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D.Lgs. 276/2003

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1052 provvedimenti

Recesso contratto a progetto: quando è nullo?
Un collaboratore si è visto terminare un contratto a progetto tramite recesso unilaterale della società committente, che si basava su una clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità di tale atto, chiarendo che il recesso contratto a progetto è disciplinato da norme inderogabili di legge. Se la normativa in vigore al momento dei fatti non prevede il recesso libero (ad nutum), qualsiasi clausola contrattuale contraria è da considerarsi nulla. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Successione di contratti: computo dei 36 mesi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo del limite massimo di 36 mesi per la successione di contratti, devono essere sommati anche i periodi di lavoro svolti con contratti a progetto, qualora questi vengano giudizialmente riqualificati come rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato. La Corte ha sottolineato che prevale la sostanza del rapporto lavorativo sulla forma contrattuale adottata, al fine di prevenire l'abuso di contratti precari.
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Giudicato: no a nuove richieste di stipendio
La Cassazione ha annullato la condanna di una società IT al pagamento di retribuzioni a seguito di una cessione di ramo d'azienda illegittima. La Corte ha stabilito che la richiesta dei lavoratori era preclusa dal principio del giudicato, essendo già stata respinta in un precedente procedimento con le stesse parti e lo stesso oggetto.
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Cambio appalto: diritti e tutele dei lavoratori
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di successione di aziende in un contratto di servizi, noto come cambio appalto. L'ordinanza annulla la precedente decisione di merito che aveva convertito i contratti a termine dei lavoratori in contratti a tempo indeterminato, ravvisando una carenza di motivazione. La Corte sottolinea la necessità per i giudici di spiegare in modo approfondito perché le ragioni poste a base di un contratto a termine sono illegittime e chiarisce i limiti della responsabilità solidale tra le imprese coinvolte.
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Conversione contratto pubblica amministrazione: no
Una lavoratrice ha richiesto la conversione dei suoi contratti di collaborazione pluriennali con un ente pubblico in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo il principio secondo cui la conversione contratto pubblica amministrazione è vietata. Anche in caso di abuso, il lavoratore non ottiene la stabilizzazione, ma ha diritto solo a tutele di tipo economico e contributivo per il lavoro effettivamente svolto.
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Ripristino del rapporto: dove deve avvenire?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione di contratti di somministrazione in un rapporto a tempo indeterminato, è stato reintegrato in una sede diversa e più lontana. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno, chiarendo che il ripristino del rapporto di lavoro deve avvenire nel luogo in cui il dipendente prestava la sua ultima attività. Qualsiasi successivo trasferimento deve essere giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, la cui prova spetta al datore di lavoro.
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Interposizione manodopera: la legge applicabile
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che aveva erroneamente applicato la normativa successiva (D.Lgs. 276/2003) a un caso di interposizione di manodopera avvenuto nel 2001. La Corte ha stabilito che deve essere applicata la legge vigente all'epoca dei fatti (L. 1369/1960), che pone gli obblighi fiscali, inclusi quelli di sostituto d'imposta, in capo all'utilizzatore effettivo della prestazione lavorativa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Appalto Fittizio: quando il contratto è illecito
Una catena di supermercati ha utilizzato una cooperativa per il servizio di rifornimento scaffali, sostenendo si trattasse di un legittimo contratto di appalto. Il Tribunale di Venezia ha stabilito che si trattava di un appalto fittizio, confermando una pesante sanzione per intermediazione illecita di manodopera. La decisione si è basata sulla prova che il supermercato, e non la cooperativa, esercitava il potere direttivo e organizzativo sui lavoratori, i quali erano pienamente integrati nelle operazioni del committente. Anche il metodo di pagamento è risultato basato sul costo orario del lavoro anziché sul risultato del servizio.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i nuovi motivi
Un lavoratore, dopo aver perso in primo e secondo grado la causa per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con una compagnia assicurativa, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso cassazione perché basato su argomenti e questioni giuridiche nuove, introdotte tardivamente nel giudizio d'appello e non riproposte correttamente in sede di legittimità come vizi procedurali. La Corte ha sottolineato che non si possono introdurre nuove allegazioni in fatto e in diritto a giudizio avanzato, e che il ricorso deve contestare specificamente le ragioni della decisione impugnata, non introdurre nuove prospettive.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima. Se il datore di lavoro originario (cedente) non riammette in servizio il lavoratore, quest'ultimo ha diritto alla retribuzione completa, anche se nel frattempo ha lavorato e percepito uno stipendio dal nuovo datore (cessionario). La Corte ha chiarito che si creano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente, che deve lo stipendio a causa del suo rifiuto illegittimo, e uno 'de facto' con il cessionario, che paga per la prestazione effettivamente ricevuta. Pertanto, le somme percepite dal cessionario non possono essere detratte da quanto dovuto dal cedente.
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Contratto di lavoro intermittente: requisiti alternativi
Una lavoratrice ha contestato la legittimità del suo contratto di lavoro intermittente, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i requisiti soggettivi (età) e oggettivi (discontinuità dell'attività) per questo tipo di contratto sono alternativi e non cumulativi. Inoltre, la Corte ha precisato che la mancata valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro non comporta automaticamente la conversione del rapporto.
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Cessione ramo d’azienda: il doppio stipendio è lecito
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto a percepire sia la retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) sia quella dall'azienda che lo ha acquisito (cessionaria). La sentenza stabilisce che si vengono a creare due rapporti di lavoro paralleli e distinti: uno 'de iure' con il cedente, ripristinato giudizialmente, e uno 'de facto' con il cessionario, per il quale il lavoratore ha effettivamente prestato servizio. Di conseguenza, la retribuzione versata dal cessionario non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, poiché non si tratta di un risarcimento del danno ma del corrispettivo per due obbligazioni distinte.
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Responsabilità solidale appalto e pagamento diretto
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiude un contenzioso in cui un ente committente, a fronte di un decreto ingiuntivo, aveva pagato direttamente i dipendenti dell'impresa appaltatrice inadempiente. I giudici di merito avevano stabilito che la responsabilità solidale appalto non autorizza il committente a sospendere i pagamenti verso l'appaltatore. La lite si è conclusa con un accordo e l'estinzione del procedimento prima della decisione finale della Cassazione.
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Cessione ramo d’azienda: i requisiti di autonomia
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una cessione ramo d'azienda nel settore bancario. Il ramo, dedicato al recupero crediti, è stato ritenuto privo di autonomia funzionale e preesistenza, poiché dipendeva interamente dalla banca cedente per sistemi informatici e commesse, non potendo operare autonomamente sul mercato. La sentenza ribadisce che la semplice cessione di personale non integra una valida operazione.
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Contratto a progetto: la conversione in subordinato
La Corte di Cassazione conferma la conversione di un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il caso riguardava un collaboratore, assunto formalmente con contratto a progetto da un istituto di credito, ma di fatto operante come Direttore Generale. La Corte ha stabilito che, quando il progetto affidato coincide con l'oggetto sociale dell'azienda e manca di un risultato specifico e autonomo, il contratto è illegittimo e scatta la conversione automatica, con diritto alle differenze retributive.
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Somministrazione abusiva: no decadenza per frode
Un lavoratore impiegato per 7 anni con oltre 300 contratti di somministrazione ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. I giudici di merito avevano respinto la domanda per la scadenza dei termini di impugnazione (decadenza). La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la decadenza sui singoli contratti non impedisce di valutare l'intera sequenza per accertare una possibile somministrazione abusiva e una frode alla legge, in conformità con la normativa europea.
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Cambio appalto: il superminimo non è garantito
Una lavoratrice, trasferita a una nuova società a seguito di un cambio appalto, ha chiesto il mantenimento di un superminimo percepito dal precedente datore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la disciplina del cambio appalto, a differenza del trasferimento d'azienda, non garantisce la conservazione delle condizioni retributive di miglior favore, ma solo quelle previste dal CCNL. Il superminimo, inoltre, era legato a un ruolo specifico venuto meno con il nuovo appaltatore.
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Cessione ramo d’azienda: l’autonomia è essenziale
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di una cessione ramo d'azienda nel settore del recupero crediti. La sentenza stabilisce che il trasferimento è inefficace se il ramo ceduto non possiede una preesistente e reale autonomia funzionale, ma si configura come un mero spostamento di personale dipendente dalle strutture della società cedente.
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Cessione ramo d’azienda: il diritto alla doppia paga
Una lavoratrice, illegittimamente trasferita attraverso una cessione ramo d'azienda, ha visto ripristinato il suo rapporto di lavoro con il datore originale. La Corte di Cassazione ha confermato che, se il datore di lavoro originale non la reintegra, deve corrisponderle l'intera retribuzione, anche se la lavoratrice ha continuato a lavorare e a percepire uno stipendio dalla nuova società. Il pagamento del cessionario non estingue il debito del cedente.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un complesso caso di diritto del lavoro, incentrato su un presunto demansionamento a seguito di distacco, si conclude in Cassazione con una declaratoria di estinzione del giudizio. A seguito della rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente e dell'adesione delle altre parti, la Corte Suprema ha terminato il procedimento senza pronunciarsi nel merito, evidenziando il ruolo degli atti procedurali nel definire le controversie.
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