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D.Lgs. 507/1993 — Anno 2026

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177 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 507/1993

Riduzione TARI: obblighi e onere della prova
La Corte di Cassazione ha chiarito che la Riduzione TARI per la produzione di rifiuti speciali non è automatica né può essere concessa solo tramite perizia in giudizio. Il contribuente ha l'onere di presentare una dichiarazione annuale e documentare lo smaltimento autonomo entro i termini regolamentari. In assenza di tali adempimenti amministrativi, il beneficio fiscale decade, poiché la prova in sede giudiziale non può sostituire gli obblighi informativi verso l'ente impositore.
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TARI: esenzione rifiuti speciali non automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione dalla TARI per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali non opera in via automatica. Nel caso di specie, una società aveva contestato un avviso di accertamento per l'annualità 2016, sostenendo che solo una minima parte dell'immobile fosse soggetta a tassazione. Sebbene i giudici di merito avessero accolto il ricorso basandosi su un sopralluogo tardivo del 2019, la Suprema Corte ha cassato la sentenza. Il principio cardine è che il contribuente deve assolvere specifici oneri dichiarativi e informativi nei termini previsti dai regolamenti comunali per beneficiare della detassazione, non essendo sufficiente una dimostrazione postuma in sede giudiziaria.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
Una società operante nel settore degli pneumatici ha impugnato gli avvisi di accertamento relativi a TARSU, TARES e TARI, sostenendo il diritto a riduzioni per la produzione di rifiuti speciali. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, preso atto della volontà delle parti e dell'accordo sulla compensazione delle spese, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso.
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Tarsu: illegittimità tariffe e poteri del giudice
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla Tarsu riguardante un'azienda del settore nautico. Il nucleo della decisione riguarda la possibilità per il giudice tributario di disapplicare le tariffe fissate dai regolamenti comunali qualora risultino illogiche o sproporzionate, oltre all'obbligo di pronunciare su ogni specifica richiesta di classificazione tariffaria agevolata.
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Esenzione TARI imballaggi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di esenzione TARI per imballaggi, annullando la decisione di merito. La controversia riguardava una società che chiedeva l'esenzione per le aree in cui produceva rifiuti da imballaggio terziario, smaltiti a proprie spese. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non qualificare correttamente la natura dei rifiuti (secondari o terziari) e nell'ignorare una dichiarazione di detassazione parziale presentata anni prima dall'azienda. La sentenza ribadisce che la classificazione dei rifiuti è decisiva per l'esenzione TARI imballaggi e che la prova documentale non può essere ignorata.
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Termine decadenza tributi locali: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su una controversia relativa alla TARI, chiarendo il corretto termine di decadenza per i tributi locali. Un Comune aveva emesso avvisi di accertamento a una società per diverse annualità. La Corte di Giustizia Tributaria aveva dichiarato nullo l'avviso per il 2014, ritenendolo tardivo. La Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che il termine di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento per dichiarazione infedele è quinquennale, come previsto dalla L. n. 296/2006. Pertanto, l'atto notificato nel 2019 per l'anno 2014 era tempestivo. La sentenza sottolinea la fondamentale distinzione tra la decadenza, che riguarda il potere di accertamento, e la prescrizione, che concerne la successiva fase di riscossione del credito.
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Onere della prova tributario: la guida della Cassazione
La Cassazione si pronuncia sull'onere della prova tributario in un caso di tasse sui rifiuti. Rigettato il ricorso di un'azienda che non ha dimostrato l'inutilizzabilità dei suoi immobili ai fini dell'esenzione. La sentenza chiarisce i limiti del principio di non contestazione e il potere discrezionale del giudice nel disporre consulenze tecniche.
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Imposta sulla pubblicità: quando il marchio è tassabile
Una società di riscossione ha contestato l'esenzione dall'imposta sulla pubblicità per dei cartelli recanti un marchio all'interno di un campeggio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che i giudici di merito avevano errato a non considerare l'effetto oggettivamente promozionale dei cartelli. Anche se posti con finalità orientativa, se i mezzi sono idonei a raggiungere un pubblico indeterminato, diventano pubblicità tassabile. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Obbligo dichiarativo TARSU: Niente esenzione senza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente non può beneficiare dell'esenzione o della riduzione della tassa sui rifiuti (TARSU) per aree specifiche, come quelle destinate alla produzione di rifiuti speciali o temporaneamente inutilizzabili, se non ha preventivamente adempiuto all'obbligo dichiarativo TARSU. La sentenza chiarisce che la presentazione della denuncia al Comune è una condizione imprescindibile (conditio sine qua non) per accedere all'agevolazione, e la sua omissione non può essere sanata in sede di contenzioso tributario. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che il sistema normativo preclude la possibilità di invocare un trattamento fiscale di favore in assenza della prescritta comunicazione preventiva.
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Canone sostitutivo pubblicità: quando si applica?
Una società ha chiesto il rimborso di somme versate per la pubblicità, ritenendo che un Comune avesse applicato un canone sostitutivo pubblicità (CIMP) superiore ai limiti di legge. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il Comune non aveva mai formalmente istituito il CIMP con l'apposito regolamento. Di conseguenza, rimaneva in vigore il precedente regime, che prevedeva l'applicazione dell'Imposta Comunale sulla Pubblicità (ICP) cumulabile con un canone per l'occupazione di suolo pubblico.
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Canone sostitutivo pubblicità: quando si applica?
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta comunale sulla pubblicità (ICP) per il 2014, sostenendo che il Comune avrebbe dovuto applicare il più vantaggioso canone sostitutivo pubblicità (CIMP). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in assenza di uno specifico regolamento comunale che istituisca formalmente il CIMP, il regime precedente dell'ICP rimane pienamente in vigore e può essere cumulato con i canoni per l'occupazione del suolo pubblico. La semplice approvazione di un Piano Generale degli Impianti non è sufficiente per attivare il nuovo regime.
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Maggiorazione imposta pubblicità: stop agli aumenti
Una società operante nel settore pubblicitario ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta comunale sulla pubblicità per l'anno 2014, sostenendo l'illegittimità della maggiorazione tariffaria applicata dal Comune. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la facoltà dei Comuni di applicare la maggiorazione imposta pubblicità è venuta meno con l'abrogazione della norma di riferimento nel 2012. Di conseguenza, le proroghe tacite degli aumenti per gli anni successivi sono illegittime. La sentenza annulla la decisione precedente e rinvia la causa al giudice di secondo grado per ricalcolare il dovuto senza le maggiorazioni.
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Rimborso Canone Pubblicitario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una richiesta di rimborso del canone pubblicitario per gli anni 2002-2013. Ha stabilito che gli aumenti tariffari sono diventati illegittimi a partire dal 2013, a seguito dell'abrogazione della norma che li consentiva. Per il periodo 2002-2012 la richiesta è stata respinta poiché il Comune non aveva mai formalmente istituito il nuovo canone (CIMP), mantenendo in vigore la precedente imposta (ICP). La Corte ha quindi parzialmente accolto il ricorso, annullando la sentenza per l'annualità 2013 e rinviando alla Corte di giustizia tributaria per il ricalcolo della somma dovuta.
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TOSAP parco eolico: la conciliazione chiude il caso
Una società energetica che gestisce un parco eolico ha impugnato un avviso di accertamento per la TOSAP (Tassa per l'Occupazione di Suolo Pubblico) emesso da un Comune. La controversia riguardava l'assoggettamento a tassazione dell'occupazione del soprassuolo (proiezione delle pale eoliche), del sottosuolo (cavidotti) e di una sottostazione. Dopo due gradi di giudizio, la questione è giunta in Cassazione. Tuttavia, le parti hanno raggiunto una conciliazione stragiudiziale, portando la Corte a dichiarare la cessazione della materia del contendere. La decisione evidenzia come la risoluzione amichevole della lite escluda l'applicazione di sanzioni processuali come il doppio contributo unificato.
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Legittimazione passiva ATI: chi paga la TARSU?
In un caso riguardante un'Associazione Temporanea d'Impresa (ATI) che gestiva parcheggi per un comune, la Corte di Cassazione ha stabilito che la TARSU (tassa sui rifiuti) non è dovuta dalla società capogruppo, ma dalla singola impresa consorziata che materialmente occupa e gestisce le aree. La sentenza chiarisce la distinzione tra responsabilità contrattuale verso la stazione appaltante e la legittimazione passiva ATI ai fini fiscali, sottolineando l'autonomia di ciascuna impresa del raggruppamento per gli obblighi tributari.
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Soggetto passivo TARI: chi paga in affitto d’azienda?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema del soggetto passivo TARI in un contratto di affitto d'azienda. Il caso vedeva contrapposti un Comune e una società di ristorazione operante all'interno di un circolo sportivo. Sebbene i giudici di merito avessero individuato nel circolo sportivo il soggetto passivo, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. La ragione risiede nell'annullamento in autotutela dell'avviso di accertamento da parte del Comune, che ha determinato la cessazione della materia del contendere, chiudendo il caso prima di una decisione sul merito.
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Soggetto passivo TARI: chi paga in caso di affitto?
Una società che gestiva un ristorante all'interno di un circolo sportivo tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda è stata ritenuta l'unico soggetto passivo TARI. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della tassa sui rifiuti, è irrilevante il controllo esercitato dal concedente sull'attività. Ciò che conta è la detenzione effettiva dei locali in cui vengono prodotti i rifiuti. Pertanto, spetta all'affittuario, in quanto detentore, pagare il tributo, e non al proprietario del complesso sportivo. La sentenza chiarisce che gli accordi contrattuali privati non possono modificare l'identità del soggetto passivo TARI nei confronti del Comune.
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