LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 276/2003

Pagina 52 di 40

1052 provvedimenti

Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione completa dal datore di lavoro originario (cedente) dal momento in cui offre la propria prestazione. La somma percepita dal datore di lavoro di fatto (cessionario) non può essere detratta, poiché si originano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente e uno 'de facto' con il cessionario. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il principio della non detraibilità delle somme percepite altrove.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20314/2025, ha stabilito che in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione sia dal datore di lavoro originario (cedente) che da quello di fatto (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' ripristinato con il cedente e uno 'de facto' proseguito con il cessionario. Di conseguenza, la retribuzione versata da quest'ultimo non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, poiché non si applica il principio della 'compensatio lucri cum damno'.
Continua »
Superminimo cambio appalto: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice, in seguito a un cambio appalto, richiedeva alla nuova azienda il mantenimento di un superminimo percepito con il precedente datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la disciplina del cambio appalto prevista dal CCNL Multiservizi non garantisce la conservazione dei trattamenti economici di miglior favore, come il superminimo, a meno che non si configuri un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Nel caso specifico, è stata accertata una discontinuità organizzativa tra le due imprese, escludendo tale ipotesi. Inoltre, il superminimo era legato a uno specifico incarico che non è stato mantenuto dalla nuova appaltatrice, rendendolo non esigibile.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: i requisiti di autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inefficace una cessione di ramo d'azienda nel settore del recupero crediti. La sentenza stabilisce che, per essere legittima, la cessione deve riguardare un'entità che possieda una preesistente e reale autonomia funzionale, e non una struttura creata artificialmente per la cessione e dipendente dalla società cedente per operare. La mancanza di autonomia e la dipendenza operativa hanno reso la cessione invalida, con il conseguente ripristino dei rapporti di lavoro presso l'azienda cedente.
Continua »
Trasferimento d’azienda: quando si applica l’art. 2112
La Cassazione conferma che il cambio appalto configura un trasferimento d'azienda se vi è passaggio di beni strumentali rilevanti che garantiscono la continuità dell'attività. La Corte ha rigettato il ricorso di una società subentrante in un appalto, stabilendo che la prosecuzione del lavoro con gli stessi macchinari della precedente appaltatrice integra i presupposti dell'art. 2112 c.c., con conseguente diritto dei lavoratori a mantenere il posto di lavoro.
Continua »
Appalto leggero: la Cassazione fissa i paletti
La Cassazione ha annullato la decisione di merito che riteneva valido un appalto leggero per il recupero crediti. La Corte ha stabilito che l'elevato numero di dipendenti e la loro professionalità non bastano a provare la genuinità del contratto se manca una reale autonomia gestionale dell'appaltatore e l'assunzione del rischio d'impresa. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione delle prove.
Continua »
Somministrazione fraudolenta: la decadenza non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza dall'impugnazione dei singoli contratti di somministrazione non impedisce al giudice di valutare se la reiterazione di centinaia di contratti configuri una somministrazione fraudolenta. Analizzando il caso di un autista con circa 800 contratti in dieci anni, la Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, ordinando un nuovo esame per verificare l'abuso del diritto e la violazione delle norme imperative, anche di derivazione europea.
Continua »
Onere della prova: la Cassazione sul lavoro subordinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22424/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori del settore scolastico. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, formalmente qualificato come collaborazione, spetta interamente al lavoratore. In questo caso, i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti, come i contratti o testimonianze, per sostenere la loro tesi, portando così alla reiezione delle loro domande risarcitorie precedentemente accolte in primo grado.
Continua »
Lavoro subordinato: quando due società sono un unico datore
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha riconosciuto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a favore di un medico, formalmente legato da contratti di collaborazione con una società. La Suprema Corte ha ritenuto che due distinte società costituissero un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, data l'unicità della struttura organizzativa e l'interesse comune, condannandole in solido alla reintegrazione e al risarcimento del danno. Viene ribadito il principio della prevalenza della sostanza sulla forma nella qualificazione del rapporto di lavoro.
Continua »
Mutatio libelli: quando cambiare domanda in giudizio
Un lavoratore, assunto nel corso di una causa per il riconoscimento del rapporto di lavoro, ha modificato la sua domanda chiedendo il risarcimento per il ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di tale modifica, qualificandola come una "mutatio libelli", ovvero un'alterazione inammissibile degli elementi essenziali della domanda iniziale. Il ricorso è stato rigettato anche per la presenza di una "doppia conforme" sui fatti di causa.
Continua »
Lavoro subordinato: la prova spetta al lavoratore
Un lavoratore, che era anche socio e amministratore di una società poi fallita, ha visto respinta la sua richiesta di ammissione al passivo per crediti da lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che l'onere di provare la sussistenza della subordinazione grava interamente sul lavoratore. La Corte ha inoltre ribadito la propria impossibilità di riesaminare nel merito le prove già valutate dai giudici dei gradi precedenti.
Continua »
Appalto illecito: la Cassazione e l’onere della prova
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di presunto appalto illecito, rigettando il ricorso dei lavoratori. La decisione sottolinea che, in sede di legittimità, non è possibile richiedere un riesame del merito, ma è necessario indicare un fatto storico preciso e decisivo che il giudice precedente avrebbe omesso di esaminare. Il ricorso principale è stato dichiarato estinto per rinuncia, mentre quello incidentale è stato giudicato inammissibile, confermando la legittimità del contratto d'appalto come valutato dalla Corte d'Appello.
Continua »
Lavoro a progetto: i requisiti e l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9481/2019, ha chiarito la distinzione fondamentale nell'ambito del lavoro a progetto: se il progetto manca o è generico, il rapporto si converte automaticamente in subordinato a tempo indeterminato. Se invece il progetto è specifico e formalmente valido, spetta al lavoratore dimostrare con prove concrete che, nei fatti, il rapporto si è svolto con le caratteristiche della subordinazione. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore scommesse, confermando la decisione di merito che aveva ritenuto i progetti specifici e non provata la subordinazione di fatto.
Continua »
Contratto a progetto: quando la conversione è automatica
Un lavoratore assunto con un contratto a progetto come "venditore all'ingrosso" ha ottenuto la conversione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9483/2019, ha stabilito che la mancanza di uno specifico progetto nel contratto determina la sua conversione automatica (ope legis). Questa sanzione opera come una presunzione assoluta, rendendo irrilevante l'eventuale autonomia del lavoratore nello svolgimento delle sue mansioni.
Continua »
Contratto a progetto nullo: conversione automatica
Una società di servizi aveva stipulato con un lavoratore un contratto di lavoro a progetto. Successivamente, il lavoratore ha impugnato il contratto, sostenendo che fosse fittizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un contratto a progetto nullo, poiché privo dell'indicazione di uno specifico programma di lavoro, si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Questa conversione avviene per legge, senza la necessità di dimostrare ulteriormente la sussistenza della subordinazione nei fatti. L'appello della società è stato quindi respinto.
Continua »
Contratto a progetto: quando è valido? La Cassazione
Un professionista, assunto con contratto a progetto da un'impresa di costruzioni, ha chiesto la conversione del suo rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato. Sosteneva che il progetto non fosse specifico e che, non essendo iscritto all'albo professionale italiano, non gli si applicasse l'eccezione prevista per le professioni intellettuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'esistenza di un progetto sufficientemente specifico (coordinamento di un cantiere) esclude la conversione automatica. Tale progetto può rientrare nell'attività ordinaria dell'azienda, purché sia finalizzato a un risultato definito. Di conseguenza, l'onere di provare la subordinazione gravava sul lavoratore, prova che non è stata fornita.
Continua »
Somministrazione irregolare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9265/2019, affronta un caso di somministrazione irregolare. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo e secondo grado la conversione del suo contratto a tempo indeterminato presso l'azienda utilizzatrice, poiché la causale, legata a 'punte di intensa attività', era stata ritenuta troppo generica e non provata. La Cassazione conferma la conversione del rapporto ma cassa la sentenza sulla parte economica, stabilendo che al lavoratore spetta l'indennità risarcitoria onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010 e non l'integrale pagamento delle retribuzioni perse.
Continua »
Collaborazione a progetto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex collaboratore che chiedeva il riconoscimento di crediti di lavoro, sostenendo che il suo rapporto, inizialmente configurato come *collaborazione a progetto*, avrebbe dovuto essere convertito in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte ha motivato l'inammissibilità sul fatto che le questioni sollevate erano nuove e non erano state proposte ritualmente nei gradi precedenti del giudizio di opposizione allo stato passivo del fallimento.
Continua »
Superiore inquadramento: cosa decide il giudice?
Un lavoratore, assunto prima da una società appaltatrice e poi direttamente dall'azienda committente, ha richiesto il riconoscimento di un superiore inquadramento. Il Tribunale ha respinto le doglianze sull'illegittimità dei contratti a termine, considerandoli due rapporti di lavoro distinti. Tuttavia, ha accolto la domanda di superiore inquadramento, riconoscendo al lavoratore il 5° livello del CCNL per il secondo periodo lavorativo, sulla base delle mansioni effettivamente svolte che includevano l'uso di mezzi meccanici.
Continua »
Appalto illecito: Cassazione rinvia alla IV Sezione
Una lavoratrice, dipendente di una cooperativa sociale ma operante presso un'azienda sanitaria locale (ASL), ha contestato la legittimità del contratto di appalto tra i due enti, sostenendo si trattasse di un appalto illecito che mascherava una somministrazione di manodopera. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo l'appalto legittimo. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la connessione del caso con altri procedimenti simili e ha disposto il rinvio alla IV Sezione per una trattazione congiunta, al fine di garantire una decisione uniforme sulla questione.
Continua »