Un cittadino ha presentato dichiarazioni non veritiere e omesso dati patrimoniali nelle certificazioni ISEE per ottenere indebitamente il sussidio pubblico. In particolare, il soggetto ha nascosto la proprietà di un immobile, dichiarato un canone di locazione superiore a quello reale e attestato falsamente la residenza continuativa in Italia nei due anni precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna penale. La Suprema Corte ha chiarito che la falsa dichiarazione Reddito di Cittadinanza sussiste anche se la domanda è stata presentata tramite intermediari. Non rileva la presunta buona fede o l'ignoranza della legge. L'assenza della residenza anagrafica richiesta, unita alla falsificazione dell'affitto e all'omissione dei beni immobili, integra pienamente il reato, escludendo ogni causa di non punibilità per lieve entità del fatto.
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