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D.Lgs. 368/2001

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486 provvedimenti

Contratto di somministrazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva di accertare l'irregolarità di un contratto di somministrazione e di costituire un rapporto di lavoro diretto con l'azienda utilizzatrice. Il ricorso è stato respinto perché il lavoratore ha confuso i requisiti formali del proprio contratto di lavoro con quelli del contratto di somministrazione stipulato tra l'agenzia e l'utilizzatore, non riuscendo a contestare efficacemente la motivazione della sentenza d'appello.
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Contratto a termine: quando è legittima la motivazione
Un lavoratore ecologico ha impugnato una serie di contratti a termine, sostenendone l'illegittimità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la motivazione di un contratto a termine è valida anche se fornita "per relationem", ovvero tramite rinvio a documenti esterni, come delibere comunali, purché questi siano specifici, conoscibili e garantiscano la trasparenza delle ragioni temporanee.
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Contratti a termine: limiti della deroga stagionale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31755/2023, ha chiarito i limiti della contrattazione collettiva nel definire le attività stagionali per la stipula di contratti a termine. Il caso riguardava una lavoratrice di un call center di una compagnia aerea, il cui rapporto di lavoro a tempo determinato era stato prorogato oltre il limite massimo legale. La Corte ha stabilito che la qualifica di 'stagionale' non può essere un'etichetta generica usata per eludere la legge, ma deve corrispondere a esigenze oggettive e temporanee. Di conseguenza, ha confermato la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato e il diritto della lavoratrice al risarcimento.
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Giudicato interno e acquiescenza: l’appello inammissibile
La Corte di Cassazione analizza un caso di lavoro a termine, stabilendo che la mancata impugnazione di uno specifico punto della sentenza di primo grado determina un giudicato interno. Questo fenomeno, noto come acquiescenza, ha reso l'appello della società datrice di lavoro inammissibile per difetto d'interesse, portando alla cassazione senza rinvio della sentenza d'appello e confermando, di fatto, la decisione iniziale a favore della lavoratrice.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio per chi vince
Una lavoratrice si opponeva alla legittimità dei suoi contratti a termine. Il Tribunale le dava ragione sull'illegittimità ma rigettava la domanda di risarcimento. In appello, la Corte riesaminava e riteneva legittimi i contratti, nonostante l'azienda, vittoriosa in primo grado, non avesse proposto un appello incidentale specifico. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la parte vittoriosa nel merito, ma soccombente su una questione specifica, deve obbligatoriamente presentare un appello incidentale per farla riesaminare, non essendo sufficiente una semplice riproposizione.
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Appello incidentale: quando è obbligatorio proporlo?
La Corte di Cassazione ha chiarito che la parte totalmente vittoriosa nel merito, ma soccombente su una specifica questione, deve proporre appello incidentale per devolvere tale questione al giudice superiore. In un caso di pubblico impiego, un'azienda sanitaria, pur vincendo in primo grado, non aveva impugnato con appello incidentale la statuizione sull'illegittimità dei contratti a termine. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello non poteva riesaminare tale punto, ormai coperto da giudicato interno, accogliendo il ricorso della lavoratrice e cassando la sentenza.
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Appello incidentale: obbligatorio per la parte vittoriosa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la parte totalmente vittoriosa nel merito ma soccombente su una questione specifica (come l'illegittimità di contratti a termine) deve proporre un appello incidentale per devolvere tale questione al giudice superiore. La semplice riproposizione delle difese non è sufficiente, altrimenti sulla questione si forma un giudicato interno che impedisce un nuovo esame. Il caso riguardava una lavoratrice del settore pubblico che contestava la legittimità dei suoi contratti a termine.
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Rinuncia al risarcimento: quando è nulla per la legge?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al risarcimento del danno da parte di lavoratori precari del settore pubblico è da considerarsi nulla qualora sia collegata, in un rapporto sinallagmatico, alla stipula di un ulteriore contratto a termine che viola norme imperative, come il superamento del limite massimo di durata di 36 mesi. Il caso riguardava alcuni agenti di polizia municipale che avevano accettato un nuovo contratto part-time rinunciando a ogni pretesa pregressa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, dichiarando la nullità sia della clausola contrattuale sia della conseguente rinuncia.
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Natura pubblica: no alla conversione del contratto a termine
Un lavoratore ha richiesto la conversione del suo contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato con un Ministero, a seguito della soppressione dell'ente per cui lavorava. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la natura pubblica dell'ente originario. Tale qualificazione impedisce la conversione del contratto, poiché l'accesso al pubblico impiego deve avvenire tramite concorso, salvo diverse disposizioni di legge.
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Collaboratore esperto linguistico: no a parità di paga
Un collaboratore esperto linguistico, dopo anni di contratti a termine e successiva stabilizzazione, ha citato in giudizio l'università per ottenere un risarcimento danni e l'equiparazione dello stipendio a quello dei ricercatori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la stabilizzazione costituisce una misura sufficiente a sanare l'abuso dei contratti a termine e che il ruolo e la retribuzione del collaboratore esperto linguistico sono distinti da quelli del personale accademico, essendo regolati dalla contrattazione collettiva.
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Abuso contratti a termine: sì al risarcimento danni
Un lavoratore, precedentemente impiegato in lavori socialmente utili (LSU), è stato assunto da un comune con una serie di contratti a termine. Dopo aver contestato la reiterazione abusiva dei contratti, la Corte di Cassazione ha stabilito che anche i rapporti di lavoro finalizzati alla stabilizzazione di personale LSU sono soggetti alle normative europee che vietano l'abuso contratti a termine. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per determinare il diritto al risarcimento del danno, tenendo conto della successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore.
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Abuso contratti a termine LSU: la Cassazione decide
Una lavoratrice, impiegata per anni da un Comune con contratti a termine successivi a un periodo di lavori socialmente utili (LSU), ha chiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, qualificando i contratti come parte di una speciale normativa regionale di stabilizzazione, non soggetta alle tutele europee. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che la normativa regionale non può derogare ai principi UE contro l'abuso dei contratti a termine LSU. Il caso è stato rinviato per valutare il diritto al risarcimento, anche alla luce della successiva stabilizzazione della lavoratrice.
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Stabilizzazione LSU: Abuso e risarcimento del danno
Un lavoratore proveniente da un bacino di Lavori Socialmente Utili (LSU), assunto da un ente pubblico con una serie di contratti a termine e poi stabilizzato, ha richiesto il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9407/2023, ha stabilito che anche nel percorso di stabilizzazione LSU, è necessario valutare la natura concreta del rapporto. Se il lavoratore svolge mansioni ordinarie e necessarie, la successione di contratti può configurare un abuso, dando diritto al risarcimento del danno per la pregressa precarietà, anche a seguito dell'avvenuta immissione in ruolo.
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Contratti a termine PA: Abuso e Limiti secondo la Cassazione
Un lavoratore di un ente comunale è stato impiegato per dieci anni tramite successivi contratti a termine. Egli ha contestato l'abuso di tale strumento, utilizzato per coprire un'esigenza permanente. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che anche le norme speciali per l'assunzione di dirigenti (art. 110 TUEL) non possono giustificare il rinnovo prolungato di contratti a termine PA in assenza di comprovate e genuine esigenze temporanee, in linea con la direttiva europea. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Diploma magistrale: no all’inserimento nelle GAE
Una docente con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE), vedendo il suo ricorso respinto in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato l'appello finale, stabilendo che, sebbene il diploma magistrale sia un titolo abilitante, non è di per sé sufficiente per l'iscrizione nelle GAE. La Corte ha sottolineato che la legge del 2006 ha 'chiuso' tali graduatorie a nuove categorie, salvaguardando solo le posizioni di coloro che già possedevano i requisiti per le precedenti graduatorie permanenti.
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Rinnovo contratto a termine: quando è illegittimo?
Un ente di ricerca ha rinnovato il contratto di un lavoratore il giorno immediatamente successivo alla scadenza del precedente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 253/2023, ha dichiarato illegittimo tale rinnovo contratto a termine per assenza dell'intervallo temporale previsto dalla legge. Anche se la durata complessiva dei contratti rientrava nei limiti consentiti, la successione immediata è stata qualificata come abuso, confermando il diritto del lavoratore a un risarcimento del danno forfettario, senza necessità di fornire prova specifica del pregiudizio subito.
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Contratto a progetto: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La decisione non entra nel merito della questione, ma si basa su vizi procedurali del ricorso, tra cui la mancanza di specificità dei motivi e l'ostacolo della cosiddetta "doppia conforme", ovvero la conferma in appello della sentenza di primo grado. L'ordinanza sottolinea l'importanza di formulare correttamente gli atti di impugnazione.
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Società pubblica: no conversione contratto illecito
Un lavoratore, impiegato tramite società appaltatrici ma di fatto alle dipendenze di una società pubblica, ha richiesto la costituzione di un rapporto di lavoro diretto con quest'ultima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura di società pubblica impone l'assunzione tramite concorso, impedendo la conversione giudiziale di un contratto di lavoro sorto in violazione di tali norme imperative, anche in caso di appalto illecito.
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Lavoro subordinato docente: quando non sussiste
Una docente, dopo anni di insegnamento presso un istituto universitario, ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato docente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. L'ordinanza chiarisce che, per le prestazioni intellettuali come l'insegnamento, la continuità del rapporto non basta. Per qualificare un rapporto come subordinato sono necessari specifici indici, come l'esercizio del potere direttivo e di controllo da parte dell'istituto, un orario di lavoro fisso e vincolante, e un vincolo di esclusività, elementi che nel caso di specie sono risultati assenti.
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Danno comunitario: chance di assunzione non basta
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo anni di contratti a termine illegittimi, si è vista negare il risarcimento del danno comunitario perché le era stata offerta una chance di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che una mera e incerta possibilità di assunzione non costituisce una sanzione efficace contro l'abuso, confermando il diritto della lavoratrice al risarcimento.
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