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D.L. 119/2018

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1187 provvedimenti

Lite Fiscale su Agevolazioni Immobili: La Definizione Agevolata Tributaria
L'Agenzia delle Entrate contestava un'agevolazione fiscale applicata a un trasferimento immobiliare in un piano di recupero. L'Agenzia sosteneva che il beneficio spettasse solo se il piano fosse convenzionato con il Comune. I giudici di merito avevano dato ragione al contribuente, affermando che la legge regionale non richiedeva più tale convenzione per l'attuazione del piano. Tuttavia, la Corte di Cassazione non ha deciso sul merito. Il giudizio si è estinto per cessazione della materia del contendere, poiché il contribuente ha aderito a una **definizione agevolata tributaria** (pace fiscale), pagando gli importi dovuti. Le spese processuali sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione blocca il ricorso
Una società contribuente ha contestato diciotto cartelle di pagamento tramite l'impugnazione estratto di ruolo, eccependo la mancata notifica degli atti e l'inesistenza del debito fiscale. L'Ente della Riscossione ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello favorevole all'impresa. I Supremi Giudici hanno confermato la tempestività del ricorso pubblico grazie alla sospensione per la definizione agevolata e alla validità della notifica telematica. La Corte ha poi applicato la nuova normativa sui debiti esattoriali, la quale esclude l'azione diretta contro il documento interno di ruolo senza la prova di un danno specifico, come il blocco di appalti o rimborsi pubblici. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione di secondo grado e ha dichiarato inammissibile il ricorso iniziale dell'azienda.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: Fisco vince su giudicato
Una società contribuente ha impugnato il diniego del Fisco alle domande di definizione agevolata delle liti pendenti relative a tributi e sanzioni per importi milionari. Il Fisco ha respinto la richiesta perché la Cassazione aveva già deciso in via definitiva sulla debenza delle imposte, rinviando al giudice di merito solo la rideterminazione delle sanzioni. L'impresa sosteneva che la controversia fosse ancora pendente a causa della presentazione di un ricorso per revocazione contro la prima pronuncia di legittimità e del pagamento parziale forfettario. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dei provvedimenti di diniego. I giudici hanno chiarito che la pendenza processuale cessa con il deposito della sentenza di rigetto nel merito, senza che l'impugnazione per revocazione impedisca la formazione del giudicato. Di conseguenza, il Fisco ha vinto la causa e l'azienda deve versare l'intero importo richiesto.
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Definizione agevolata della controversia: ok anche con indagine
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento per maggiori imposte a una società e ai suoi soci. I contribuenti hanno vinto la causa sia in primo che in secondo grado. Successivamente, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata della controversia versando il 5% del valore della lite, vista la doppia soccombenza del fisco. L'amministrazione finanziaria ha negato la sanatoria, sostenendo che le sentenze di merito erano incerte perché coinvolte in un'indagine penale contro giudici tributari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che la pendenza di un procedimento penale non sospende nè impedisce la definizione agevolata della controversia finché le sentenze non vengono formalmente revocate. Di conseguenza, i contribuenti vincono la causa e il processo viene dichiarato estinto.
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Definizione agevolata della lite: Contribuenti vincono contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha cercato di recuperare €60.000 di IVA, più sanzioni e interessi, da due Contribuenti, revocando un'agevolazione fiscale su una compravendita immobiliare. I Contribuenti hanno impugnato la richiesta. Durante il processo in Cassazione, i Contribuenti hanno utilizzato la "definizione agevolata della lite", una procedura speciale che consente di chiudere la controversia fiscale pagando un importo ridotto. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo il caso senza una decisione sul merito, grazie a questo accordo.
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Iscrizione ipotecaria senza preavviso: il Fisco perde il ricorso
Un contribuente subisce un'iscrizione ipotecaria sui propri immobili da parte dell'Agente della Riscossione per debiti fiscali pregressi. L'ente impositore omette tuttavia la preventiva notifica della comunicazione informativa, negando i trenta giorni di legge per pagare o formulare difese. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e dichiara nulla l'iscrizione ipotecaria senza preavviso per violazione del fondamentale diritto al contraddittorio. Inoltre, la Corte constata l'avvenuto stralcio automatico per legge di una cartella di pagamento di importo inferiore a mille euro, estinguendo la relativa pretesa. Il contribuente ottiene la rimozione della misura cautelare immobiliare e la condanna dell'amministrazione al pagamento delle spese di giudizio.
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Definizione agevolata della lite: no a sanatorie parziali
Una società impugna distinti gradi di giudizio scaturiti da una doppia notifica del medesimo accertamento fiscale. Durante il contenzioso, l'azienda presenta domanda di definizione agevolata della lite per chiudere solo uno dei procedimenti. L'Amministrazione Finanziaria respinge l'istanza e la Suprema Corte convalida il diniego, stabilendo che il condono tributario non può estinguere un singolo filone lasciando pendente l'altro sullo stesso debito. La contribuente promuove quindi revocazione contro la decisione e chiede di bloccare la causa principale. I giudici escludono la sospensione automatica del giudizio ma accolgono la riunione delle cause per garantire una pronuncia unitaria ed evitare conflitti decisori.
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Esterovestizione fiscale: Lite chiusa per autotutela dell’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un'azienda l'Esterovestizione fiscale e la non deducibilità di alcuni costi, emettendo un avviso di accertamento. L'azienda aveva impugnato l'atto. Durante il processo in Cassazione, l'azienda ha chiesto la definizione agevolata delle liti. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate ha annullato in autotutela il proprio diniego alla definizione agevolata e ha chiesto l'estinzione del giudizio. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico della parte che le aveva anticipate.
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Sospensione Termini Ricorso Tributario: Dichiarazione o Silenzio?
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società fallita, riguardante presunte operazioni inesistenti. Il punto centrale della controversia era l'eccezione di tardività del ricorso sollevata dalla società, legata all'interpretazione della norma sulla **sospensione termini ricorso tributario** in caso di adesione a una definizione agevolata. La questione verteva sulla necessità o meno di una dichiarazione esplicita del contribuente per attivare tale sospensione. Riconoscendo la complessità del tema e l'assenza dei requisiti per una decisione immediata, la Corte ha rimesso gli atti alla Sezione Tributaria ordinaria per un approfondimento.
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Definizione agevolata controversie tributarie: chi paga le spese?
Un'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento IVA e le relative sanzioni. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, l'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, l'Azienda ha scelto di avvalersi della definizione agevolata controversie tributarie, una procedura che permette di chiudere le liti fiscali a condizioni favorevoli. Sia l'Azienda che l'Agenzia delle Entrate hanno chiesto la dichiarazione di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando il processo estinto e ponendo le spese a carico dell'Azienda, dato che aveva anticipato le spese.
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Definizione agevolata della lite: stop al Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contestava la riqualificazione di un conferimento d'azienda e successiva cessione di quote per l'imposta di registro contro tre società contribuenti. I giudici tributari hanno accolto le ragioni delle imprese e il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, una delle società ha presentato istanza di sanatoria pagando la percentuale prevista dalla legge sul valore della vertenza. L'ufficio finanziario non ha respinto la richiesta e nessuna delle parti ha depositato istanza di ripresa della causa entro i termini stabiliti. La Corte di Cassazione ha accertato la regolarità della procedura e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere grazie alla definizione agevolata della lite. Le spese legali sono rimaste a carico di chi le ha sostenute.
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Accertamento Fiscale: Definizione Agevolata Estingue il Contenzioso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di accertamento fiscale. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un'Azienda un maggiore reddito imponibile per l'anno 2004, basandosi su movimenti bancari non giustificati dei soci. L'Azienda aveva impugnato l'avviso di accertamento. Durante il ricorso in Cassazione, l'Azienda ha aderito a una definizione agevolata della controversia, pagando la prima rata. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti.
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Diniego definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite fiscale
L'Agenzia Fiscale aveva contestato a un'Azienda Contribuente l'uso eccessivo di un credito IVA, applicando sanzioni. L'Azienda aveva vinto in primo e secondo grado. Durante il ricorso in Cassazione dell'Agenzia Fiscale, l'Azienda ha chiesto la definizione agevolata della lite, pagando le rate. L'Agenzia ha però negato questa definizione agevolata. L'Azienda ha impugnato il diniego di definizione agevolata, e la Cassazione ha annullato tale diniego. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio principale dell'Agenzia Fiscale, poiché la questione originaria era venuta meno, rendendo il ricorso inammissibile.
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Definizione agevolata della controversia e fine del contenzioso
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza favorevole ottenuta da una società in tema di IVA. Nel corso del giudizio di legittimità, la società ha presentato domanda per la definizione agevolata della controversia, avvalendosi della normativa sulla pace fiscale. L'ufficio tributario ha successivamente confermato il regolare perfezionamento del pagamento. Di fronte al venuto meno dell'interesse ad agire, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la totale compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Sanzioni per lavoro nero: tra definizione agevolata e rinvio
L'Agenzia delle Entrate ha imposto **sanzioni per lavoro nero** a un'imprenditrice individuale per aver impiegato due lavoratori senza regolare assunzione. L'imprenditrice ha contestato la decisione, sollevando questioni di giurisdizione e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione, in un precedente giudizio, aveva già annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale e rinviato il caso. Ora, con un'ordinanza interlocutoria, la Suprema Corte ha preso atto della richiesta di definizione agevolata dell'imprenditrice e ha ordinato all'Agenzia di notificare i documenti depositati alla controparte, rinviando la causa a nuovo ruolo per ulteriori valutazioni procedurali.
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Definizione agevolata della lite: Fisco e contribuente chiudono
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un consorzio la deducibilità di alcuni costi e l'applicazione dell'IVA al 10%, richiedendo maggiori imposte IRES, IRAP e IVA per l'anno 2007. Dopo l'annullamento dell'atto in primo e secondo grado, l'amministrazione finanziaria ha ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il consorzio ha presentato domanda di definizione agevolata della lite ai sensi del Decreto Legge 119/2018 e ha saldato quanto dovuto. Poiché l'Ufficio non ha sollevato obiezioni né ha chiesto di proseguire la causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese di giudizio rimangono a carico della parte che le ha anticipate.
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Motivazione assente, sentenza annullata: il difetto di motivazione sentenza tributaria
Una società e i suoi soci hanno contestato avvisi di accertamento per maggiori redditi. La Commissione Tributaria Regionale (CTR) aveva respinto il loro appello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, rilevando un grave **difetto di motivazione sentenza tributaria** da parte della CTR. La CTR aveva semplicemente confermato la decisione precedente senza spiegare perché aveva ignorato le giustificazioni dei contribuenti sui movimenti bancari. La Cassazione ha estinto il giudizio per le posizioni già definite con condono e ha annullato la sentenza, rinviando il caso a una nuova sezione della CTR per una decisione adeguatamente motivata.
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Lite Fisco e contribuenti: definizione agevolata chiude il ricorso
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a una società di persone e ai suoi soci per recuperare imposte sul reddito. Dopo la vittoria dei contribuenti nei gradi di merito, l'ente pubblico ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, i contribuenti hanno attivato la definizione agevolata delle liti tributarie, versando integralmente gli importi previsti dalla legge e depositando le relative quietanze telematiche. Anche l'Avvocatura dello Stato ha confermato il perfezionamento della procedura, domandando la chiusura della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo che le spese legali rimangano a carico della parte che le ha anticipate.
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Accertamento tributario tra presunzioni del Fisco e sanatoria
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società in accomandita semplice e ai suoi soci maggiori ricavi non dichiarati per diverse annualità di imposta. L'amministrazione finanziaria ha riscontrato anomalie tra i movimenti di cassa, i prelievi dei soci e le fatture registrate. Durante il giudizio di legittimità, due soci hanno aderito alla procedura di definizione agevolata della lite pendente. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per i due contribuenti aderenti alla sanatoria. Per la società e la socia restante, invece, i giudici hanno accolto le ragioni del Fisco. La Suprema Corte ha chiarito che l'accertamento tributario può legittimamente fondarsi su presunzioni semplici quando emergono disallineamenti gravi tra i conti di cassa e le dichiarazioni fiscali.
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Definizione agevolata della lite: stop al giudizio con l’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un lavoratore imposte non versate relative a redditi assimilati a lavoro dipendente. La controversia è arrivata fino in Cassazione dopo decisioni contrastanti nei primi gradi di giudizio. Nelle more del ricorso, Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata della lite prevista dalla legge, presentando regolare domanda e pagando la prima rata dovuta. La Corte di Cassazione, rilevato il perfezionamento della sanatoria e la mancanza di istanze di prosecuzione entro i termini previsti, ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese legali rimangono a carico di chi le ha già anticipate e non è dovuto alcun ulteriore contributo unificato, chiudendo definitivamente la lite tributaria.
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