Un pensionato, dopo aver chiesto la pensione di anzianità, riprende a lavorare. L'Ente Previdenziale gli eroga comunque la pensione per cinque anni, per poi chiedergli la restituzione di oltre 112.000 euro. Il caso di indebito previdenziale arriva in Cassazione. Il pensionato sostiene che l'errore sia imputabile all'Ente, che disponeva dei dati sulla sua nuova occupazione, e invoca la sua buona fede. L'Ente, invece, afferma che il cittadino aveva l'obbligo di comunicare il cambiamento. La Corte, riconoscendo la grande importanza della questione per l'equilibrio tra tutela del cittadino e finanze pubbliche, non ha ancora deciso. Ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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