. 74/2000 — Anno 2026

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737 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 74/2000

Fatturazione operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per fatturazione operazioni inesistenti. Nonostante la prescrizione di alcuni episodi, la responsabilità per le condotte del 2015 è stata confermata, ribadendo l'impossibilità di riesaminare il merito dei fatti in sede di legittimità e la correttezza del trattamento sanzionatorio applicato dai giudici di merito.
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Sequestro preventivo per reati tributari: guida pratica
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo per reati tributari emesso nei confronti di un professionista accusato di partecipare a un'associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale internazionale. La decisione chiarisce come la consulenza tecnica, se prestata con consapevolezza del meccanismo fraudolento, integri il reato associativo, giustificando la misura cautelare reale sull'intero patrimonio a causa del concreto pericolo di dispersione dei beni.
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Società cartiera: la prova del dolo specifico
Un amministratore di una società cartiera ricorre in Cassazione contro la condanna per emissione di fatture per operazioni inesistenti, sostenendo la mancanza di dolo specifico. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la gestione di un'entità palesemente fittizia, priva di struttura operativa, è sufficiente a dimostrare la consapevolezza di agevolare l'evasione fiscale altrui. La Corte rigetta anche le doglianze sulla prescrizione e sulle attenuanti generiche, confermando la condanna.
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Occultamento scritture contabili: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per l'occultamento scritture contabili finalizzato all'evasione dell'IVA. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano dedotto l'esistenza della contabilità e l'intento fraudolento dalla mancata presentazione della documentazione, da movimenti bancari anomali e dalla sistematica omissione delle dichiarazioni fiscali. Il regime di contabilità semplificata non esonera l'imprenditore dagli obblighi di conservazione.
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Attenuanti generiche: no con la sola incensuratezza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per reati fiscali. La Corte conferma che, per la concessione delle attenuanti generiche, la sola incensuratezza non è sufficiente, essendo necessari ulteriori elementi di positiva valutazione, in linea con la riforma dell'art. 62-bis cod. pen. del 2008.
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Inammissibilità ricorso per reati fiscali: un caso
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imprenditore condannato per reati fiscali, quali l'omessa dichiarazione dei redditi e l'occultamento di scritture contabili. La decisione si fonda sul principio che i motivi di appello non possono mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma devono limitarsi a censure sulla legittimità della sentenza impugnata. Il caso conferma i rigidi limiti del giudizio di Cassazione e le conseguenze economiche per il ricorrente in caso di inammissibilità.
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Amministratore di fatto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un amministratore di fatto e di un prestanome, condannati per reati fiscali. La Corte ha stabilito che non è possibile contestare in sede di legittimità la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, confermando la responsabilità penale di chi gestisce un'impresa pur senza cariche formali.
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Inammissibilità ricorso generico: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso generico avverso una condanna per reati fiscali. Il motivo del ricorso, relativo solo al trattamento sanzionatorio, è stato giudicato generico e privo di critiche specifiche, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: i criteri della Cassazione
Un imprenditore, condannato per reati fallimentari e fiscali, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato continuato con una precedente condanna e lamentando un errore nel calcolo della pena. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul calcolo della pena, applicando la legge più favorevole in vigore al momento del fatto, ma ha respinto la richiesta sul reato continuato. Ha chiarito che per la sua applicazione non è sufficiente una generica tendenza a delinquere, ma è necessaria la prova di un'unica programmazione criminosa che leghi i diversi episodi illeciti.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un reato di sottrazione fraudolenta. L'imputato non ha specificamente contestato le motivazioni della Corte d'Appello, che aveva confermato il dolo specifico sulla base di operazioni anomale e della notifica di cartelle esattoriali. La mancanza di correlazione tra i motivi del ricorso e la sentenza impugnata ne determina l'inammissibilità.
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Dichiarazione fraudolenta: oggettiva e soggettiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per reati fiscali. La Corte stabilisce che ai fini della configurabilità del reato di dichiarazione fraudolenta, è irrilevante distinguere se le fatture utilizzate si riferiscano a operazioni oggettivamente inesistenti (mai avvenute) o soggettivamente inesistenti (avvenute tra soggetti diversi). Entrambe le condotte integrano pienamente il reato, senza violare il principio di correlazione tra accusa e sentenza.
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Periculum in mora: motivazione e sequestro preventivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un sequestro preventivo per reati fiscali. La sentenza chiarisce che per giustificare il periculum in mora non basta il generico rischio di dispersione del denaro, ma è necessaria una motivazione ancorata a fatti concreti, come la condotta sistematica e reiterata degli indagati volta a frodare il fisco, che fonda una prognosi negativa sulla conservazione dei beni.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Un contribuente, assolto in sede penale, chiede l'annullamento in autotutela di accertamenti fiscali. La Cassazione respinge la sua istanza di revocazione per errore di fatto revocatorio, sostenendo che l'errore lamentato non è una pura svista percettiva sulla cronologia dei fatti, ma una valutazione giuridica sulla definitività degli atti, che era un punto già controverso e dibattuto nel giudizio. La decisione sottolinea la differenza tra un abbaglio sensoriale e un errore di giudizio, ribadendo i rigidi confini di questo straordinario mezzo di impugnazione.
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Avviso accertamento soci: quando è valido?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la validità di un avviso accertamento soci di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. I soci lamentavano la mancata allegazione dell'accertamento societario presupposto. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando il principio secondo cui, in tali società, si presume la conoscenza dell'atto da parte dei soci, i quali hanno il diritto di consultare la documentazione sociale. I motivi di ricorso non sollevati nei gradi di merito sono stati inoltre dichiarati inammissibili.
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Sanzioni tributarie e continuazione: la Cassazione decide
Una società del settore gaming ha impugnato diversi avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1586/2026, ha rigettato i motivi relativi agli errori di calcolo e alla qualificazione di una sopravvenienza attiva, ma ha accolto il ricorso sul tema delle sanzioni tributarie. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per non aver motivato la mancata applicazione del principio di continuazione, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Prescrizione reati tributari: quando si allunga a 10 anni
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un contribuente condannato per omessa dichiarazione. Il motivo? La prescrizione reati tributari per questo illecito è di 10 anni, un termine non ancora scaduto al momento della decisione, rendendo l'appello manifestamente infondato.
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Versamenti su conti correnti: onere della prova
Una contribuente riceveva ingenti versamenti su conti correnti, giustificandoli come prestiti familiari e giroconti societari. La Cassazione ha stabilito che la prova fornita era generica, ribadendo che spetta al contribuente dimostrare analiticamente la natura non imponibile di ogni singola operazione bancaria, cassando la decisione di merito.
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Raddoppiamento dei termini e prova del reato fiscale
La Corte di Cassazione interviene su un caso di presunte sponsorizzazioni fittizie, chiarendo i presupposti per il raddoppiamento dei termini di accertamento fiscale. Sebbene il giudizio verso la società si sia estinto per definizione agevolata, per i soci la Corte accoglie parzialmente sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, censurando la valutazione incompleta delle prove da parte del giudice di merito, sia quello dei contribuenti, precisando le condizioni temporali per l'applicazione dei termini allungati. La causa è rinviata per un nuovo esame.
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Regime fiscale ASD: quando si perde l’agevolazione?
Un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che negava il suo status di ente non profit. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per beneficiare del regime fiscale ASD agevolato non basta la qualifica formale, ma è necessario dimostrare che l'attività svolta non sia di natura prevalentemente commerciale. L'onere della prova ricade sull'associazione. La Corte ha inoltre confermato la responsabilità solidale del legale rappresentante per i debiti tributari, in virtù del suo ruolo direttivo.
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Confisca patteggiamento: obbligo di motivazione
Un imputato, dopo un patteggiamento per reati tributari e autoriciclaggio, subisce una confisca non concordata. La Cassazione annulla la confisca patteggiamento per totale assenza di motivazione, specificando che il giudice deve sempre spiegare le ragioni di tale misura ablativa, e rinvia al Tribunale per un nuovo esame, dichiarando prescritta una parte del reato.
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