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D.Lgs. 50/2016

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308 provvedimenti

Risoluzione contratto appalto pubblico: quando è lecita
Una società fornitrice impugna la decisione di un ente pubblico di terminare un contratto di fornitura, adducendo come cause di forza maggiore la pandemia e il conflitto bellico. Il Tribunale ha confermato la legittimità della risoluzione contratto appalto pubblico, riscontrando un grave e sistematico inadempimento da parte della società. Quest'ultima è stata condannata al risarcimento dei danni per i maggiori costi sostenuti dall'ente per approvvigionarsi altrove.
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Competenza sezioni specializzate imprese e appalti
Una società in fallimento ha contestato la giurisdizione del tribunale ordinario in una disputa su un contratto di lavori pubblici. La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusiva competenza delle sezioni specializzate imprese. La decisione si fonda sul valore del contratto che, calcolato sulla base d'asta e superando la soglia UE, qualifica l'appalto come di "rilevanza comunitaria", ricadendo così nella giurisdizione del tribunale specializzato, a prescindere da normative regionali.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda sulla recente normativa che qualifica l'estratto di ruolo come un mero documento informativo, non autonomamente impugnabile. Secondo la Corte, manca l'interesse ad agire del contribuente fino a quando non venga notificato un atto esecutivo o di intimazione. L'impugnazione estratto di ruolo è quindi possibile solo in casi eccezionali previsti dalla legge, non riscontrati nella fattispecie.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti previsti
Una società ha contestato un estratto di ruolo per contributi non versati, sostenendo di non aver mai ricevuto gli avvisi di addebito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che l'impugnazione estratto di ruolo è permessa solo in casi tassativi di grave pregiudizio, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale pregiudizio, l'azione è inammissibile per difetto di interesse, a prescindere dalla presunta mancata notifica degli atti presupposti.
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Responsabilità del custode per danni da frana
Una sentenza del Tribunale di Firenze affronta un caso di danni a un'abitazione causati da una frana proveniente da un terreno vicino. Il tribunale ha affermato la responsabilità del custode (i proprietari del terreno) ai sensi dell'art. 2051 c.c., condannandoli al risarcimento. Tuttavia, è emerso che l'intervento di contenimento, progettato da un ingegnere, era difettoso e ha aggravato la situazione. Di conseguenza, il tribunale ha stabilito che l'ingegnere, a causa della sua negligenza professionale, deve tenere indenni (manlevare) i proprietari da tutte le somme dovute alla parte danneggiata, addossando a lui il costo finale del risarcimento e delle spese legali.
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Appello inammissibile: quando mancano i motivi
Una società ha proposto appello avverso una sentenza che aveva respinto le sue richieste di pagamento per crediti ceduti. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile perché l'appellante si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni del primo grado, senza muovere critiche specifiche alla decisione del Tribunale. La sentenza sottolinea che, in tema di onere della prova, il cessionario deve dimostrare il titolo e l'esistenza del credito, non essendo sufficienti documenti unilaterali. L'appellante è stato condannato al pagamento delle spese e al risarcimento per lite temeraria.
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Inadempimento professionale: come si calcola il danno?
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di competenze professionali, lamentando un inadempimento professionale da parte dei progettisti. Il Tribunale, avvalendosi di una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), ha riscontrato un inadempimento parziale relativo al progetto strutturale e al piano di manutenzione. Di conseguenza, ha quantificato il danno subito dalla committente e lo ha posto in compensazione con il credito dei professionisti, revocando il decreto ingiuntivo e condannando la società al pagamento della sola somma residua.
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Cessione del credito: prova e oneri per il creditore
Una società di factoring ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per ottenere il pagamento di crediti ceduti. Il Tribunale di Torino ha accolto la domanda solo in minima parte, sottolineando che l'onere della prova principale per la cessione del credito e per il credito sottostante grava sul cessionario. Il tribunale ha stabilito che la produzione dei contratti di cessione, delle fatture e delle prove di consegna è fondamentale per dimostrare il diritto al pagamento.
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