Un cittadino, vittima di vandalismo, affigge sul muro danneggiato la copia della denuncia sporta contro ignoti. Viene condannato per il reato di pubblicazione arbitraria di atti, poiché la denuncia è un atto di indagine segreto. La Corte di Cassazione, però, lo assolve. I giudici stabiliscono che il reato non esiste se la pubblicazione non lede concretamente l'interesse protetto, cioè il corretto svolgimento delle indagini. Poiché le informazioni rivelate (un ampio lasso di tempo e la presenza di telecamere già segnalate) erano innocue, l'azione non era offensiva. L'assoluzione avviene perché il fatto, pur essendo accaduto, non costituisce reato.
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