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D.Lgs. 267/2000

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489 provvedimenti

Incandidabilità per infiltrazioni mafiose: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di incandidabilità per infiltrazioni mafiose a carico di un ex sindaco e di un ex assessore. La decisione si fonda sulla cattiva gestione della cosa pubblica, manifestatasi attraverso contatti con esponenti della criminalità locale e l'omessa esecuzione di ordinanze di demolizione di immobili abusivi riconducibili a clan mafiosi. La Corte ha ribadito che per la misura interdittiva non occorre una condanna penale, essendo sufficiente una condotta inefficiente o opaca che agevoli le consorterie.
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Incandidabilità ex Sindaco: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'incandidabilità di un ex primo cittadino a seguito dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. La decisione chiarisce che l'Incandidabilità ex Sindaco può derivare da una condotta omissiva o da una cattiva gestione della cosa pubblica che abbia favorito la criminalità, senza necessità di una responsabilità penale diretta dell'amministratore.
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Incarichi dirigenziali a termine e durata minima
La Corte di Cassazione ha stabilito che per gli incarichi dirigenziali a termine conferiti a soggetti esterni non vige l'obbligo della durata minima di tre anni. Tuttavia, se l'amministrazione fissa contrattualmente tale durata, non può recedere anticipatamente invocando il mutamento degli organi politici. La decisione conferma che lo spoils system non è applicabile a figure tecniche non apicali.
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Durata incarichi dirigenziali esterni: le regole
La Corte di Cassazione chiarisce che la durata incarichi dirigenziali esterni, conferiti a soggetti non appartenenti ai ruoli della Pubblica Amministrazione, non è soggetta al limite minimo triennale. La decisione sottolinea che il termine minimo previsto dal d.lgs. 165/2001 si applica solo ai dirigenti di ruolo, mentre per gli esterni prevale la natura temporanea dell'incarico.
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Corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un professionista accusato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Il caso riguarda l'affidamento di incarichi di progettazione e appalti pubblici in cambio di tangenti. La Corte ha stabilito che l'ingerenza della politica nella gestione tecnica comunale costituisce un atto illecito, indipendentemente dalla regolarità formale delle procedure.
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Notifica telematica tributaria: validità e PEC
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una notifica telematica tributaria effettuata tramite PEC, nonostante l'errata indicazione della norma di riferimento nella relata. Il provvedimento chiarisce inoltre che le delibere comunali non devono essere allegate agli avvisi di accertamento IMU e TASI, essendo soggette a pubblicità legale. Infine, la Corte ha ribadito l'onere per la parte vittoriosa in primo grado di riproporre le eccezioni assorbite in sede di appello, pena l'inammissibilità in sede di legittimità.
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Mantenimento animali sequestrati: chi paga le spese?
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di una cittadina al rimborso delle spese per il mantenimento animali sequestrati sostenute da un ente comunale. Nonostante le contestazioni sulla validità del sequestro amministrativo, la corte ha stabilito che la responsabilità deriva dalla condanna penale definitiva per maltrattamento, che impone ai colpevoli l'obbligo solidale di risarcire i costi di custodia e cura sostenuti dall'autorità pubblica.
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Ammissione al passivo: onere della prova del credito
Un Ente Locale richiede l'ammissione al passivo fallimentare di un'azienda concessionaria della riscossione tributi. La Cassazione chiarisce l'onere della prova: il creditore deve dimostrare l'esistenza del credito. Il mancato esame di documenti contabili che provano le somme già riscosse costituisce un vizio della decisione. Per le somme non riscosse, l'onere iniziale di dimostrare il credito incombeva sull'Ente. La Corte dichiara inammissibile la tardiva eccezione di difetto di giurisdizione.
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Trasferimento del lavoratore: onere della prova del datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del trasferimento di un comandante di aeromobile, ribadendo che l'onere della prova delle ragioni tecniche, organizzative e produttive spetta esclusivamente al datore di lavoro. Nel caso di specie, la compagnia aerea non è riuscita a dimostrare la soppressione della sede operativa di provenienza, rendendo il trasferimento del lavoratore ingiustificato e nullo.
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Incandidabilità amministratori locali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31040/2023, ha chiarito la natura della misura di incandidabilità per gli amministratori di enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose. Accogliendo il ricorso del Ministero dell'Interno, la Corte ha stabilito che l'incandidabilità amministratori locali non è una sanzione punitiva, ma una misura preventiva. Di conseguenza, non si applica il principio di irretroattività della legge penale. La norma da applicare è quella in vigore al momento dello scioglimento del consiglio comunale, anche se più severa rispetto a quella vigente all'epoca dei fatti contestati all'amministratore.
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Contratto forma scritta: nullo senza firma con l’ente
Un'impresa ottiene un decreto ingiuntivo contro un ente consortile per servizi resi. L'ente si oppone lamentando l'assenza di un contratto scritto. La Corte d'Appello, riformando la sentenza di primo grado, qualifica l'ente come 'pubblico non economico' e dichiara la nullità del rapporto per la mancanza del requisito del contratto forma scritta, revocando il decreto ingiuntivo. La Corte chiarisce che per i contratti con la Pubblica Amministrazione, la forma scritta è un requisito di validità assoluta, non sanabile da comportamenti concludenti come il pagamento di fatture precedenti.
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Responsabilità Ente Locale: nesso causale decisivo
Un Ente Locale è stato ritenuto l'unico responsabile per il tragico crollo di un edificio avvenuto decenni fa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, chiarendo la distinzione tra i doveri diretti del Comune e il ruolo del Sindaco come ufficiale di governo. La Corte ha inoltre definito le condizioni per affermare il concorso di colpa delle vittime, sottolineando la necessità di allegazioni specifiche. Il ricorso del Comune è stato giudicato un abuso del processo, confermando la sua piena responsabilità ente locale.
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Mansioni superiori: onere della prova del dipendente
Una dipendente pubblica ha richiesto il pagamento per mansioni superiori, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione. La Corte ha ribadito che spetta al lavoratore l'onere di provare in modo specifico e dettagliato il contenuto delle attività svolte, non essendo sufficiente un generico riferimento a un incarico apicale.
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Obbligazione ex lege ente locale e impegno di spesa
Un consorzio di riabilitazione ha citato in giudizio un Comune per il pagamento di servizi di trasporto per persone con disabilità, sostenendo che si trattasse di un'obbligazione ex lege. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso, stabilendo che anche una obbligazione ex lege a carico di un ente locale necessita del rispetto delle norme di contabilità pubblica. Per la validità del pagamento è indispensabile un formale impegno di spesa, in assenza del quale la responsabilità ricade sul funzionario che ha autorizzato la spesa e non sull'ente.
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Copertura finanziaria enti locali: contratto inefficace
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto d'appalto con un ente pubblico, pur se formalmente valido, è inefficace se privo della necessaria attestazione di copertura finanziaria. In un caso riguardante una società di servizi e un Comune, la Suprema Corte ha negato il diritto al pagamento del corrispettivo, confermando che la mancanza del visto di regolarità contabile e dell'attestazione sulla disponibilità dei fondi può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Questa decisione sottolinea l'importanza cruciale della corretta gestione della spesa pubblica e della verifica della copertura finanziaria enti locali.
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Pubblicazione dati personali oltre i 15 giorni
Un'autorità per la protezione dei dati personali ha sanzionato un comune per la pubblicazione di dati personali sul proprio albo pretorio online oltre il termine di 15 giorni. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento delle sanzioni, stabilendo che il termine previsto dalla legge non è perentorio e che la prolungata visibilità dei dati era dovuta a un meccanismo tecnico e non a una volontà dell'ente. La decisione sottolinea l'importanza del fondamento normativo della pubblicazione per fini istituzionali.
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Sanzioni rifiuti: illegittima la multa del Comune
La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni rifiuti inflitte da un Comune a un condominio, stabilendo che le multe basate esclusivamente su un regolamento comunale sono illegittime. Manca infatti la necessaria copertura di una legge statale, violando il principio di legalità.
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Appello elettorale e termine: notifica o albo pretorio?
Un consigliere comunale, dichiarato decaduto dalla carica, impugnava la decisione. La Corte d'Appello dichiarava il gravame inammissibile per tardività. Il consigliere ricorreva in Cassazione sostenendo che il termine per l'appello elettorale dovesse decorrere dalla pubblicazione del provvedimento sull'Albo Pretorio e non dalla sua notifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado, il termine per impugnare decorre dalla notifica o comunicazione della sentenza, mentre la regola della pubblicazione sull'Albo Pretorio vale solo per gli altri cittadini o elettori interessati.
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Rimborso spese socio-sanitarie: onere della prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che un comune, per ottenere il rimborso spese socio-sanitarie da un'Azienda Sanitaria Provinciale, deve dimostrare di aver seguito scrupolosamente la procedura prevista dalla legge, inclusa la tempestiva notifica del ricovero dell'assistito. La mera erogazione del servizio e l'emissione di fatture non sono sufficienti a fondare il diritto al rimborso, poiché l'ente che agisce per il pagamento ha l'onere di provare i fatti costitutivi della propria pretesa.
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Rimborso spese sanitarie: onere della prova del Comune
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13994/2023, ha chiarito che il diritto di un Comune al rimborso spese sanitarie da parte dell'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) per il ricovero di anziani non autosufficienti non è automatico. Il Comune, agendo come attore sostanziale nel giudizio di opposizione a ingiunzione, ha l'onere di provare non solo l'erogazione del servizio, ma anche il rigoroso rispetto di tutti i presupposti procedurali previsti dalla legge regionale, come la tempestiva notifica del ricovero all'ASP. La mera prestazione del servizio non è sufficiente a fondare il diritto al rimborso.
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