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D.L. 18/2020 — Sezione Prima Penale

12 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Rescissione del giudicato: notifica omessa ma presenza accertata
L'Imputato ha presentato istanza di rescissione del giudicato contro una condanna definitiva, lamentando la mancata notifica del provvedimento di rinvio d'ufficio dell'udienza disposto durante il periodo di emergenza sanitaria. Secondo la difesa, tale omissione avrebbe causato una nullità assoluta degli atti e la violazione del diritto di difesa. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno accertato che L'Imputato e il suo difensore erano fisicamente presenti all'udienza dibattimentale successiva, come documentato dal relativo verbale. Di conseguenza, il rimedio straordinario della rescissione del giudicato non può essere accordato a chi ha partecipato effettivamente al processo, rendendo irrilevante ogni contestazione formale sulla notifica. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione termini custodia cautelare: automatica anche senza stasi?
Un Lavoratore ha impugnato un'ordinanza che aveva confermato la validità della **sospensione termini custodia cautelare** durante l'emergenza COVID-19. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione dei termini massimi delle misure cautelari era automatica per tutti i procedimenti penali, incluse le indagini preliminari, se non era stata presentata una richiesta esplicita di procedere da parte della difesa. Questa decisione mirava a evitare che indagati e difese potessero trarre vantaggio dall'inerzia processuale imposta dalla normativa emergenziale. Il ricorso del Lavoratore è stato respinto.
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Interrogatorio di garanzia: Covid e misure cautelari, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che aveva confermato l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere. La difesa contestava la tardività dell'interrogatorio di garanzia, sostenendo la perdita di efficacia della misura. L'indagato era stato impossibilitato a comparire per Covid-19. La Corte ha chiarito che il termine per l'interrogatorio decorre dalla conoscenza effettiva dell'impedimento da parte del giudice. Inoltre, la sospensione dei termini processuali per l'emergenza Covid-19 si applicava, e non era richiesto un nuovo interrogatorio per l'aggravamento della misura.
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Sospensione termini custodia cautelare Covid: automatica o su richiesta?
Un indagato ha chiesto il rilascio dalla custodia in carcere, sostenendo che i termini massimi di durata delle misure cautelari nelle indagini preliminari fossero scaduti. Il Tribunale ha respinto la richiesta, applicando la sospensione termini custodia cautelare prevista dalle norme emergenziali Covid-19. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la sospensione dei termini di custodia cautelare era automatica per le indagini preliminari, a meno che l'indagato o il suo difensore non avessero espressamente chiesto di procedere. Non era necessario un provvedimento formale o una stasi concreta del procedimento.
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Detenzione domiciliare e fine pena: ricorso inammissibile
Un Detenuto ha richiesto l'accesso alla detenzione domiciliare per scontare l'ultima parte della condanna. Il Magistrato e il Tribunale di sorveglianza hanno rigettato l'istanza ritenendo ostativo un decreto di espulsione. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, evidenziando che l'espulsione era sospesa a causa di un'opposizione pendente. Durante il giudizio di legittimità, il condannato ha beneficiato della liberazione anticipata ed è stato scarcerato per completata espiazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il rilascio definitivo rende inutile qualsiasi pronuncia sulla misura alternativa, senza applicare sanzioni pecuniarie.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per esplosivi
L'Imputata era stata condannata in appello per detenzione di ordigni pirotecnici esplosivi e ricettazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine massimo di prescrizione di otto anni, calcolato dall'ultimo atto interruttivo del giugno 2012, era interamente decorso nel giugno 2020, prima della citazione in appello. I giudici hanno inoltre escluso l'applicazione delle sospensioni straordinarie legate all'emergenza Covid-19, poiché il procedimento non aveva subito reali rallentamenti dovuti alla pandemia. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando i reati estinti per prescrizione del reato ed eliminando la pena inflitta.
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Dubbio sull’identità dell’imputato: ricorso respinto e sanzione
Il Tribunale di Genova dichiarava inammissibile l'incidente di esecuzione proposto da un cittadino per risolvere un presunto conflitto di competenza e correggere un errore sulle proprie generalità. Il soggetto ricorreva in Cassazione lamentando la violazione del contraddittorio, la mancata notifica al proprio tutore e il diniego di partecipazione all'udienza tramite piattaforma Teams. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito che, in caso di dubbio sull'identità dell'imputato, la legge prevede una procedura semplificata senza formalità iniziali. Inoltre, la richiesta di udienza a distanza era inapplicabile poiché l'udienza si era tenuta prima dell'entrata in vigore delle norme emergenziali Covid-19. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: errore non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo era stato sorpreso in un comune diverso da quello di dimora coatta. La difesa sosteneva la nullità della notifica del processo, avvenuta tramite PEC al difensore durante l'emergenza COVID-19, e la buona fede dell'imputato, convinto che la misura fosse già scaduta. I giudici hanno chiarito che la notifica originaria era stata eseguita regolarmente a mani proprie e che il rinvio d'ufficio via PEC era legittimo in base alle norme emergenziali. Inoltre, l'argomento sulla buona fede è stato ritenuto generico e ripetitivo. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare: scarcerazione immediata senza calcolo recidiva
L'Imputato, accusato di tentato omicidio, ha chiesto la scarcerazione per la scadenza dei termini della custodia cautelare. Il Tribunale ha respinto la richiesta calcolando nel termine massimo sia l'aumento per la recidiva sia la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno chiarito che la recidiva non deve essere conteggiata per stabilire la durata massima della misura cautelare. Inoltre, la sospensione straordinaria per la pandemia non si applica in automatico, ma solo se nel periodo di blocco vi erano effettivi atti da compiere. Di conseguenza, i termini erano gia scaduti. La Cassazione ha annullato l'ordinanza senza rinvio, ordinando l'immediata liberazione dell'Imputato.
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Sospensione termini custodia cautelare: arresti ancora validi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per tentato omicidio, confermando la validita della sua custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il giudice di primo grado aveva dichiarato la fine della misura per scadenza dei termini, ma il Tribunale del Riesame ha ribaltato la decisione. La Cassazione ha chiarito che, durante l'emergenza sanitaria, la sospensione termini custodia cautelare prevista dal Decreto Cura Italia (D.L. 18/2020) si applica automaticamente anche nella fase delle indagini preliminari. Per evitare tale sospensione e far correre i termini, la difesa avrebbe dovuto presentare una formale e specifica richiesta di procedere al Pubblico Ministero, titolare delle indagini. Non avendolo fatto, i termini di custodia sono rimasti congelati e non sono scaduti.
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Molestie tra sorelle: condanna annullata per prescrizione del reato
Una donna, condannata per molestie telefoniche ai danni della sorella a causa di dissidi economici, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il suo motivo principale, relativo alla prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che il calcolo dei periodi di sospensione del processo, in particolare quelli legati all'emergenza Covid-19, era errato. Una norma che estendeva la sospensione è stata infatti dichiarata incostituzionale. Ricalcolando correttamente i termini, il reato risultava estinto per decorso del tempo prima della sentenza di condanna. Di conseguenza, la Corte ha annullato la condanna senza un nuovo processo, prosciogliendo definitivamente l'imputata.
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Proroga termini custodia cautelare: la Cassazione decide
Una persona, detenuta per un grave reato, ha impugnato la decisione di estendere la sospensione dei termini di custodia cautelare. L'estensione era dovuta alla concessione di più tempo alla Corte d'Appello per depositare le motivazioni della sentenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la proroga termini custodia cautelare è legittima a condizione che il giudice emetta un nuovo e specifico provvedimento di sospensione per il periodo aggiuntivo. Questa procedura garantisce il controllo giurisdizionale e il rispetto dei diritti della difesa.
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