La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 540/2026, ha rigettato un ricorso straordinario per errore di fatto presentato da un imputato condannato per usura ed estorsione. L'imputato sosteneva che la Corte avesse commesso tre errori, tra cui l'omessa valutazione di una prova documentale e l'errata applicazione di norme procedurali. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che l'errore di fatto deve consistere in un errore percettivo (una svista), non in un diverso apprezzamento delle prove o in una differente interpretazione giuridica. Poiché le doglianze del ricorrente miravano a contestare il contenuto valutativo della precedente decisione, e non una svista materiale, il ricorso è stato giudicato infondato.
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