LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 446/1997 — Sezione Quinta Civile

Pagina 9 di 34

676 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 446/1997

Tassabilità IRAP plusvalenze: fisco batte soci in liquidazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla tassabilità IRAP plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili durante la fase di liquidazione di una società. I soci sostenevano che l'operazione fosse straordinaria ed esclusa dall'imposta, poiché la società si era sempre occupata solo di locazione. La Suprema Corte ha invece stabilito che la vendita rientrava comunque tra le attività previste dallo statuto sociale. Di conseguenza, la plusvalenza realizzata costituisce una componente positiva del valore della produzione, soggetta a tassazione. La sentenza d'appello favorevole ai contribuenti è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: sì a Iva e Ires, no a Irap
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per fatture inesistenti relative all'anno 2004, recuperando Iva, Ires e Irap. La notifica è avvenuta nel 2012. La Commissione tributaria regionale ha annullato l'atto ritenendolo tardivo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco per Iva e Ires, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento opera automaticamente in presenza di violazioni penali, senza necessità di una denuncia effettiva o di specifica motivazione nell'atto. Al contrario, ha escluso il raddoppio per l'Irap, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su Iva e Ires.
Continua »
Base imponibile IRAP: tassati i contributi ai trasporti
Una società di trasporti ha contestato un avviso di accertamento del Fisco. L'ufficio pretendeva il pagamento delle imposte su oltre un milione di euro ricevuto dalla Regione Lombardia come contributo di esercizio. La società sosteneva che tali somme fossero escluse dalla base imponibile IRAP perché calcolate sui costi del personale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che i contributi regionali per coprire i disavanzi delle imprese di trasporto pubblico rientrano nella base imponibile IRAP. L'esclusione spetta solo se la legge regionale prevede espressamente che il contributo sia destinato a coprire specifici costi non deducibili. La legge della Lombardia non contiene questa previsione esplicita. La società perde la causa e deve pagare tasse, sanzioni e spese legali.
Continua »
Dichiarazione infedele: la Cassazione blocca la doppia sanzione
Un consorzio di pescatori applicava un'aliquota IRAP agevolata errata, indicando un debito d'imposta inferiore al dovuto. Successivamente, correggeva l'errore tramite ravvedimento operoso, pagando la sanzione per dichiarazione infedele. L'Agenzia delle Entrate richiedeva però un'ulteriore sanzione per il tardivo versamento dell'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la sanzione per dichiarazione infedele assorbe quella per il mancato o tardivo pagamento. Infatti, il mancato versamento rappresenta solo una diretta conseguenza dell'errore commesso nella dichiarazione originaria. Di conseguenza, la doppia sanzione è illegittima e il contribuente non deve pagare l'ulteriore somma richiesta dall'ufficio tributario.
Continua »
Rimborso tasse e silenzio rifiuto: la fretta costa cara
Un professionista ha presentato un'istanza di rimborso IRAP e, lo stesso giorno, ha depositato un ricorso con istanza di mediazione. L'Agenzia delle Entrate ha eccepito l'inammissibilità del ricorso poiché proposto in assenza di un atto impugnabile, non essendosi ancora formato il silenzio rifiuto (che richiede il decorso di novanta giorni dalla domanda). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la causa non poteva essere proposta. Il sopravvenuto diniego espresso dell'Amministrazione non sana il vizio originario del ricorso, che rimane inammissibile per mancanza dell'oggetto della contestazione. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata senza rinvio, con la condanna del contribuente al pagamento delle spese di legittimità.
Continua »
Autonoma organizzazione IRAP: spese alte non significano tasse
Il Contribuente, un promotore finanziario, ha chiesto il rimborso dell'imposta versata tra il 2008 e il 2013, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso e i giudici di merito hanno dato ragione al Fisco, basandosi sull'alto ammontare delle spese e sulla disponibilità di due studi professionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che l'entità dei costi e dei compensi non dimostra da sola un'organizzazione tassabile. Le spese elevate possono infatti derivare da necessità personali o strumenti indispensabili all'attività intellettuale, senza creare un valore aggiunto autonomo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Deduzione cuneo fiscale IRAP: sì al rimborso anche in perdita
L'Azienda di Trasporti ha chiesto il rimborso di oltre 722mila euro per l'IRAP versata nel 2010, ritenendo di avere diritto alla deduzione cuneo fiscale IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che l'azienda fosse esclusa dal beneficio poiché operava in regime di concessione e a tariffa nel settore dei trasporti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che l'esclusione dalla deduzione si applica solo se concorrono sia la concessione sia una tariffa remunerativa, capace cioè di coprire i costi fiscali e generare profitto. Nel caso specifico, l'azienda riceveva un corrispettivo fisso dal Comune e operava in grave perdita gestionale, senza incassare direttamente le tariffe dei biglietti. Di conseguenza, l'azienda ha diritto al rimborso delle somme versate in eccedenza.
Continua »
Valore aree fabbricabili: stime del Comune contro perizia privata
Il Contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento del Comune che rideterminava il valore delle sue aree edificabili basandosi su una delibera comunale. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le delibere del Comune sul valore aree fabbricabili costituiscono presunzioni semplici. Spetta quindi al contribuente l'onere di dimostrare un valore inferiore, ad esempio tramite una perizia tecnica di parte. Inoltre, la Corte ha chiarito che le sentenze favorevoli ottenute per annualità precedenti non costituiscono un vincolo per gli anni successivi, poiché il valore di mercato dei terreni varia nel tempo. Di conseguenza, il fisco può legittimamente accertare il valore aree fabbricabili basandosi sui parametri comunali se il proprietario non fornisce prove contrarie idonee.
Continua »
Canone installazione mezzi pubblicitari: stop ai rimborsi
L'Ente Comunale ha impugnato il diniego di rimborso richiesto da una Società Pubblicitaria per le somme versate in eccedenza a titolo di Canone installazione mezzi pubblicitari (CIMP) tra il 2002 e il 2015. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Comunale, stabilendo che il passaggio dalla vecchia imposta sulla pubblicità (ICP) al nuovo Canone installazione mezzi pubblicitari richiede obbligatoriamente l'adozione di un apposito regolamento comunale. In mancanza di questo atto normativo, non basta la semplice approvazione del Piano Generale degli Impianti (che è solo un atto amministrativo generale) per far scattare la nuova disciplina. Di conseguenza, resta applicabile la vecchia imposta, che si cumula legittimamente con il canone di occupazione del suolo pubblico senza subire il limite di aumento del venticinque per cento previsto per il nuovo canone.
Continua »
Rimborso IRAP: il fisco perde sul trasporto in concessione
Un'azienda di trasporti pubblici ha richiesto il Rimborso IRAP per gli anni 2011 e 2013, rivendicando il diritto alla deduzione del costo del lavoro. L'Agenzia delle Entrate ha respinto l'istanza, sostenendo che l'agevolazione è esclusa per le imprese operanti in concessione e a tariffa regolamentata. La Corte di Giustizia Tributaria regionale ha confermato il diniego, qualificando il rapporto come concessione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'esclusione dal beneficio fiscale richiede non solo la presenza di una concessione, ma anche di una tariffa avente natura effettivamente remunerativa, ossia capace di coprire i costi fiscali e generare un profitto. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Autonoma organizzazione IRAP: odontoiatra vince
Un medico odontoiatra ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata negli anni dal 2012 al 2016, sostenendo l'assenza del presupposto dell'autonoma organizzazione IRAP. A seguito del silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria, il professionista ha fatto ricorso. Sia i giudici di primo grado che quelli di appello hanno accolto la domanda, rilevando che i compensi pagati a terzi erano minimi rispetto ai ricavi complessivi. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la valutazione sull'esistenza dell'autonoma organizzazione spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, il professionista ha ottenuto definitivamente il rimborso delle somme versate e l'Amministrazione Finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Notifica cartella di pagamento: ko il ricorso del commerciante
Un venditore al dettaglio di frutta e verdura ha impugnato la cartella esattoriale emessa a seguito di un controllo automatizzato per il pagamento di IRPEF, IVA e IRAP. Il contribuente contestava l'assoggettabilità all'IRAP, ritenendosi piccolo imprenditore senza dipendenti, e l'invalidità della notifica postale diretta della cartella. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica cartella di pagamento effettuata direttamente dal concessionario tramite raccomandata postale ordinaria è pienamente valida. Inoltre, la Corte ha chiarito che anche i piccoli imprenditori individuali sono soggetti all'IRAP se dispongono di un'autonoma organizzazione, intesa come impiego di beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile o utilizzo non occasionale di lavoro altrui. Di conseguenza, il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Rimborso IRAP professionisti: il fisco vince per un vizio di forma
Un commercialista richiede il rimborso IRAP professionisti sostenendo di non disporre di un'autonoma organizzazione, avendo solo un piccolo studio di 12 mq, un'auto e attrezzature informatiche di modesto valore, senza dipendenti. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso tramite silenzio-rifiuto. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del professionista. I giudici di legittimità rilevano che il ricorso non descrive in modo chiaro e specifico i fatti di causa e i motivi di contestazione, pretendendo un inammissibile riesame del merito della vicenda. Il professionista perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Rimborso IRAP negato: Cassazione punisce la motivazione apparente
Una società di trasporti ha richiesto il rimborso IRAP per l'anno d'imposta 2009, ritenendo di poter beneficiare di specifiche deduzioni sul costo del lavoro. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, sostenendo che l'agevolazione fosse esclusa per le imprese operanti in regime di concessione e a tariffa. I giudici di merito hanno dato ragione alla società, ma senza spiegare adeguatamente le ragioni della decisione. L'Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso per il vizio di motivazione apparente, rilevando che i giudici d'appello si sono limitati a conclusioni generiche senza chiarire perché non vi fosse una concessione traslativa o una tariffa remunerativa. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria del Piemonte.
Continua »
Rimborso IRAP professionisti: vince il socio senza mezzi propri
Un professionista, operante come consulente e presidente di una società, ha richiesto il rimborso IRAP professionisti per gli anni dal 2012 al 2015, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione poiché utilizzava esclusivamente le strutture della società cliente. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al professionista, stabilendo che chi lavora solo per una società sfruttandone i mezzi non deve pagare l'IRAP, anche se ricopre la carica di presidente. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del professionista sul calcolo dei termini di decadenza: il diritto al rimborso si perde solo per i versamenti effettuati oltre quattro anni prima della domanda (nel caso specifico, solo il primo acconto del 2012), mentre i pagamenti successivi devono essere restituiti. Il fisco è stato condannato a pagare le spese legali.
Continua »
Rimborso IRAP: la motivazione apparente annulla la decisione
Una società di trasporti ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata, rivendicando una deduzione fiscale. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che l'agevolazione non spettasse a chi opera in regime di concessione e a tariffa. I giudici di merito hanno dato ragione alla società, ma senza spiegare adeguatamente i motivi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, rilevando il vizio di motivazione apparente. La sentenza d'appello è stata annullata perché il giudice si è limitato a conclusioni superficiali senza mostrare il percorso logico-giuridico seguito. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: stop all’IRAP e sì ai costi
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP basato su indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha chiarito importanti regole sul raddoppio dei termini di accertamento. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché le violazioni di questa imposta non costituiscono reato penale. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso della contribuente stabilendo che, anche in caso di accertamento basato su prelievi bancari ingiustificati, il fisco deve riconoscere la deduzione dei costi presunti sostenuti per produrre quei ricavi. La sentenza di appello è stata quindi cassata con rinvio per ricalcolare le imposte dovute.
Continua »
Esenzione IMU terreni agricoli: il fisco perde contro il coltivatore
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento per il pagamento dell'IMU del 2013 a carico di un cittadino. Il contribuente ha impugnato l'atto chiedendo l'esenzione IMU terreni agricoli, sostenendo di svolgere attività agricola in modo prevalente. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto il ricorso del contribuente, calcolando la prevalenza del reddito agricolo sommando il reddito agrario e quello dominicale. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si dovesse considerare solo il reddito agrario. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che per verificare la prevalenza dell'attività agricola ai fini delle agevolazioni fiscali è corretto sommare sia il reddito agrario che quello dominicale. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Rimborso IRAP negato: lo studio associato perde contro il Fisco
Lo Studio Associato, composto da due avvocati, ha richiesto il Rimborso IRAP versato per gli anni dal 2010 al 2013, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dello studio legale, confermando che per le associazioni professionali l'esercizio dell'attività in forma associata fa presumere per legge la sussistenza del presupposto impositivo. Di conseguenza, spetta al contribuente che richiede il rimborso dimostrare l'inesistenza dell'esercizio in forma associata, e non all'ufficio dimostrare l'autonoma organizzazione. Non avendo lo studio fornito tale prova contraria, il rimborso è stato negato.
Continua »
Ingiunzione di pagamento tributi locali: paga la nuova società
Una società contesta un'ingiunzione di pagamento tributi locali per TARSU non versata, emessa dal concessionario di un Comune. La società sostiene di non dover pagare in quanto costituita solo successivamente agli anni di imposta contestati. I giudici di merito rigettano il ricorso rilevando la responsabilità solidale derivante da scissione societaria. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che l'ingiunzione di pagamento tributi locali è un titolo esecutivo valido anche se emesso dal concessionario e firmato digitalmente. Inoltre, chiarisce che non è necessario allegare gli avvisi di accertamento già notificati e che la mancata decisione sulla sospensione cautelare è implicitamente assorbita dalla sentenza di merito. Il ricorso viene rigettato con condanna alle spese.
Continua »