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D.L. 185/2008

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211 provvedimenti

Rinnovazione della notifica: nullità e termini
La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità della notifica di un ricorso presentato dall'Agenzia delle Entrate contro una società contribuente. L'atto era stato inviato alla sede legale della società e alla residenza del legale rappresentante, anziché al domicilio eletto nel primo grado di giudizio. Poiché le notifiche non sono andate a buon fine, la Corte ha ordinato la rinnovazione della notifica entro 120 giorni, sottolineando l'importanza di rispettare il luogo indicato dalla parte per le comunicazioni processuali.
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Nullità notifica ricorso: le regole da seguire
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso per cassazione contro una società, ma la notifica è stata indirizzata alla sede legale e non al domicilio eletto presso il difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità della notifica, poiché viola le norme procedurali che impongono la notificazione presso il domicilio eletto dalla parte nel giudizio. Di conseguenza, ha ordinato la rinnovazione della notifica entro 120 giorni per sanare il vizio procedurale.
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Notifica liquidazione giudiziale: PEC e sede legale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26370/2025, ha rigettato il ricorso dell'ex liquidatore di una S.r.l. avverso la dichiarazione di liquidazione giudiziale. La Corte ha confermato due principi fondamentali: primo, per richiedere la liquidazione non serve un credito accertato con sentenza definitiva, ma è sufficiente una valutazione sommaria del giudice; secondo, la notifica liquidazione giudiziale è valida se eseguita all'indirizzo PEC della società, anche se cancellata dal registro imprese, poiché l'imprenditore ha l'obbligo di mantenerlo attivo per un anno.
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Società di comodo: Diritto alla detrazione IVA garantito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14167/2025, ha accolto il ricorso di un'impresa edile. L'impresa si era vista negare la detrazione di un credito IVA perché considerata una 'società di comodo' a causa dei bassi ricavi. La Corte, allineandosi a una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la normativa italiana è incompatibile con il diritto europeo. Il diritto alla detrazione IVA non può essere negato solo sulla base di soglie di reddito predefinite, ma solo in caso di provata frode o abuso. La sentenza precedente è stata quindi annullata con rinvio.
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Rimborso Ires Irap: spetta anche senza deduzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente ha diritto al rimborso Ires per la quota di Irap deducibile, anche se non ha applicato la deduzione in dichiarazione. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che dopo il 2008 fosse ammessa solo la deduzione e non il rimborso. La Corte ha respinto questa tesi, affermando un principio di simmetria logica e giuridica: il diritto a una deduzione, se non esercitato, genera il diritto al rimborso dell'imposta pagata in eccesso. La richiesta di rimborso Ires Irap è quindi legittima.
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Rimborso IRES per IRAP non dedotta: la Cassazione
Una società finanziaria ha richiesto il rimborso IRES per l'anno 2008, a causa della mancata deduzione della quota IRAP consentita dalla legge. L'Agenzia Fiscale si opponeva, sostenendo che la normativa per quell'anno prevedesse solo la deduzione e non il rimborso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo un principio di simmetria: il diritto a una deduzione implica necessariamente il diritto al rimborso della maggiore imposta versata qualora la deduzione non venga esercitata. Negare il rimborso IRES sarebbe, secondo la Corte, irragionevole e illogico.
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Ricorso inammissibile: motivi e decisioni della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di debito bancario. L'analisi si concentra sui motivi procedurali, come l'introduzione di nuove eccezioni in appello e la genericità delle censure, che hanno portato al rigetto di tutte le doglianze del debitore. La Corte ha ribadito l'importanza del rispetto delle preclusioni processuali.
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Credito d’imposta: quando sorge il diritto?
Una società ha utilizzato un credito d'imposta per ricerca e sviluppo maturato nel 2008 solo nel 2012. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, sostenendo che nel 2012 l'impresa, essendo in crisi, non aveva più i requisiti. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al credito d'imposta sorge nel momento in cui si realizzano i presupposti di legge (2008), e non quando viene effettivamente utilizzato. La successiva situazione di crisi dell'azienda è quindi irrilevante. Il ricorso dell'Agenzia è stato rigettato.
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Crediti inesistenti: quando scatta la decadenza?
Una società cooperativa si oppone a un atto di recupero per crediti d'imposta utilizzati negli anni 2002, 2003 e 2004, sostenendo la violazione del giudicato e la decadenza del potere impositivo. La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un precedente atto per vizi formali non impedisce una nuova azione fiscale. Tuttavia, accoglie il motivo sulla decadenza, precisando che il termine esteso di otto anni si applica solo ai crediti inesistenti, la cui natura deve essere accertata in concreto, distinguendoli dai crediti non spettanti. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Notifica PEC e validità: quando è legittima?
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento, sostenendo la nullità della notifica PEC perché proveniente da un indirizzo non presente nei pubblici registri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica PEC è valida se l'indirizzo del mittente, pur non essendo in un registro ufficiale, è chiaramente riconducibile all'agente della riscossione e se il destinatario non dimostra un concreto pregiudizio al suo diritto di difesa.
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Raddoppio termini: Cassazione su accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente contro avvisi di accertamento per redditi non dichiarati su un conto estero. La sentenza conferma la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale in presenza di un'ipotesi di reato tributario, anche se il reato stesso è già prescritto. La Corte ha stabilito che la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale è sufficiente a innescare il termine più lungo, indipendentemente dall'esito del procedimento penale, e ha ritenuto sufficienti gli elementi indiziari per ricondurre il conto al contribuente.
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Regime fiscale agevolato: quando è escluso?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omessa dichiarazione a carico del legale rappresentante di una società sportiva dilettantistica. La sentenza chiarisce che il mancato rispetto dei requisiti formali, come la tempestiva presentazione del modello EAS, e lo svolgimento di attività prettamente commerciali precludono l'accesso al regime fiscale agevolato, rendendo penalmente rilevante l'omissione della dichiarazione IVA.
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Sgravio Contributivo e Tassazione: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore la mancata tassazione di uno sgravio contributivo ottenuto a seguito di un sisma. L'imprenditore aveva saldato i debiti INPS pagando solo il 40%, vedendosi cancellare il restante 60%. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale cancellazione del debito costituisce una sopravvenienza attiva tassabile. La motivazione risiede nel fatto che i contributi originari erano stati dedotti come costi; pertanto, la loro successiva cancellazione genera un componente positivo di reddito che deve essere assoggettato a imposta per evitare un ingiustificato doppio beneficio fiscale.
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Commissione massimo scoperto: quando è legittima?
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito sostenendo l'applicazione di usura, anatocismo e l'illegittimità della commissione massimo scoperto (CMS). I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto le richieste. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze precedenti, stabilendo la validità della clausola CMS in quanto sufficientemente determinata nel contratto. Ha inoltre ribadito il principio secondo cui, per i contratti antecedenti al 2010, la verifica dell'usura richiede una comparazione separata tra tasso di interesse e tasso soglia, e tra CMS e soglia CMS. Il ricorso è stato quindi respinto.
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Agevolazione fiscale fondazioni: quando è negata?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5915/2025, ha annullato la decisione di merito che concedeva un'agevolazione fiscale a una fondazione bancaria. I giudici hanno stabilito che, per beneficiare della riduzione d'imposta, non è sufficiente erogare fondi per scopi sociali, ma è necessario dimostrare di svolgere direttamente attività meritorie e di gestire il patrimonio in modo non imprenditoriale, fornendo una prova rigorosa che va oltre la semplice presentazione dei bilanci.
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Agevolazioni IRES fondazioni: no al beneficio senza attività
La Corte di Cassazione nega le agevolazioni IRES a una fondazione bancaria. Il beneficio fiscale spetta solo se l'ente dimostra di svolgere direttamente attività sociali, non limitandosi a gestire un patrimonio e a erogare fondi. La sentenza sottolinea l'onere della prova a carico della fondazione.
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Credito d’imposta inesistente: dichiarazione è tutto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5163/2025, ha stabilito che l'omessa indicazione di un credito d'imposta per ricerca e sviluppo nell'apposito quadro della dichiarazione dei redditi ne causa la decadenza. Tale omissione rende il credito d'imposta inesistente, legittimando il recupero da parte dell'Amministrazione Finanziaria, poiché la dichiarazione non è un mero atto formale, ma una manifestazione di volontà necessaria per accedere al beneficio.
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Giudicato interno: l’appello parziale è rischioso
Un correntista si è opposto a un debito bancario, ottenendo una riduzione dell'importo in primo grado e in appello. Tuttavia, il suo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che le questioni non specificamente contestate in appello (come anatocismo e commissioni) erano coperte da **giudicato interno**, rendendole definitive e non più esaminabili.
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Notifica PEC da indirizzo non pubblico: quando è valida
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo, tra l'altro, l'invalidità della notifica perché proveniente da un indirizzo PEC dell'Agente della riscossione non inserito nei pubblici registri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica PEC da indirizzo non pubblico è valida se la provenienza dell'atto è chiaramente riconoscibile (ad es. dal dominio) e se il destinatario non dimostra di aver subito un concreto pregiudizio al proprio diritto di difesa. Un secondo motivo di ricorso è stato dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza.
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Definizione agevolata liti tributarie: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario riguardante il recupero di un credito IVA, originato da un'operazione di fusione inversa. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma ha preso atto della richiesta di definizione agevolata delle liti tributarie presentata dalla società contribuente. Avendo la società versato l'importo previsto dalla legge per la sanatoria, il procedimento giudiziario si è concluso, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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