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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13 — Sezione Sezioni Unite Civile

14 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

Ordine di demolizione: la Cassazione respinge il ricorso
Un gruppo di proprietari riceve dal Comune un ordine di demolizione per tre manufatti non autorizzati sul proprio terreno. I cittadini impugnano il provvedimento davanti ai giudici amministrativi, ma subiscono una bocciatura per non aver tempestivamente contestato il precedente diniego di sanatoria edilizia. I proprietari presentano quindi ricorso alla Corte di Cassazione, invocando la violazione della tutela dell'abitazione e del giusto processo secondo le norme europee. La Suprema Corte a Sezioni Unite dichiara il ricorso totalmente inammissibile. La Cassazione chiarisce che le decisioni dei giudici amministrativi si possono impugnare davanti alle Sezioni Unite solo per questioni di giurisdizione e non per contestare errori di merito o violazioni del diritto europeo. I proprietari perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Eccesso di potere giurisdizionale: i limiti del giudice
Una società ha impugnato dinanzi alla Cassazione una decisione del Consiglio di Stato, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che gli errori procedurali o di interpretazione non costituiscono un vizio di giurisdizione, il quale si configura solo in casi di invasione della sfera di altri poteri dello Stato.
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Giurisdizione Corte dei Conti: quando risponde il privato
Una fondazione sanitaria privata e i suoi amministratori sono stati condannati dalla Corte dei Conti per aver distratto fondi pubblici ricevuti da una Regione per l'erogazione di prestazioni sanitarie. I ricorrenti contestavano la giurisdizione del giudice contabile, sostenendo che il loro rapporto con l'ente pubblico fosse di natura privatistica. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso, confermando la giurisdizione della Corte dei Conti. La Corte ha stabilito che l'accreditamento con il servizio sanitario nazionale instaura un rapporto di concessione di pubblico servizio, integrando un "rapporto di servizio" funzionale. Di conseguenza, il soggetto privato che gestisce risorse pubbliche è sottoposto al controllo contabile per il danno erariale causato dalla distrazione di tali fondi dalla loro finalità pubblica.
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Giurisdizione Appalti: quando decide il giudice civile
Una società ha contestato l'aggiudicazione di un appalto per servizi di comunicazione indetto da un'impresa del gruppo ferroviario statale. La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario, chiarendo che, nonostante l'ente sia un'impresa pubblica, l'appalto non rientra nei settori speciali poiché il servizio pubblicitario non è strettamente strumentale all'attività di trasporto. Questa decisione definisce i confini della giurisdizione appalti tra giudice amministrativo e civile.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti e Cassazione
Un professore, condannato dalla Corte dei Conti per attività esterne non autorizzate, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che i giudici contabili avessero ignorato una nuova legge interpretativa a lui favorevole. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errata o mancata applicazione di una legge costituisce un errore di giudizio e non un eccesso di potere, vizio che non rientra nella sua giurisdizione sulle decisioni della Corte dei Conti.
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Decadenza alloggio pubblico: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un assegnatario di casa popolare contro la decadenza alloggio pubblico disposta per abbandono. La sentenza ribadisce che il controllo del giudice amministrativo sulla legittimità del provvedimento, basato su prove raccolte dall'amministrazione, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Lo status di rifugiato non esonera dal requisito della stabile occupazione dell'immobile.
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Eccesso di potere giurisdizionale e rinvio alla CGUE
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'eccesso di potere giurisdizionale in un caso relativo a un'autorizzazione per una discarica. Il Consiglio di Stato, pur sollevando questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE, aveva deciso la causa nel merito, rendendo di fatto inutile la pronuncia europea. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tale comportamento, pur anomalo, non costituisce una violazione dei limiti esterni della giurisdizione ma un errore procedurale non sindacabile in quella sede.
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Limiti della giurisdizione: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato contro una decisione della Corte dei Conti in materia pensionistica. La sentenza ribadisce il principio secondo cui il sindacato della Cassazione per motivi di giurisdizione è limitato alla violazione dei cosiddetti 'limiti esterni', ovvero quando il giudice speciale invade la competenza di un'altra magistratura. Non è invece possibile contestare presunti errori di valutazione o di procedura ('in iudicando' o 'in procedendo') commessi dal giudice speciale nell'ambito della propria materia, in quanto questi rientrano nei 'limiti interni' della sua giurisdizione.
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Travisamento della prova: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 5792/2024, ha risolto un contrasto giurisprudenziale sul tema del travisamento della prova. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di un'opera d'arte da parte degli eredi di un artista a una galleria nazionale. La Corte ha stabilito che il travisamento della prova, inteso come errore percettivo del giudice su un dato probatorio, non costituisce un autonomo motivo di ricorso per cassazione. Il rimedio corretto è l'impugnazione per revocazione. Se l'errore riguarda invece la valutazione della prova, esso è insindacabile, a meno che non si traduca in un vizio motivazionale che scende al di sotto del 'minimo costituzionale'. Di conseguenza, il ricorso degli eredi è stato respinto.
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Condotta oppositiva: no al risarcimento se ostacoli i lavori
Un proprietario terriero ha citato in giudizio un consorzio per il risarcimento dei danni derivanti dal mancato completamento di opere irrigue. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta, attribuendo la colpa al proprietario stesso per la sua condotta oppositiva, avendo impedito l'accesso ai fondi per l'esecuzione dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che non può riesaminare i fatti e che, in presenza di una 'doppia conforme' (due sentenze di merito con la stessa ricostruzione dei fatti), la valutazione della motivazione è preclusa. La condotta oppositiva del proprietario è stata ritenuta la causa principale e assorbente del danno, interrompendo il nesso di causalità con qualsiasi presunta inadempienza del consorzio.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti del giudice
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibili due ricorsi relativi a una gara d'appalto. La Corte ha chiarito che l'interpretazione normativa, anche se discutibile, da parte del Consiglio di Stato non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Tale vizio si configura solo quando il giudice invade la sfera del legislatore creando nuove norme, un'ipotesi estrema non riscontrata nel caso di specie, che verteva sui requisiti di qualificazione dei consorzi stabili.
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Rendita vitalizia: quando si prescrive il diritto?
Un lavoratore si è visto negare la pensione per contributi omessi dal datore di lavoro. Con la sentenza n. 22802/2025, le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono nuove regole per la prescrizione del diritto a costituire una rendita vitalizia. Viene introdotta una fondamentale distinzione: per il datore di lavoro, il termine decorre dalla prescrizione dei contributi; per il lavoratore, invece, decorre da quando si è prescritto il diritto del datore, garantendo così una tutela più estesa.
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Diniego di giurisdizione: i limiti della Cassazione
Una casa di cura privata ha impugnato un taglio al tetto di spesa imposto da un'amministrazione regionale. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso basandosi su una "clausola di salvaguardia" contrattuale. La clinica ha allora fatto ricorso in Cassazione per un presunto diniego di giurisdizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un'errata interpretazione di una norma sostanziale da parte del giudice amministrativo costituisce un errore di giudizio, non un diniego di giurisdizione, e quindi non è sindacabile dalla Suprema Corte per motivi di giurisdizione.
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Rappresentante fiscale: giurisdizione e contratto
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 7620 del 18/03/2019, la Corte di Cassazione ha stabilito che la controversia tra una società estera e il suo rappresentante fiscale italiano, relativa a un rimborso per sanzioni fiscali pagate, rientra nella giurisdizione italiana. La Corte ha chiarito che, sebbene l'obbligazione tributaria verso lo Stato sia di natura legale, il rapporto tra la società e il suo rappresentante fiscale è di natura contrattuale (mandato). Pertanto, si applica il foro speciale previsto dall'art. 5 della Convenzione di Lugano per le obbligazioni contrattuali, radicando la competenza nel luogo di esecuzione della prestazione, cioè l'Italia.
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