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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

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811 provvedimenti

Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente viene accertato per capitali non dichiarati all'estero. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio termini accertamento previsto dal D.L. 78/2009. La Corte di Cassazione chiarisce che tale raddoppio, essendo una norma procedurale, si applica anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. Tuttavia, la presunzione legale di evasione, di natura sostanziale, non è retroattiva. L'Agenzia può comunque provare l'evasione tramite presunzioni semplici basate sugli stessi fatti. La sentenza è cassata con rinvio.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
Un gruppo di medici ha richiesto un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive UE da parte dell'Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la prescrizione decennale per tali azioni decorre dal 27 ottobre 1999. L'ordinanza ha inoltre condannato i ricorrenti per lite temeraria, qualificando l'azione come un abuso del processo data la consolidata giurisprudenza contraria sulla prescrizione medici specializzandi.
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Contributi consortili: riscossione e ruolo ancora validi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17122/2025, ha stabilito la piena legittimità della riscossione dei contributi consortili tramite iscrizione a ruolo. Anche a seguito delle riforme legislative, il sistema di riscossione coattiva per i consorzi di bonifica resta valido grazie alla 'clausola di continuità' e ai principi del codice civile, respingendo il ricorso di alcuni contribuenti.
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Proventi illeciti tassabili: Cassazione conferma
Un socio di una società di assicurazioni ha impugnato un avviso di accertamento relativo a proventi derivanti da truffa e appropriazione indebita, sostenendo che tali somme, dovendo essere restituite alle vittime, non fossero tassabili. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il principio secondo cui i proventi illeciti tassabili costituiscono reddito imponibile, a meno che non siano già stati sottoposti a confisca. La Corte ha inoltre stabilito la validità dell'avviso di accertamento anche se non allega il verbale di constatazione, a condizione che ne riproduca il contenuto essenziale.
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Danno da ritardo: onere della prova e nesso causale
Un ex dipendente pubblico, licenziato a seguito di una condanna penale, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per ottenere un risarcimento per il ritardo nel processo di riammissione previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il danno da ritardo presuppone che il lavoratore dimostri il nesso causale. In particolare, il dipendente deve provare che un procedimento disciplinare tempestivo avrebbe verosimilmente portato a un esito favorevole (la riammissione), onere che in questo caso non è stato soddisfatto.
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Prededuzione tra procedure: no al nesso automatico
Una banca ha richiesto il riconoscimento della prededuzione per un suo credito nell'ambito di un'amministrazione straordinaria, basandosi sul fatto che tale privilegio era stato concesso in una precedente procedura di amministrazione giudiziaria antimafia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste una 'consecutio' (continuità) tra le due procedure, data la loro natura e finalità radicalmente diverse. La prededuzione riconosciuta in un procedimento di prevenzione non si trasferisce automaticamente a una successiva procedura concorsuale per insolvenza.
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Licenziamento per insubordinazione: quando è valido
Un lavoratore è stato licenziato per aver gravemente insultato e minacciato un superiore. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per insubordinazione, rigettando il ricorso del dipendente. La sentenza chiarisce che le dichiarazioni scritte di terzi sono ammissibili come prove atipiche e che i precedenti comportamenti del lavoratore, anche se risalenti nel tempo, possono essere considerati per valutare la gravità complessiva della condotta.
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Remunerazione Specializzandi: No a Rimborsi Retroattivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzatisi tra il 1990 e il 2000, i quali richiedevano un adeguamento economico della loro borsa di studio a quella, più elevata, percepita dai colleghi iscritti dopo il 2006. La Corte ha stabilito che nessuna norma europea imponeva un importo minimo per la remunerazione specializzandi, lasciando la decisione alla discrezionalità dello Stato. Inoltre, ha chiarito che una legge più favorevole successiva non può essere applicata retroattivamente e non viola il principio di parità di trattamento, poiché le situazioni giuridiche, maturate in tempi diversi, non sono paragonabili.
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Cessione azienda bancaria: chi paga i debiti?
La Corte di Cassazione chiarisce che in una cessione azienda bancaria regolata da leggi speciali, l'istituto acquirente non risponde dei debiti verso gli azionisti della banca in crisi se questi sono esplicitamente esclusi dal perimetro della cessione. La decisione sottolinea come la finalità di stabilità finanziaria giustifichi questa deroga, allocando il rischio d'impresa sugli azionisti e confermando la legittimità della normativa di settore.
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Onere della prova tributario: la visura camerale basta
Un contribuente ha impugnato un'ingiunzione per l'imposta sulla pubblicità, negando di essere il soggetto passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per soddisfare l'onere della prova tributario, una visura camerale che identifica il contribuente come titolare dell'attività pubblicizzata è una prova documentale sufficiente. Il ricorso è stato inoltre dichiarato in parte inammissibile per difetto di autosufficienza.
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Diniego di giurisdizione: i limiti della Cassazione
Una casa di cura privata ha impugnato un taglio al tetto di spesa imposto da un'amministrazione regionale. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso basandosi su una "clausola di salvaguardia" contrattuale. La clinica ha allora fatto ricorso in Cassazione per un presunto diniego di giurisdizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un'errata interpretazione di una norma sostanziale da parte del giudice amministrativo costituisce un errore di giudizio, non un diniego di giurisdizione, e quindi non è sindacabile dalla Suprema Corte per motivi di giurisdizione.
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Credito prededucibile: no tra procedure diverse
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito sorto durante un'amministrazione giudiziaria, una misura di prevenzione antimafia, non gode di prededuzione nella successiva procedura di amministrazione straordinaria per insolvenza. La decisione si fonda sulla profonda diversità di finalità e presupposti tra le due procedure, che impedisce la cosiddetta 'consecuzione' e il trasferimento del privilegio processuale. Il credito prededucibile, quindi, non sopravvive al di fuori della procedura in cui è nato.
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Integrazione al minimo: negata con pensione estera
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'integrazione al minimo a un pensionato titolare di una pensione italiana pro-rata e di una autonoma pensione svizzera. La decisione si fonda sul superamento dei limiti di reddito previsti dalla legge, in quanto la pensione estera, essendo di importo considerevole, viene conteggiata come reddito, escludendo così il diritto al supplemento statale.
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Esenzione TOSAP: quando è dovuta per parcheggi?
Una società che gestiva un complesso sportivo pubblico in concessione ha contestato il pagamento della TOSAP per un'area parcheggio annessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione TOSAP non si applica quando l'occupazione del suolo pubblico, seppur legata a un servizio, è finalizzata a un'attività d'impresa con scopo di lucro, sottraendo l'area all'uso collettivo.
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Calcolo pensione commercialisti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul calcolo pensione commercialisti, rigettando il ricorso di una Cassa previdenziale. L'ordinanza stabilisce l'illegittimità dell'applicazione retroattiva di regolamenti peggiorativi e del contributo di solidarietà imposto senza base legale. Accolto invece il ricorso del professionista sulla corretta inclusione degli anni di reddito per la determinazione della media pensionabile, riaffermando il principio del pro rata.
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Anzianità di servizio: non basta per la carriera
Un dipendente pubblico, trasferito a un nuovo ente, si è visto negare il riconoscimento della piena anzianità di servizio ai fini della progressione economica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la progressione non è automatica ma dipende dalle specifiche previsioni della contrattazione collettiva del nuovo ente, che possono valorizzare criteri diversi dalla mera anzianità.
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Blocco stipendi PA: no a risarcimenti per il 2010-2015
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano un risarcimento per il blocco degli stipendi imposto tra il 2010 e il 2015. La Corte ha stabilito che la sentenza della Corte Costituzionale (n. 178/2015), pur dichiarando illegittimo il protrarsi del blocco, ha avuto l'effetto di ripristinare la procedura di contrattazione collettiva, ma non ha creato un diritto automatico a recuperare le mancate progressioni economiche o a ottenere specifici aumenti. Il blocco stipendi PA è stato considerato una misura temporanea e proporzionata, giustificata dalla grave crisi finanziaria e dalla necessità di contenere la spesa pubblica, senza violare il principio di una retribuzione equa e sufficiente.
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Definizione agevolata: sì per l’atto di pagamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'intimazione di pagamento notificata agli ex soci e all'ex liquidatore di una società estinta costituisce il primo atto impositivo nei loro confronti. Di conseguenza, la controversia che ne deriva è ammissibile alla definizione agevolata. La Corte ha chiarito che, quando un atto è il primo a comunicare la pretesa fiscale al contribuente (in questo caso, i successori della società), esso è impugnabile nel merito e rientra nell'ambito della sanatoria, portando all'estinzione del giudizio pendente.
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Impugnazione atti esecutivi: quando il debito è finale
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle sottostanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione di successivi atti esecutivi, come i pignoramenti, rende definitivo il debito tributario, sanando di fatto il vizio di notifica originario. La Corte ha anche chiarito che le violazioni procedurali in primo grado non comportano automaticamente la retrocessione del giudizio e che la querela di falso non impone una sospensione automatica del processo.
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Accertamento induttivo: legittimo con prove presuntive
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un accertamento induttivo basato su documentazione extracontabile e movimentazioni bancarie non registrate. Nonostante la contabilità del contribuente fosse formalmente regolare, la Corte ha ritenuto valido l'operato dell'amministrazione finanziaria, fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti di maggiori ricavi. L'ordinanza chiarisce i presupposti per l'utilizzo di questo strumento, la validità dell'accertamento parziale e i criteri per la determinazione della percentuale di ricarico, rigettando integralmente il ricorso del contribuente.
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