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D.Lgs. 50/2016

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308 provvedimenti

Estratto di ruolo: sufficiente per il passivo fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33070/2025, ha stabilito che per l'ammissione di un credito fiscale al passivo di una liquidazione giudiziale è sufficiente la produzione del solo estratto di ruolo. La mancata notifica della cartella di pagamento non impedisce l'ammissione della domanda. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito deve essere ammesso con riserva, demandando la risoluzione della controversia al giudice tributario. Viene così ribaltata la decisione del Tribunale di Nola, che aveva erroneamente ritenuto necessaria la prova della notifica per tutelare il diritto di difesa del curatore.
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Iscrizione ipotecaria: ricorso respinto dalla Cassazione
Un contribuente ha impugnato una iscrizione ipotecaria sui propri beni, lamentando vizi di notifica delle cartelle esattoriali e l'illegittimità dell'azione dell'Agenzia della Riscossione. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, stabilendo che le istanze di sospensione e le querele di falso devono rispettare requisiti di forma e autosufficienza molto stringenti. La Corte ha inoltre confermato la piena legittimità per l'Agenzia di avvalersi di avvocati del libero foro per la propria difesa in giudizio.
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Riserve appalti pubblici: quando sono valide le pretese?
Una ditta edile ha richiesto compensi extra tramite riserve in appalti pubblici per imprevisti geologici. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'onere di verifica delle condizioni del suolo spetta all'appaltatore, soprattutto se dichiara di conoscere il sito. La Corte ha chiarito i rigidi termini per la presentazione delle riserve, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Contributo unificato: no se i motivi sono connessi
Una società ha impugnato l'aggiudicazione di un appalto pubblico e, successivamente, ha presentato motivi aggiunti contro un atto preparatorio (verbale di congruità). La Corte di Cassazione ha stabilito che non è dovuto un secondo contributo unificato perché i motivi aggiunti non ampliano in modo considerevole l'oggetto del giudizio. Esiste infatti una 'connessione forte' di pregiudizialità-dipendenza tra l'atto preparatorio e il provvedimento finale di aggiudicazione, che costituiscono un unico oggetto del contendere.
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Rischio d’impresa concessione: lo Stato non garantisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26107/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità dello Stato nelle concessioni di servizi pubblici. In un caso riguardante le scommesse ippiche, una società concessionaria aveva citato in giudizio le Amministrazioni concedenti per i danni derivanti dalla diffusione di un mercato illegale. La Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, affermando che il rischio d'impresa, inclusa la concorrenza illecita, grava sul concessionario. Secondo la Corte, il monopolio statale non implica un obbligo contrattuale di proteggere il concessionario dalle turbative di mercato, che rientrano nella normale alea imprenditoriale.
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Revisione prezzi appalti pubblici: la data decisiva
Un'impresa appaltatrice ha richiesto la revisione dei prezzi per un contratto di lavori pubblici. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando che il divieto di revisione prezzi appalti pubblici, introdotto da una legge del 1993, era applicabile al caso. Il fattore determinante è stato che l'aggiudicazione definitiva del contratto è avvenuta dopo l'entrata in vigore della nuova legge, rendendo irrilevante che l'offerta iniziale fosse stata presentata nel 1990, sotto il regime normativo precedente.
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Giurisdizione Appalti: quando decide il giudice civile
Una società ha contestato l'aggiudicazione di un appalto per servizi di comunicazione indetto da un'impresa del gruppo ferroviario statale. La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario, chiarendo che, nonostante l'ente sia un'impresa pubblica, l'appalto non rientra nei settori speciali poiché il servizio pubblicitario non è strettamente strumentale all'attività di trasporto. Questa decisione definisce i confini della giurisdizione appalti tra giudice amministrativo e civile.
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Contratto pubblica amministrazione: la forma scritta
Una società di trasporti ha fornito un servizio di scuolabus a un Comune senza un contratto scritto formale, ma in base a una proroga di fatto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25256/2024, ha respinto il ricorso della società per il pagamento. La Corte ha ribadito che un contratto con la pubblica amministrazione richiede la forma scritta per la sua validità (ad substantiam). Ha inoltre negato il diritto a un indennizzo per arricchimento ingiustificato, specificando che l'azione va intentata contro il funzionario che ha autorizzato la spesa senza contratto, non contro l'ente pubblico.
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Cambio appalto: il momento del subentro è decisivo
Un lavoratore è stato escluso dalla riassunzione dopo un cambio appalto perché la nuova azienda sosteneva che non avesse l'anzianità di tre mesi richiesta dal CCNL. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale anzianità deve essere calcolata a ritroso dalla data dell'effettivo subentro nel servizio, non da momenti precedenti come la presentazione dell'offerta. Questa decisione chiarisce un punto cruciale per l'applicazione delle clausole sociali, proteggendo i diritti dei lavoratori nel passaggio tra diverse gestioni.
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Giurisdizione appalti postali: decide il giudice civile
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha chiarito la questione della giurisdizione appalti postali. In un caso riguardante l'affidamento di servizi di trasporto e gestione di denaro, è stato stabilito che la competenza appartiene al giudice ordinario e non a quello amministrativo. La decisione si fonda sulla distinzione tra le attività rientranti nei settori speciali (servizi postali) e quelle, come i servizi finanziari, che operano in un mercato concorrenziale. Poiché l'appalto non era strumentale all'attività postale ma a quella bancaria, la controversia esula dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
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Falsa autocertificazione: reato anche senza obbligo
Un imprenditore è stato condannato per falsa autocertificazione per aver dichiarato di non avere carichi pendenti in una gara d'appalto. La Cassazione ha confermato la condanna, specificando che il reato sussiste anche se la dichiarazione non era un requisito esplicito del bando. L'obbligo di dire il vero sorge nel momento in cui si sceglie di usare l'autocertificazione.
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Attività professionale riservata: limiti e società
Due professionisti hanno citato in giudizio due società, una pubblica "in house" e la sua controllata, accusandole di svolgere illecitamente attività professionale riservata di analisi chimiche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tali analisi, se svolte come "controlli interni" per conto degli enti pubblici soci e da personale dipendente qualificato, non costituiscono esercizio abusivo di professione né concorrenza sleale, data l'assenza di un monopolio assoluto e l'operatività al di fuori del mercato.
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Giurisdizione locazioni PA: decide il giudice ordinario
Una società in-house di un ente pubblico ha avviato una procedura per la locazione di un immobile ad uso ufficio. Una delle società partecipanti, esclusa dalla scelta finale, ha impugnato gli atti. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il conflitto sulla giurisdizione locazioni PA, stabilendo la competenza del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che il contratto di locazione stipulato da un ente pubblico o da una sua società controllata ha natura privatistica e riguarda diritti soggettivi, anche se preceduto da una procedura di selezione competitiva.
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Potere giurisdizionale: i limiti del ricorso in Cassazione
Una società sportiva, dopo aver perso la concessione per la gestione di un impianto, ha visto respingere i suoi ricorsi fino al Consiglio di Stato. Un'ulteriore istanza di revocazione è stata dichiarata inammissibile. La Corte di Cassazione, adita per un presunto eccesso di potere giurisdizionale, ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il suo sindacato è limitato al solo potere esercitato nel giudizio di revocazione e non può estendersi al merito della causa originaria.
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Alternatività IVA/registro e mandato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, analizzando il principio di alternatività IVA/registro, ha stabilito che per un decreto ingiuntivo relativo alla mancata restituzione di somme incassate da un'impresa mandataria in una ATI, è cruciale determinare la natura del mandato (con o senza rappresentanza). Se il mandato è con rappresentanza, l'obbligo di restituzione non è soggetto a IVA e l'imposta di registro è proporzionale. La Corte ha cassato la decisione precedente che non aveva svolto tale accertamento.
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Fallimento appaltatore: no pagamento diretto al sub
Un'impresa subappaltatrice ha richiesto il pagamento diretto dei suoi crediti a una stazione appaltante pubblica a seguito del fallimento dell'appaltatore principale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che in caso di fallimento appaltatore, il contratto si scioglie e il subappaltatore non può bypassare la procedura fallimentare. Il suo credito deve essere insinuato nel passivo del fallimento per rispettare il principio della par condicio creditorum (parità di trattamento dei creditori).
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Giurisdizione concessioni autostradali: decide il G.O.
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce che la giurisdizione sulle concessioni autostradali, quando la controversia riguarda la fase esecutiva del contratto come il rimborso dei costi per lavori, spetta al Giudice Ordinario. La decisione si basa sulla natura contrattuale del rapporto, anche se la domanda nasce dall'impugnazione di un atto amministrativo. Si tratta di un inadempimento contrattuale e non dell'esercizio di un potere autoritativo della Pubblica Amministrazione.
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Affidamento in house: requisiti e legittimità
Una società, precedente gestore del servizio idrico, ha impugnato la decisione di un Ente di Governo d'Ambito di procedere a un affidamento in house a una nuova società interamente pubblica. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della scelta. La sentenza chiarisce che l'obbligo di motivazione è attenuato per il settore idrico, che il "controllo analogo" può essere esercitato congiuntamente anche in modo non paritario e che la partecipazione di tutti gli enti locali può avvenire progressivamente.
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Ordine di demolizione: non si prescrive mai, dice la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione emesso con sentenza penale. La Corte ribadisce che l'ordine non è una pena, ma una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria e, pertanto, non è soggetto a prescrizione. Viene inoltre negato l'interesse del condannato a contestare le procedure di appalto per i lavori di demolizione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo contestando sia la prescrizione di alcuni crediti sia la mancata notifica delle cartelle esattoriali per altri. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17751/2024, ha rigettato il ricorso. Applicando una recente normativa (art. 3-bis D.L. 146/2021), ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è ammissibile solo sulla base della presunta omessa notifica della cartella. Il contribuente deve invece dimostrare un pregiudizio concreto e attuale, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici, per avere interesse ad agire. In assenza di tale prova, l'azione è inammissibile.
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