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Direttiva 2008/104/CE

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47 provvedimenti

Somministrazione di lavoro: abuso accertato ma crediti prescritti
Una lavoratrice ha svolto attività per un ente pubblico tramite dieci contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato per coprire carenze stabili di organico. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimi i contratti, riconoscendo il risarcimento e le differenze retributive, escludendo la prescrizione. L'ente pubblico ha fatto ricorso. La Cassazione ha confermato l'illegittimità della somministrazione di lavoro per esigenze non temporanee e la spettanza delle differenze retributive. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul tema della prescrizione: nel pubblico impiego privatizzato, la prescrizione dei crediti retributivi decorre anche durante il rapporto di lavoro, poiché la legge vieta la conversione a tempo indeterminato, eliminando il timore psicologico del licenziamento. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Somministrazione di lavoro: ritardo fatale e ricorso respinto
Un'infermiera ha lavorato presso una clinica privata tramite diversi contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato. Successivamente, ha impugnato i contratti lamentando l'illegittimità delle proroghe e la mancanza di causali. La Corte d'Appello ha dichiarato la decadenza dal diritto di impugnare i contratti precedenti all'ultimo, ritenendo quest'ultimo pienamente legittimo in quanto a-causale in base alla normativa vigente nel 2014. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando che l'impugnazione dell'ultimo contratto non interrompe i termini di decadenza per quelli precedenti se vi sono stati reali intervalli di tempo tra i rapporti lavorativi. Di conseguenza, la lavoratrice ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Parità di trattamento: bonus negato al lavoratore, vince in Cassazione
Un lavoratore somministrato, impiegato per quattro anni come autista di ambulanze, si è visto negare un compenso incentivante concesso ai colleghi assunti direttamente dall'ente. La sua richiesta era stata respinta perché, secondo i giudici, i bonus erano legati a obiettivi a lungo termine incompatibili con contratti brevi e saltuari. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio di **parità di trattamento retributivo**. Ha stabilito che spetta all'azienda utilizzatrice, e non al lavoratore, dimostrare l'esistenza di ragioni oggettive che giustifichino una paga differente. In assenza di tale prova, il bonus è dovuto anche al lavoratore somministrato. La Corte ha quindi dato ragione al lavoratore.
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Bonus negato ai precari: Cassazione conferma parità di trattamento
Un gruppo di lavoratori interinali ha citato in giudizio un Ente Pubblico per ottenere un 'salario di garanzia', un compenso accessorio riconosciuto solo ai dipendenti diretti. L'Ente si opponeva, sostenendo che mancasse un'attestazione formale della loro professionalità. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai lavoratori, confermando il loro diritto alla piena parità di trattamento retributivo. Il ricorso dell'Ente è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna al pagamento delle differenze retributive. La Corte ha stabilito che i cavilli burocratici non possono prevalere sul principio di 'stesso lavoro, stessa paga'.
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Somministrazione Illegittima: Assunzione non cancella il Risarcimento
Una lavoratrice ha ottenuto la conferma del suo diritto al risarcimento del danno da somministrazione illegittima nei confronti di un Comune. L'ente pubblico aveva utilizzato una serie di contratti di somministrazione basati su causali generiche, senza dimostrare le reali e specifiche esigenze temporanee. La Corte di Cassazione ha stabilito che la genericità delle motivazioni rende i contratti illegittimi. Inoltre, ha chiarito un punto fondamentale: la successiva assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice, avvenuta tramite concorso, non cancella il suo diritto a essere risarcita per l'abuso subito in passato. Il Comune ha perso la causa e deve pagare il risarcimento.
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Somministrazione Fraudolenta: Lavoro Precario Diventa Posto Fisso
Una lavoratrice impiegata per 29 mesi continuativi presso la stessa azienda con successivi contratti di somministrazione ottiene la conversione del rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un utilizzo così prolungato per mansioni stabili viola il requisito essenziale della temporaneità, configurando una somministrazione di lavoro fraudolenta. Anche in assenza di limiti di durata espliciti nella vecchia normativa, l'intento di eludere la legge per coprire un fabbisogno permanente rende nullo il contratto di somministrazione. La Corte ha quindi confermato il diritto della lavoratrice a un posto fisso direttamente con l'azienda utilizzatrice.
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Somministrazione di lavoro: limiti e inammissibilità
Un gruppo di lavoratori ha impugnato un rapporto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, sostenendo l'illegittimità della missione presso l'azienda utilizzatrice durata circa sette anni. Dopo i rigetti in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato che la questione della 'temporaneità' della missione non era stata sollevata nei precedenti gradi di merito, costituendo quindi un tema nuovo non proponibile per la prima volta in sede di legittimità. Inoltre, i ricorrenti non hanno specificato le norme violate, rendendo impossibile una revisione della decisione precedente.
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Somministrazione irregolare: quando scatta l’assunzione
La Corte di Cassazione ha confermato che la reiterazione eccessiva di contratti interinali per 23 mesi configura una somministrazione irregolare. Il giudice ha accertato la frode alla legge per elusione del requisito di temporaneità, dichiarando la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice e condannandola al risarcimento dei danni.
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Somministrazione di lavoro abusiva: quando è frode
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un rapporto a tempo indeterminato per una lavoratrice a causa di una somministrazione di lavoro abusiva. L'uso reiterato di contratti interinali per 20 mesi presso la stessa azienda, senza reali esigenze temporanee, configura una frode alla legge che supera i limiti formali dei contratti stessi.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
L'appello di un ente comunale contro una sentenza che dichiarava illegittimi dei contratti di lavoro somministrato è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del lavoratore al risarcimento danno pubblico impiego, basato sulla L. 183/2010, specificando che si tratta di un danno presunto. La successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore non annulla il diritto al risarcimento per i precedenti contratti irregolari.
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Risarcimento danno somministrazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10575/2024, ha respinto il ricorso di un Comune, confermando la condanna al risarcimento del danno in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti di somministrazione a termine. La Corte ha ribadito che, nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione del rapporto in tempo indeterminato, spetta al lavoratore un danno presunto, con valenza sanzionatoria, in linea con la normativa nazionale ed europea. L'illegittimità derivava dalla genericità della causale apposta ai contratti.
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Somministrazione a termine: regole e risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ente previdenziale pubblico, confermando che i contratti di somministrazione a termine devono rispettare le stesse rigide regole sulla giustificazione (causale) previste per i contratti a tempo determinato diretti. In caso di illegittimità nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, al lavoratore spetta un'indennità risarcitoria, che la Corte ha quantificato in dodici mensilità applicando la normativa di riferimento.
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Somministrazione a termine PA: Danno senza 36 mesi
La Corte di Cassazione stabilisce che l'abuso della somministrazione a termine PA si configura con la sola violazione dei requisiti di temporaneità, dando diritto al risarcimento del danno anche se non si superano i 36 mesi di contratto. La Corte d'Appello aveva erroneamente negato il risarcimento basandosi solo sulla durata. La Cassazione cassa la sentenza e rinvia, affermando che la mancanza di cause eccezionali è sufficiente a provare l'illecito.
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Inquadramento PA: no a declassifica post concorso
Una lavoratrice del settore pubblico, precedentemente impiegata con contratti di somministrazione e poi a termine, ha contestato il suo inquadramento professionale, ritenuto inferiore, al momento della stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la partecipazione al concorso pubblico, che definiva l'inquadramento, e la successiva stabilizzazione hanno un effetto sanante, rendendo non contestabile la qualifica assegnata. La Corte ha inoltre chiarito che il servizio prestato in somministrazione non fonda un diritto all'inquadramento nei confronti della Pubblica Amministrazione.
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Contratto di somministrazione: quando è frode alla legge
La Corte di Appello di Lecce ha confermato la conversione di una serie di contratti di somministrazione a termine in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La decisione si basa sulla constatazione che la sistematica reiterazione di oltre cento missioni brevi e consecutive per la stessa mansione e con lo stesso lavoratore costituisce un abuso e una frode alla legge, violando il requisito di temporaneità del lavoro interinale previsto dalla normativa europea.
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Valutazione rischi: obblighi per somministrati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la valutazione dei rischi per i lavoratori somministrati non può essere generica. È necessario un documento specifico che analizzi i pericoli legati alla particolare tipologia contrattuale, redatto con data certa antecedente all'inizio della missione lavorativa. La mancanza di tale specificità rende illegittimo il contratto di somministrazione, portando alla costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa che aveva prodotto un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) generico, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Anzianità pre-ruolo: Sì al riconoscimento per i somministrati
Una lavoratrice impiegata per anni presso un'agenzia pubblica tramite contratti di somministrazione ha ottenuto il riconoscimento della sua anzianità pre-ruolo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in base al principio di non discriminazione, il servizio prestato deve essere pienamente valorizzato ai fini sia economici che di progressione di carriera, anche se il rapporto di lavoro non può essere convertito in un contratto a tempo indeterminato con la Pubblica Amministrazione.
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Limite 24 mesi somministrazione: sì alla conversione
Un lavoratore impiegato tramite agenzia per oltre 37 mesi presso la stessa azienda ha chiesto la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha confermato che il limite 24 mesi somministrazione si applica. Il superamento di tale soglia comporta la nullità dei contratti e conferisce al lavoratore il diritto di essere assunto a tempo indeterminato dall'azienda utilizzatrice, e non solo dall'agenzia.
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Somministrazione illegittima: danno e prescrizione
Un ente pubblico ha utilizzato una serie di contratti di somministrazione a termine (somministrazione illegittima) per impiegare lavoratrici per anni sulle stesse mansioni. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, riconoscendo il diritto delle lavoratrici a un risarcimento forfettario ("danno comunitario") senza necessità di provare un danno specifico. Tuttavia, ha chiarito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi (come i premi di produzione) decorre in costanza di rapporto e non dalla sua cessazione, accogliendo parzialmente su questo punto il ricorso dell'ente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Risarcimento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per un gruppo di lavoratori del pubblico impiego assunti con una serie di contratti di somministrazione illegittimi. Pur negando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, la Corte ha stabilito che l'abuso contrattuale genera un danno presunto, da liquidare con un'indennità onnicomprensiva basata sui principi validi per il settore privato. La sentenza chiarisce i criteri per il risarcimento nel pubblico impiego in caso di precariato illegittimo.
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