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D.Lgs. 150/2011 — Sezione Seconda Civile

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669 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 150/2011

Onere prova segnalazione autovelox: chi deve provare?
Un automobilista multato per eccesso di velocità contestava l'inadeguatezza della segnaletica dell'autovelox. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in tema di onere prova segnalazione autovelox, spetta al cittadino dimostrare la concreta inidoneità e scarsa visibilità del cartello di preavviso, non alla Pubblica Amministrazione. Se la segnaletica è presente, la sua presunta inadeguatezza deve essere provata da chi si oppone alla multa.
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Strada uso pubblico: quando si applica il C.d.S.?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una multa per violazione del Codice della Strada è legittima anche su un'area di proprietà privata, se questa è di fatto una strada uso pubblico. Nel caso specifico, un cittadino aveva impugnato una sanzione per sosta in area di intersezione, sostenendo la natura privata della strada. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che la destinazione all'uso indiscriminato da parte della collettività prevale sul titolo di proprietà. La prova dell'uso pubblico è stata desunta dall'inserimento della via negli elenchi comunali e dall'esecuzione di lavori di manutenzione pubblica.
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Prova presuntiva: la valutazione globale degli indizi
Un investitore viene sanzionato dall'Autorità di Vigilanza per insider trading sulla base di una prova presuntiva. La Corte d'Appello annulla la sanzione, esaminando ogni indizio separatamente e ritenendolo non sufficiente. La Corte di Cassazione cassa questa decisione, stabilendo che il metodo corretto per la prova presuntiva richiede una valutazione globale e sintetica di tutti gli elementi combinati. La Suprema Corte ha affermato che l'errore del giudice di secondo grado è stato quello di limitarsi a una valutazione 'atomistica' degli indizi, senza procedere alla loro valutazione complessiva, unica via per accertare se, dalla loro combinazione, potesse emergere una valida prova. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Compenso curatore eredità giacente: guida della Cass.
La Cassazione chiarisce i criteri per determinare il compenso del curatore di eredità giacente. Viene esclusa l'applicazione analogica delle tariffe del curatore fallimentare, affermando l'obbligo del giudice di liquidare il compenso secondo un "prudente apprezzamento", valutando l'attività svolta, anche in assenza di una specifica richiesta del professionista. Il caso riguardava un compenso ritenuto irrisorio per l'amministrazione e la liquidazione di un patrimonio ereditario.
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Motivazione apparente appello: la Cassazione annulla
Una tassista si opponeva a delle multe ricevute in aeroporto. La sua opposizione veniva respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello per 'motivazione apparente', in quanto i giudici di secondo grado si erano limitati a dichiarare di condividere la decisione del primo giudice, senza analizzare in modo specifico i motivi di gravame. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prova indiziaria: Cassazione su abuso di informazioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32829/2023, ha annullato una decisione della Corte d'Appello in un caso di abuso di informazioni privilegiate. La Corte ha stabilito che la prova indiziaria, basata su un insieme di elementi gravi, precisi e concordanti, è lo strumento principale per accertare tale illecito. La Cassazione ha respinto la tesi secondo cui una presunzione non può basarsi su un'altra presunzione (divieto di 'praesumptio de praesumpto'), affermando che la valutazione degli indizi deve essere complessiva e sintetica, non frammentata.
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Patrocinio a spese dello Stato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32743/2023, ha annullato un provvedimento che revocava il patrocinio a spese dello Stato e negava il compenso all'avvocato. La Corte ha stabilito che la richiesta di liquidazione del compenso non è soggetta a un termine di decadenza e può essere presentata anche dopo la fine della causa. Inoltre, ha affermato che il giudice ha il potere-dovere di acquisire i documenti mancanti, non potendo rigettare l'istanza per mere questioni formali.
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Discriminazione NCC: Cassazione annulla multa a Venezia
Una società di trasporto acqueo si opponeva a una sanzione del Comune per violazione delle norme di accesso alla ZTL. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, ritenendo illegittima l'ordinanza comunale. La Corte ha stabilito che la normativa locale creava una ingiustificata discriminazione NCC, trattando diversamente gli operatori con licenza rilasciata da altri comuni rispetto a quelli locali. Questo trattamento differenziato viola i principi di concorrenza e supera i poteri regolamentari del Comune.
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Rappresentanza apparente: l’affidamento del terzo
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi ai soci di una società estinta, basandosi su un accordo non stipulato dai legali rappresentanti. Il tribunale aveva respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, affermando che il giudice di merito ha errato nel non valutare a fondo l'esistenza di una rappresentanza apparente e della possibile ratifica dell'accordo da parte dei soci, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per regolamento di competenza avverso un'ordinanza di un Tribunale che aveva rigettato un'eccezione di incompetenza. La decisione si fonda sul fatto che il provvedimento impugnato non aveva carattere definitivo, essendo stato emesso 'allo stato' e senza la previa precisazione delle conclusioni. La Corte ribadisce che il regolamento di competenza è esperibile solo contro pronunce che risolvono la questione in modo inequivocabile e non interlocutorio.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per l'ammissibilità del regolamento di competenza. Un avvocato ha impugnato un'ordinanza che rinviava la decisione sulla competenza territoriale sollevata da un ex cliente. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il provvedimento impugnato non aveva natura decisoria definitiva, ma era meramente interlocutorio. La decisione sottolinea che solo le ordinanze che risolvono la questione di competenza in modo inequivocabile possono essere oggetto di tale impugnazione.
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Domanda riconvenzionale: la Cassazione fa chiarezza
In una causa per il pagamento di compensi professionali, la parte convenuta ha proposto una domanda riconvenzionale. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione per risolvere importanti questioni procedurali, tra cui la corretta via di impugnazione per un provvedimento che decide sia sulla parcella che sulla domanda riconvenzionale, rinviando il caso a una pubblica udienza per approfondimenti.
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Composizione collegiale: quando la decisione è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale che aveva liquidato i compensi di un avvocato. La decisione è stata dichiarata nulla perché non è stata rispettata la regola della composizione collegiale: la causa, infatti, è stata decisa da un collegio di giudici che non aveva assistito alla discussione, violando un principio fondamentale del processo civile. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Termine riassunzione: giorni o mesi? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'amministrazione statale in un caso di sanzioni amministrative. La questione centrale era la validità di un termine riassunzione fissato dal giudice in giorni anziché in mesi. La Corte ha stabilito che un termine così formulato è giuridicamente nullo ("tamquam non esset"). Di conseguenza, si applica il termine legale sussidiario di sei mesi. Poiché la riattivazione del processo era avvenuta entro questo periodo, è stata considerata tempestiva, evitando l'estinzione del giudizio.
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Termine riassunzione incompetenza: quando è nullo
La Cassazione chiarisce che il termine di riassunzione per incompetenza assegnato da un giudice in giorni, anziché in mesi, deve considerarsi nullo (tamquam non esset). Di conseguenza, si applica il termine legale suppletivo (all'epoca di sei mesi), rendendo valida la riassunzione del processo effettuata oltre il termine nullo ma entro quello legale. Il ricorso dell'Amministrazione è stato respinto.
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Composizione del giudice: nullità della decisione errata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza in materia di compensi professionali a un avvocato. La causa, che per legge doveva essere decisa da un collegio di giudici, è stata invece decisa da un giudice monocratico. Questo errore sulla composizione del giudice ha reso la decisione nulla, portando alla cassazione con rinvio per un nuovo giudizio davanti al Tribunale in corretta composizione collegiale.
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Ricorribilità in Cassazione: il caso dell’eredità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un erede contro l'ordinanza del Tribunale che approvava il rendiconto del curatore di un'eredità giacente. La Corte ha chiarito che tali provvedimenti, rientrando nella volontaria giurisdizione, mancano dei requisiti di decisorietà e definitività necessari per la ricorribilità in Cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., in quanto non risolvono in modo definitivo una controversia su diritti soggettivi.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha proposto ricorso contro un estratto di ruolo, lamentando la mancata notifica della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione, applicando una recente riforma legislativa, ha dichiarato l'impugnazione estratto di ruolo inammissibile. La Corte ha stabilito che l'azione è consentita solo se il debitore dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. In assenza di tale prova, il ricorso è stato respinto per carenza di interesse ad agire.
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Giurisdizione italiana per compensi legali a stranieri
Una professionista legale ha agito per il recupero dei propri compensi contro ex clienti residenti in un paese extra-UE. Il tribunale di primo grado aveva negato la propria competenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato tale decisione, stabilendo la sussistenza della giurisdizione italiana basandosi sul criterio del luogo in cui i servizi professionali sono stati effettivamente resi, come previsto dai regolamenti europei.
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Pubblicazione dati personali oltre i 15 giorni
Un'autorità per la protezione dei dati personali ha sanzionato un comune per la pubblicazione di dati personali sul proprio albo pretorio online oltre il termine di 15 giorni. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento delle sanzioni, stabilendo che il termine previsto dalla legge non è perentorio e che la prolungata visibilità dei dati era dovuta a un meccanismo tecnico e non a una volontà dell'ente. La decisione sottolinea l'importanza del fondamento normativo della pubblicazione per fini istituzionali.
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