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D.Lgs. 196/2003 — Sezione Seconda Civile

13 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 196/2003

Comune vs. Privacy: la comunicazione dati personali a privati è illecita
Un Comune ha comunicato elenchi di residenti a una scuola privata per attività di formazione e inserimento lavorativo. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha sanzionato il Comune per la violazione del Codice della Privacy, ritenendo illecita la comunicazione dati personali. Il Tribunale ha confermato la sanzione. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che la scuola era un soggetto privato e che la comunicazione di dati personali a privati da parte di un ente pubblico è ammessa solo con una specifica norma di legge o regolamento, assente nel caso. Il Comune ha perso e deve pagare la sanzione e le spese legali.
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Diffusione illecita di dati personali: Ente sanzionato
L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato un Ente pubblico locale per la diffusione illecita di dati personali. L'Ente aveva pubblicato sul proprio sito web la graduatoria per l'assegnazione di sussidi scolastici a famiglie bisognose. Il documento conteneva dettagli sensibili non necessari, tra cui nomi dei genitori, residenze, classi frequentate dai minori e valori ISEE di richiedenti ammessi ed esclusi. Il Tribunale aveva annullato la multa ritenendo la pubblicazione giustificata dalle esigenze di trasparenza amministrativa. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Garante. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di trasparenza non autorizza la diffusione indiscriminata di informazioni personali e reddituali. L'amministrazione deve sempre rispettare il principio di minimizzazione e non può invocare la propria buona fede se non dimostra un errore del tutto inevitabile.
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Stipula atti a distanza: il notaio sanzionato perde il ricorso
Un notaio è stato sanzionato dal proprio ordine professionale per aver effettuato la stipula atti a distanza durante l'emergenza pandemica, collegandosi in video e delegando ai collaboratori la firma dei clienti. Il professionista ha sostenuto che le esigenze sanitarie giustificassero l'uso delle tecnologie e ha eccepito la tardività della contestazione disciplinare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sanzioni. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di presenza fisica del notaio è inderogabile e che la normativa emergenziale raccomandava la sicurezza ma non autorizzava deroghe ai doveri professionali. I termini del procedimento disciplinare hanno inoltre natura ordinatoria e non causano alcuna decadenza.
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Trattamento illecito di dati personali: trasparenza contro privacy
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione di 20.000 euro inflitta dal Garante della Privacy a un Ente Pubblico regionale. L'ente aveva pubblicato online una delibera riguardante il trasferimento per incompatibilità ambientale di un dipendente, rivelandone il nome e dettagli lesivi del suo decoro professionale. La Suprema Corte ha chiarito che la pubblicazione integrale di tali atti costituisce un trattamento illecito di dati personali. Anche se sussistono obblighi di trasparenza amministrativa, la pubblica amministrazione deve sempre rispettare il principio di minimizzazione dei dati, oscurando i nomi e le informazioni non pertinenti o eccedenti rispetto alle finalità di pubblicità dell'atto.
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Danno non patrimoniale: risarciti i muri ma non i disagi morali
Una società edile esegue lavori di ristrutturazione accedendo al fondo dei vicini, danneggiando un muro comune e riducendo lo spessore delle pareti. I proprietari confinanti chiedono il ripristino dello stato dei luoghi e il risarcimento dei danni, compreso il danno non patrimoniale per la lesione della privacy e della proprietà. La Corte d'Appello esclude il danno non patrimoniale. La Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la lesione della proprietà o della privacy immobiliare non genera automaticamente un danno non patrimoniale risarcibile, a meno che non vi sia una grave lesione di diritti inviolabili della persona che superi la normale tollerabilità. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso dei proprietari limitatamente all'omessa pronuncia sul rimborso delle spese stragiudiziali sostenute prima della causa, rinviando alla Corte d'Appello per questa specifica decisione.
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Prova gratuita non vale come consenso per email marketing: la sentenza
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sul consenso per email marketing. Un'azienda inviava comunicazioni promozionali a utenti che si erano solo registrati al sito per una prova gratuita, senza concludere un acquisto. L'azienda sosteneva che ciò fosse lecito come 'soft spam'. La Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che l'eccezione del soft spam si applica solo ai clienti paganti, nel contesto di una vendita già perfezionata. Per i semplici utenti registrati o in prova, il consenso esplicito è sempre necessario. Di conseguenza, l'operato dell'azienda è stato giudicato illegittimo e il suo ricorso è stato rigettato.
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Videosorveglianza in condominio: la sicurezza privata non batte la privacy
La Corte di Cassazione affronta il tema della videosorveglianza in condominio installata da un privato. Due condomini avevano posizionato telecamere nella loro proprietà privata, ma con un angolo di ripresa che includeva le aree comuni. Il Condominio ha agito in giudizio per ottenerne la rimozione. La Cassazione ha stabilito che l'installazione è illegittima. La ripresa delle parti comuni da parte di un singolo condomino è permessa solo se strettamente limitata alla propria area di pertinenza. Un'estensione è ammissibile solo in presenza di un rischio concreto e provato, e deve rispettare i principi di necessità e proporzionalità, bilanciando il diritto alla sicurezza con quello alla privacy degli altri residenti.
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Diritto di accesso ai documenti condominiali: privacy e trasparenza
Una condomina ha impugnato una delibera assembleare lamentando la violazione del proprio diritto di accesso ai documenti condominiali. I giudici di merito avevano rigettato la domanda, sostenendo che la richiesta fosse formulata in modo errato (chiedendo la comunicazione dei documenti invece della visione) e che fosse tardiva rispetto all'assemblea. La Corte di Cassazione ha ribaltato queste decisioni, affermando che non esistono formule sacramentali per richiedere l'accesso e che l'amministratore ha l'obbligo di collaborare per garantire la trasparenza. Inoltre, la Corte ha chiarito che la privacy non può essere utilizzata come pretesto per negare al condomino la conoscenza di dati contabili, morosità altrui o estratti del conto corrente condominiale, poiché il diritto al controllo sulla gestione prevale sulla riservatezza interna alla compagine.
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Pubblicazione dati personali oltre i 15 giorni
Un'autorità per la protezione dei dati personali ha sanzionato un comune per la pubblicazione di dati personali sul proprio albo pretorio online oltre il termine di 15 giorni. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento delle sanzioni, stabilendo che il termine previsto dalla legge non è perentorio e che la prolungata visibilità dei dati era dovuta a un meccanismo tecnico e non a una volontà dell'ente. La decisione sottolinea l'importanza del fondamento normativo della pubblicazione per fini istituzionali.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il giudizio
Un automobilista contesta una multa fino alla Corte di Cassazione, sollevando questioni sulla competenza del Viceprefetto e sulla privacy. Prima della decisione, però, presenta una rinuncia al ricorso. La Corte, di conseguenza, dichiara estinto il giudizio senza analizzare il merito, chiarendo gli effetti procedurali e le conseguenze sulle spese processuali.
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Sanzioni amministrative e tempus regit actum
Una società multata per violazioni della privacy ha visto la sanzione annullata in primo grado perché la norma era stata abrogata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per le sanzioni amministrative si applica il principio del "tempus regit actum", ovvero la legge in vigore al momento del fatto. L'abrogazione successiva è irrilevante. Inoltre, il ricorso iniziale è stato dichiarato tardivo a causa di una normativa transitoria.
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Istanze istruttorie appello: come riproporle?
In una causa possessoria per un diritto di passaggio, la Corte di Cassazione chiarisce un importante principio processuale. Quando le istanze istruttorie in appello vengono respinte in primo grado senza una specifica motivazione, è sufficiente riproporle nell'atto di appello senza una dettagliata e nuova articolazione. La Corte d'Appello non può dichiararle inammissibili per genericità, ma deve valutarne la rilevanza rispetto ai motivi di gravame. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Registrazione conversazione collega e diritto di difesa
Una dottoressa riceve una sanzione disciplinare dal suo Ordine professionale per aver effettuato la registrazione di una conversazione con un collega senza autorizzazione. La professionista si è difesa sostenendo che la registrazione era necessaria per tutelare i propri diritti in un procedimento penale. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che il diritto di difesa prevale sulla violazione della privacy, rendendo lecita la registrazione se finalizzata a raccogliere prove per un giudizio.
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