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D.Lgs. 385/1993 — Anno 2023

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152 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 385/1993

Cessione ramo d’azienda: quando non si applica la decadenza
In un caso di cessione di ramo d'azienda nel settore bancario, la Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non sono soggetti a termini di decadenza per richiedere l'accertamento della continuità del loro rapporto di lavoro con la società acquirente. L'ordinanza conferma che, se l'operazione costituisce un effettivo trasferimento ai sensi dell'art. 2112 c.c., la tutela legale dei dipendenti è automatica e non può essere annullata da accordi individuali basati su presupposti errati, i quali sono da considerarsi nulli.
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Trasferimento d’azienda: quando è nullo l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31441/2023, ha chiarito che un'operazione tra due istituti di credito, formalmente presentata come cessione di singoli contratti di lavoro, costituisce in realtà un trasferimento d'azienda se ne possiede le caratteristiche sostanziali. Di conseguenza, si applica la tutela inderogabile dell'art. 2112 c.c., che garantisce la continuità del rapporto di lavoro alle medesime condizioni. La Corte ha stabilito la nullità degli accordi individuali di conciliazione volti a derogare a tale disciplina, anche in presenza di una crisi aziendale della cedente, se non sono state rispettate le corrette procedure sindacali.
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Limite di finanziabilità: quando l’appello è inammissibile
Un debitore si è opposto a un'azione esecutiva sostenendo la nullità del precetto per mancata notifica del titolo. L'eccezione si basava sul presunto superamento del limite di finanziabilità del mutuo fondiario, che avrebbe privato il creditore dei benefici processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che i motivi di appello erano irrilevanti rispetto alla decisione del giudice di merito e mancavano del requisito di autosufficienza, non avendo specificato con precisione gli atti su cui si fondavano le censure.
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Contratto autonomo di garanzia: eccezioni del garante
Un garante, vincolato da un contratto autonomo di garanzia, si opponeva a un decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30840/2023, ha stabilito un principio fondamentale: anche in presenza di una garanzia autonoma, il garante ha il diritto di sollevare eccezioni basate sulla nullità di clausole del contratto principale che violano norme imperative, come il divieto di anatocismo. La Corte ha cassato la decisione d'appello che negava tale diritto, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Clausola di deroga alla competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30681/2023, ha esaminato la validità di una clausola di deroga alla competenza territoriale inserita in un contratto quadro bancario. La controversia nasceva dalla richiesta di due società di dichiarare nulli alcuni contratti con un istituto di credito. La Corte ha stabilito che tale clausola può estendere la sua efficacia anche a rapporti contrattuali precedenti e già conclusi, a condizione che da essi residui una posizione debitoria. Inoltre, ha chiarito che l'asimmetria della clausola, che offre alla banca maggiori opzioni di scelta del foro rispetto al cliente, non ne determina la nullità né costituisce un abuso del diritto, confermando la competenza del foro convenzionale indicato nel contratto.
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Cessione crediti in blocco: non trasferisce il debito
Un correntista, dopo aver estinto il proprio conto corrente, ha agito in giudizio contro la banca per la restituzione di somme indebitamente addebitate. L'istituto di credito si è difeso sostenendo di non essere più il soggetto passivo del rapporto a seguito di una cessione crediti in blocco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, stabilendo che la cessione dei crediti non comporta il trasferimento dei debiti preesistenti della banca cedente, specialmente se il rapporto contrattuale era già concluso al momento della cessione. La responsabilità per la restituzione dell'indebito rimane quindi in capo alla banca originaria.
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Concessione abusiva di credito: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29840/2023, ha annullato una decisione di merito che aveva ritenuto una banca responsabile per concessione abusiva di credito. La Corte ha stabilito che per accertare tale responsabilità non sono sufficienti indizi generici, ma è necessaria un'analisi analitica e puntuale della situazione patrimoniale dell'impresa al momento esatto del finanziamento, basata su una valutazione 'ex ante' e non su eventi successivi. La mancanza di questa analisi rigorosa vizia la sentenza per 'motivazione apparente'.
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Impugnazione stato passivo: nuovi documenti ammessi
In un caso di impugnazione stato passivo, un creditore contestava l'ammissione di un altro credito sostenendo l'inammissibilità di nuovi documenti in appello. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un importante principio: anche nel giudizio di impugnazione, il creditore la cui ammissione è contestata ha il diritto di produrre nuovi documenti a sostegno delle proprie ragioni, equiparando così le sue facoltà processuali a quelle del creditore che propone opposizione.
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Addizionale settore finanziario: nozione e confini
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28199/2023, ha chiarito l'ambito di applicazione dell'addizionale del 10% sui bonus erogati nel settore finanziario. Il caso riguardava un dirigente di una società di consulenza finanziaria che contestava l'applicazione della tassa sui suoi emolumenti variabili. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la nozione di "settore finanziario" è ampia e basata su un criterio socio-economico, non limitata agli intermediari vigilati dal Testo Unico Bancario. L'addizionale settore finanziario si applica quindi anche a quelle società, come quelle di consulenza, che pur non essendo soggette a vigilanza, possono influenzare la stabilità del mercato con le loro attività.
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Onere della prova bancario: la guida completa
Una società in liquidazione ha citato in giudizio un istituto di credito per l'applicazione di interessi ultralegali e altre somme non dovute su due conti correnti. Le corti di merito hanno respinto la domanda, attribuendo alla società l'onere della prova bancario, ovvero la mancata produzione dei contratti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in un'azione di ripetizione di indebito, la prova della mancanza di una causa giustificativa (un fatto negativo) può essere fornita anche tramite presunzioni, come la mancata produzione del contratto da parte della banca, che ha l'obbligo di conservarlo.
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Intervento tardivo: quando è possibile agire in causa?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6392/2023, ha chiarito i limiti dell'intervento tardivo nel processo civile. La Corte ha stabilito che un terzo può intervenire con una domanda autonoma fino all'udienza di precisazione delle conclusioni. Le preclusioni processuali maturate valgono solo per le attività istruttorie (prove), ma non impediscono la presentazione di nuove domande, bilanciando così il diritto di difesa del terzo con l'esigenza di un processo ordinato.
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Interessi moratori usura: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di mutuo, definendo i criteri per valutare l'usura degli interessi moratori. Si chiarisce che non vanno sommati a quelli corrispettivi. La Corte affronta anche temi procedurali come la fusione societaria in corso di causa e la modifica delle spese legali in appello, accogliendo il ricorso su quest'ultimo punto.
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