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D.Lgs. 276/2003

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1052 provvedimenti

Contratto di apprendistato nullo senza formazione
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto di apprendistato in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La decisione si fonda sulla totale assenza di formazione erogata alla lavoratrice, elemento che la Corte ha ritenuto essenziale e qualificante per la causa stessa del contratto. Secondo i giudici, la mancanza dell'obbligo formativo snatura l'apprendistato, trasformandolo di fatto in un ordinario rapporto di lavoro fin dal suo inizio. La sentenza sottolinea che le sanzioni amministrative previste dalla legge non escludono questa fondamentale tutela per il lavoratore.
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Responsabilità solidale appalti: la guida completa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, negli appalti pubblici, la responsabilità solidale del committente si estende a tutti gli emolumenti previsti dal contratto collettivo, inclusa l'indennità per ferie e permessi non goduti, indipendentemente dalla loro natura retributiva o risarcitoria. In un caso riguardante una catena di subappalti nel settore della ristorazione ferroviaria, la Corte ha cassato la decisione d'appello che limitava tale responsabilità al solo TFR, applicando la disciplina specifica del Codice degli Appalti (D.Lgs. 163/2006) che prevale su quella generale.
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Tardività appello: ricorso non autosufficiente
Un lavoratore si è visto dichiarare inammissibile il ricorso in Cassazione contro la sua esclusione da un progetto lavorativo. La Corte ha confermato la decisione di tardività dell'appello, sottolineando che il ricorrente non ha rispettato il principio di autosufficienza, non avendo fornito le prove documentali necessarie a dimostrare un presunto errore del sistema telematico di deposito atti.
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Somministrazione illecita: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministratore di una società sanzionata per somministrazione illecita di manodopera. La Corte ha stabilito che, in caso di depenalizzazione di un reato, il termine di 90 giorni per la contestazione amministrativa decorre dalla data di trasmissione degli atti dalla Procura all'autorità competente. È stata inoltre confermata la distinzione tra appalto lecito e somministrazione illecita, la quale si configura quando l'appaltatore fornisce solo personale, senza assumere il rischio d'impresa e senza esercitare un potere direttivo effettivo.
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Contratti a progetto: quando si convertono in lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa a carico del legale rappresentante di una cooperativa sociale per l'uso illegittimo di contratti a progetto. La sentenza stabilisce che se un contratto di collaborazione non individua uno specifico progetto, si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla sua costituzione. La Corte ha inoltre respinto la tesi della buona fede, chiarendo che precedenti ispezioni senza rilievi non generano un legittimo affidamento.
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Responsabilità solidale appalti: quale legge si applica?
Un lavoratore ha citato in giudizio l'appaltatore principale per ottenere il pagamento dell'indennità per ferie non godute. La Corte di Cassazione ha stabilito che per gli appalti pubblici stipulati prima del 19 aprile 2016, la responsabilità dell'appaltatore è regolata dalle norme più ampie del vecchio Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 163/2006), e non da quelle più restrittive del D.Lgs. 276/2003. Questa sentenza chiarisce il perimetro della responsabilità solidale appalti e la successione delle leggi nel tempo.
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Responsabilità solidale appalti: quale legge si applica?
Un lavoratore ha citato in giudizio l'appaltatore e il committente per il mancato pagamento dell'indennità per ferie non godute. La Corte di Cassazione ha stabilito che per i contratti d'appalto pubblici stipulati prima dell'aprile 2016, si applica la disciplina più ampia del D.Lgs. 163/2006. Questa norma sulla responsabilità solidale appalti copre i "trattamenti economici e normativi", includendo quindi anche l'indennità per ferie, a differenza della legislazione successiva, più restrittiva. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la norma sbagliata.
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Abuso contratti a termine: condanna per il Comune
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Comune per l'abuso di contratti a termine e di somministrazione. L'ente aveva impiegato per anni diversi lavoratori per soddisfare esigenze stabili e durevoli, mascherandole da necessità temporanee. La Corte ha ritenuto illegittima tale pratica, confermando il diritto dei lavoratori a un risarcimento del danno, stabilito in dieci mensilità dell'ultima retribuzione. La sentenza chiarisce che l'uso reiterato di contratti precari per coprire fabbisogni strutturali della Pubblica Amministrazione costituisce un illecito.
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Appalto illecito: quando la Cassazione lo esclude
Un lavoratore ha rivendicato un appalto illecito da parte di una società di logistica, chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del lavoratore. La decisione si è basata sulle prove testimoniali che hanno dimostrato come l'organizzazione e la gestione del lavoro fossero di competenza dell'appaltatore e non del committente, confermando così la legittimità del contratto di appalto. La Corte ha ritenuto l'appalto un servizio genuino con gestione autonoma, elemento chiave per escludere la fattispecie di appalto illecito.
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Responsabilità solidale appalti: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice impiegata in un appalto di ristorazione ha citato in giudizio sia la società committente che l'appaltatrice e la sua datrice di lavoro per ottenere il pagamento di TFR, ferie e permessi non goduti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2615/2025, ha stabilito che la responsabilità solidale appalti pubblici, disciplinata dal D.Lgs. 163/2006, si applica anche alle indennità per ferie e permessi. La Corte ha chiarito che invocare in appello una norma diversa da quella del primo grado (in questo caso, l'art. 118 del Codice Appalti invece dell'art. 29 del D.Lgs. 276/2003) non costituisce una domanda nuova, se i fatti alla base della richiesta restano invariati, in virtù del principio iura novit curia.
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Qualificazione giuridica domanda: il giudice decide la norma
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla qualificazione giuridica della domanda. In un caso riguardante la responsabilità solidale in una catena di appalti pubblici, la Corte ha annullato la decisione d'appello che aveva ritenuto inammissibile una richiesta dei lavoratori basata su una norma di legge diversa da quella originariamente invocata. Secondo la Cassazione, se i fatti presentati a fondamento della richiesta rimangono identici, il giudice ha il potere-dovere di applicare la norma corretta, in base al principio 'iura novit curia', senza che ciò costituisca una domanda nuova.
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Responsabilità solidale appalti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori in un appalto pubblico possono vedersi applicare la disciplina sulla responsabilità solidale appalti prevista dal Codice dei Contratti Pubblici, anche se non l'hanno invocata in primo grado. I giudici hanno chiarito che modificare il riferimento normativo in appello, a parità di fatti e di richiesta, non costituisce una domanda nuova e inammissibile, in applicazione del principio 'iura novit curia'. La sentenza ha quindi cassato la decisione d'appello che negava ai lavoratori il diritto di chiedere il pagamento delle ferie non godute in solido tra committente e appaltatore.
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Responsabilità solidale appalti: le tutele del lavoratore
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, l'appaltatore e il committente per ottenere il pagamento di differenze retributive e altre indennità. La Corte di Cassazione, intervenendo sul caso, ha stabilito principi fondamentali in materia di responsabilità solidale negli appalti. Ha chiarito che invocare la normativa specifica per gli appalti pubblici (D.Lgs. 163/2006) invece di quella generale non costituisce una domanda nuova, ma una mera precisazione che il giudice deve valutare. Inoltre, ha confermato che l'abolizione del 'beneficium excussionis' ha effetto immediato anche sui crediti sorti in precedenza. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Appalto illecito: Cassazione conferma onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda, confermando la sua responsabilità per i contributi non versati in un caso di appalto illecito. La sentenza ribadisce che spetta al committente l'onere di provare l'avvenuto pagamento dei contributi da parte dell'appaltatore e la legittimità delle indennità di trasferta. La valutazione sulla natura fittizia del contratto è considerata un giudizio di fatto, non sindacabile in sede di legittimità.
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Procura speciale cassazione: quando è nulla?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso di un gruppo di lavoratori a causa di una procura speciale cassazione invalida. La Corte ha stabilito che il riutilizzo grafico di firme apposte anni prima per un altro grado di giudizio non soddisfa il requisito di specialità e posteriorità, neanche alla luce delle norme emergenziali COVID-19. La decisione sottolinea che la procura deve manifestare una volontà specifica e successiva alla sentenza che si intende impugnare.
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Somministrazione irregolare: quando scatta il lavoro fisso
La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura una somministrazione irregolare quando un lavoratore svolge mansioni diverse o superiori a quelle indicate nel contratto di fornitura. In tal caso, il lavoratore ha diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato direttamente con l'azienda utilizzatrice, anche se la contestazione riguarda formalmente solo il contratto di lavoro individuale e non quello commerciale tra agenzia e utilizzatore.
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Indennità chilometrica: no se sei impiegato distaccato
Un lavoratore ha rivendicato il diritto a un'indennità chilometrica prevista da un contratto collettivo specifico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il lavoratore, un impiegato informatico, era semplicemente 'distaccato' dalla sua amministrazione regionale a un'agenzia, e non trasferito in modo permanente. Di conseguenza, rimaneva soggetto al suo contratto originale di pubblico impiego, che non contemplava tale indennità, la quale era peraltro riservata al solo personale operaio.
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Onere della prova: la fattura non basta in giudizio
Una società ha agito in giudizio contro un'altra per ottenere il rimborso dei costi di un dipendente che, sebbene formalmente assunto dalla prima, avrebbe lavorato esclusivamente per la seconda. La richiesta, basata principalmente su fatture, è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'attore non ha soddisfatto l'onere della prova, poiché la fattura, se contestata, non è di per sé sufficiente a dimostrare il fondamento del credito.
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Competenza territoriale: casa non è dipendenza aziendale
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che l'abitazione di un dipendente che lavora da remoto non costituisce automaticamente una "dipendenza aziendale". Di conseguenza, per le controversie di lavoro, la competenza territoriale non può essere radicata nel luogo di residenza del lavoratore solo perché vi svolge la sua prestazione, ma si deve fare riferimento ai criteri ordinari come la sede dell'azienda o il luogo di stipula del contratto. La decisione chiarisce che per qualificare l'abitazione come dipendenza aziendale è necessario un collegamento funzionale significativo con l'organizzazione dell'impresa, non essendo sufficiente la mera disponibilità di strumenti come un computer.
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Contratto a progetto: quando è fittizio e si converte
Una cooperativa di trasporti ha impugnato la decisione di convertire un contratto a progetto di una sua collaboratrice in un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la mancanza di un progetto specifico, definito e autonomo comporta la conversione automatica del rapporto. La Corte ha ritenuto che le mansioni della lavoratrice, analoghe a quelle di un'impiegata di agenzia viaggi, e la presenza di indici di subordinazione (retribuzione fissa, ferie, direttive) provassero la natura fittizia del contratto a progetto. È stata confermata anche la decisione sul recupero contributivo per le indennità di trasferta.
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