Un ex avvocato comunale ha agito contro un ente locale per ottenere il pagamento di compensi professionali maturati durante il servizio. La Corte d'Appello aveva ridotto tali somme applicando una decurtazione del 50% prevista da un regolamento interno. Il professionista ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando la violazione del regolamento stesso che, a suo dire, era stato modificato eliminando tale riduzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il regolamento sui compensi dell'avvocato comunale non è una fonte del diritto, ma un atto di micro-organizzazione interna di natura privatistica, la cui violazione non può essere denunciata come vizio di legittimità ai sensi dell'art. 360 c.p.c.
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