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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2025

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501 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Rimborso chilometrico: serve il contratto collettivo
Un gruppo di infermieri ha richiesto il pagamento del rimborso chilometrico per gli spostamenti dal proprio ospedale alle postazioni del servizio di emergenza. L'azienda sanitaria aveva interrotto il pagamento dopo anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto a tale rimborso nel pubblico impiego deve derivare esclusivamente da un contratto collettivo, e non da prassi aziendali o circolari amministrative. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione favorevole ai lavoratori, rinviando il caso per una nuova valutazione sulla base di eventuali accordi collettivi.
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Danno comunitario: come interpretare la domanda iniziale
Una lavoratrice del settore sanitario ha ottenuto dalla Cassazione l'annullamento della sentenza d'appello che le negava il risarcimento del danno comunitario per l'illegittima reiterazione di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la domanda giudiziale va interpretata nella sua interezza, non limitandosi alla sola precisazione delle conclusioni. L'azienda sanitaria aveva eccepito che la domanda non fosse mai stata formulata, ma i Giudici Supremi hanno chiarito che l'interpretazione dell'atto introduttivo spetta al giudice e deve considerare il contenuto sostanziale. Il ricorso è stato invece rigettato per la parte relativa al diritto al trasferimento ex L. 104/1992, non applicabile tra aziende diverse.
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Compenso Sostituzione: No extra per il giudice supplente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un Presidente di sezione di una Commissione tributaria che sostituisce il Presidente di Commissione, a causa di una vacanza dell'incarico, non ha diritto a un compenso aggiuntivo, né fisso né variabile. La Suprema Corte ha riformato la decisione della Corte d'Appello, specificando che la normativa di settore esclude esplicitamente tale possibilità di compenso per sostituzione. La decisione si fonda sull'interpretazione restrittiva della legge, che mira a evitare doppi trattamenti economici e considera le funzioni svolte dal sostituto come un'estensione del proprio incarico, senza distinguere tra assenza temporanea e vacanza del posto.
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Retribuzione variabile: illegittima la riduzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria che aveva ridotto la retribuzione variabile di un dirigente medico a seguito di una fusione. La Suprema Corte ha confermato che tale riduzione è illegittima se unilaterale e non basata su valutazioni negative, come previsto dal contratto collettivo. La limitatezza del budget non può giustificare il taglio di componenti salariali già maturate.
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Giurisdizione giudice ordinario per incarichi esteri
La Corte di Cassazione conferma la giurisdizione del giudice ordinario in una controversia per risarcimento del danno da perdita di chance, avviata da un dirigente ministeriale escluso da un incarico all'estero. La Corte chiarisce che, non trattandosi di personale della carriera diplomatica, il rapporto di lavoro è di natura contrattuale e privatistica, escludendo la competenza del giudice amministrativo.
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Stabilizzazione precari: è sufficiente a risarcire?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione precari, ovvero l'assunzione a tempo indeterminato, costituisce una misura risarcitoria adeguata per l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego. L'ordinanza rigetta il ricorso di un gruppo di lavoratori che, pur essendo stati stabilizzati, chiedevano un ulteriore risarcimento del danno. La Corte ha ritenuto che l'assunzione permanente presso l'ente utilizzatore sana l'illecito pregresso, a meno che non vengano provati danni ulteriori e diversi.
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Indennità risarcitoria licenziamento: la Cassazione
Un lavoratore pubblico, licenziato illegittimamente, si è visto riconoscere dalla Cassazione il diritto alla massima indennità risarcitoria licenziamento di 24 mensilità, contrariamente alla precedente decisione di merito che ne aveva liquidate solo 12. La Corte ha stabilito che il calcolo non è discrezionale ma deve coprire l'intero periodo di assenza dal lavoro, nel rispetto del tetto massimo previsto dalla legge.
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Sanzione disciplinare proporzionalità: obbligo del giudice
Una dirigente pubblica viene sanzionata per plurime irregolarità. In sede giudiziale, alcuni addebiti vengono meno ma la sanzione è confermata. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo un principio fondamentale sulla sanzione disciplinare e proporzionalità: se la base accusatoria si riduce, il giudice ha il potere e il dovere di rivalutare e rideterminare la sanzione, anche in assenza di una specifica richiesta, per garantire che sia equa rispetto agli illeciti effettivamente accertati.
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Mansioni superiori: onere della prova e reggenza
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un funzionario informatico che chiedeva differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte ha stabilito che per il riconoscimento del diritto non è sufficiente provare lo svolgimento di compiti di livello superiore, ma è necessario dimostrarne la prevalenza rispetto alle mansioni ordinarie. Inoltre, una semplice delega di compiti gestionali non equivale a un incarico di 'reggenza' di un ufficio dirigenziale, se non accompagnata da piena autonomia decisionale.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
Un dipendente di un ente pubblico ha svolto per anni mansioni dirigenziali superiori rispetto al suo inquadramento. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere le differenze retributive, stabilendo che conta l'effettivo svolgimento dei compiti (la sostanza) e non la mera qualifica formale. Il ricorso dell'ente è stato respinto, sottolineando che, per il riconoscimento delle mansioni superiori, è decisiva la prova della prevalenza qualitativa, quantitativa e temporale delle attività svolte.
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Congedo straordinario dottorato: i limiti e le sanzioni
Un dipendente pubblico è stato sanzionato per essersi assentato oltre la durata del congedo straordinario per dottorato. La Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che la precedente tolleranza del datore di lavoro per una situazione simile non crea un legittimo affidamento per il futuro. La decisione stabilisce che ogni caso va valutato singolarmente, specialmente riguardo ai tempi di reazione dell'amministrazione. Il ricorso del lavoratore è stato respinto, confermando la legittimità della sanzione e del recupero degli stipendi indebitamente percepiti.
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Qualifica dirigenziale: la forma vince sulla sostanza
Un funzionario pubblico ha richiesto il pagamento di differenze retributive per aver svolto mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per il riconoscimento della qualifica dirigenziale è determinante la classificazione formale dell'ufficio nell'organigramma aziendale, e non la natura delle mansioni effettivamente svolte. Il principio nominalistico prevale sulla sostanza delle attività.
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Procedimento disciplinare: quando si considera concluso?
Una dipendente pubblica ha ricevuto una sanzione disciplinare. Ha presentato ricorso sostenendo che il procedimento disciplinare fosse stato concluso oltre il termine di 120 giorni, a causa di un'approvazione amministrativa tardiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il procedimento si conclude con l'adozione della sanzione stessa, non con i successivi passaggi burocratici.
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Incarichi non autorizzati: restituzione e prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso di una docente di un conservatorio. La Corte ha stabilito che i compensi percepiti per incarichi non autorizzati svolti al di fuori del pubblico impiego devono essere restituiti all'amministrazione di appartenenza. Questa obbligazione non è una sanzione amministrativa, ma un'obbligazione civile 'ex lege', soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e rientrante nella giurisdizione del giudice ordinario.
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Abuso contratti a termine: risarcimento e limiti
La Corte di Cassazione affronta un caso di abuso di contratti a termine nel settore sanitario pubblico. Un'azienda sanitaria ha reiterato contratti con un dirigente medico superando il limite di 36 mesi, giustificando l'ultima proroga con una legge regionale poi dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che il superamento del limite costituisce di per sé un abuso, a prescindere dalla legge, e ha confermato il diritto del lavoratore a un risarcimento del danno presunto (definito 'danno comunitario'), senza necessità di una prova specifica. Ha inoltre chiarito le regole per la restituzione delle spese legali pagate in esecuzione di una sentenza successivamente annullata.
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Inquadramento dirigenziale: no all’automatismo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una dipendente universitaria che chiedeva l'inquadramento dirigenziale automatico basato su anzianità e normative degli anni '70-'80. La Corte ha stabilito che l'accesso alla qualifica di dirigente nel pubblico impiego richiede sempre una procedura selettiva, non potendo avvenire in modo automatico per sola anzianità, salvo esplicita previsione di legge derogatoria, qui assente.
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Ricorso inammissibile e specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente comunale contro una compagnia assicurativa, a causa di gravi carenze procedurali. L'ente contestava la liberazione di una polizza fideiussoria, ma il suo appello è stato respinto per mancanza di specificità, per aver introdotto questioni nuove e per non aver adeguatamente criticato la sentenza di secondo grado. Questa decisione sottolinea il rigore formale necessario per la presentazione di un ricorso inammissibile e le conseguenze di un'azione legale temeraria.
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Condotta antisindacale: riorganizzazione illegittima
Un sindacato medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per aver riorganizzato servizi e personale senza la contrattazione obbligatoria, configurando una condotta antisindacale. Sebbene la riorganizzazione fosse parte di un legittimo piano di contenimento dei costi, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'omissione della contrattazione integrativa per la ricollocazione del personale era illegittima. La Corte ha quindi emesso una sentenza di mero accertamento che ha confermato la condotta antisindacale, anche a distanza di anni dagli eventi.
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Ente pubblico non economico: licenziamento nullo
Un'Azienda di Promozione Turistica, strutturata come consorzio di enti pubblici, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo secondo le norme previste per le aziende private. La Corte di Cassazione ha qualificato l'azienda come un ente pubblico non economico, e non economico, in quanto la sua funzione primaria era il servizio pubblico finanziato con capitale pubblico, non con ricavi di mercato. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che la procedura di licenziamento del settore privato era inapplicabile, rendendo nulla l'azione.
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Responsabilità del lavoratore per atti dell’avvocato
Una cooperativa sociale ha sanzionato e trasferito alcuni dipendenti dopo che i loro avvocati avevano diffuso alla stampa una querela contro l'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità delle sanzioni, stabilendo che il datore di lavoro non era riuscito a provare che i dipendenti avessero specificamente autorizzato i loro legali a diffondere la querela ai media. L'onere della prova per la responsabilità del lavoratore ricade sul datore di lavoro.
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