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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

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811 provvedimenti

Assegno ad personam: no al mantenimento stipendio
Un ex militare "riservista", passato a un ruolo civile durante la riorganizzazione di un ente pubblico, si è visto ridurre lo stipendio e ha richiesto un assegno ad personam per colmare la differenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, principalmente a causa di una precedente sentenza definitiva del giudice amministrativo che aveva già escluso la natura di lavoro subordinato del suo precedente servizio. La Corte ha inoltre specificato che la legge in questione garantiva il mantenimento dello stipendio solo al personale di ruolo a tempo indeterminato.
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Avviso di mora: quando è inoppugnabile la pretesa
Un contribuente ha impugnato un avviso di mora del 2007, sostenendo la mancata notifica della cartella esattoriale presupposta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione di un precedente avviso di mora, identico e notificato nel 1997, aveva reso la pretesa tributaria definitiva e inoppugnabile. Di conseguenza, il secondo avviso di mora era un atto meramente reiterativo, non contestabile per vizi degli atti precedenti ormai sanati.
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Notifica cartella pagamento: la Cassazione conferma
Una società ha impugnato una cartella di pagamento contestando le modalità di notifica, la mancanza di firma sul ruolo e la legittimità della riscossione in pendenza di giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Ha confermato che la notifica della cartella di pagamento effettuata direttamente dall'Agente della riscossione tramite raccomandata con avviso di ricevimento è pienamente valida. Inoltre, ha ribadito che la mancata sottoscrizione del ruolo, essendo un atto interno, non invalida la cartella e che la riscossione frazionata dei due terzi dell'imposta dopo la sentenza di primo grado sfavorevole al contribuente è conforme alla legge.
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Esenzione IMU scuola: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31726/2024, interviene sul tema dell'esenzione IMU scuola. Il caso riguarda un istituto scolastico paritario a cui un Comune aveva negato l'esenzione. La Corte ha stabilito che per valutare se un'attività didattica è 'non commerciale', non basta confrontare la retta con il costo medio nazionale per studente. È necessaria un'analisi concreta che consideri i costi effettivi, i finanziamenti ricevuti e la reale natura 'simbolica' della retta. L'onere di dimostrare tali requisiti spetta all'istituto. La sentenza impugnata, basata su un criterio astratto, è stata cassata con rinvio.
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TOSAP società in house: la Cassazione nega l’esenzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32403/2024, ha stabilito che una società concessionaria autostradale, anche se a totale partecipazione pubblica e qualificabile come 'in house', è tenuta al pagamento della TOSAP per l'occupazione di soprassuolo comunale con un viadotto. La Corte ha chiarito che la natura di società in house non la rende assimilabile allo Stato ai fini dell'esenzione fiscale, in quanto essa rimane un soggetto giuridico distinto che realizza un'occupazione di fatto del suolo pubblico.
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TOSAP sovrappasso autostradale: Cassazione conferma
Una società che gestisce concessioni autostradali è stata soggetta a un avviso di accertamento per la TOSAP (Tassa Occupazione Suolo Pubblico) a causa di un sovrappasso autostradale che occupava lo spazio aereo sopra una strada comunale. La Corte di Cassazione ha confermato che il TOSAP sovrappasso autostradale è dovuto, poiché l'occupazione oggettiva dello spazio pubblico è sufficiente a far scattare l'imposta. La Corte ha inoltre specificato che l'esenzione prevista per lo Stato non si estende alle società concessionarie, anche se a partecipazione pubblica, in quanto sono entità giuridiche distinte che operano come imprese commerciali.
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Notifica cartella pagamento PEC: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella di pagamento via PEC è valida anche se l'indirizzo del mittente non è presente nei registri pubblici come INI-PEC. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, chiarendo che non sussiste nullità a meno che il contribuente non dimostri un concreto pregiudizio al proprio diritto di difesa. In questo caso, la ricezione del messaggio è stata provata e non è stato allegato alcun danno specifico. La sentenza ha inoltre confermato che la motivazione degli interessi nella cartella era adeguata.
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Contributo di solidarietà illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34694/2024, ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente da una Cassa di previdenza privata sulle pensioni dei propri iscritti. Secondo la Corte, tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale che, ai sensi dell'art. 23 della Costituzione, può essere introdotta solo da una legge dello Stato e non da delibere interne dell'ente, anche se finalizzate a garantirne l'equilibrio finanziario. La sentenza ha inoltre ribadito che il diritto del pensionato alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Trasferimento d’azienda: retribuzione e contratti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che si erano opposti alla cessazione di un emolumento retributivo, definito "superminimo non assorbibile", a seguito di un trasferimento d'azienda. La Corte ha stabilito che, in caso di cessione, si applica il contratto collettivo dell'azienda cessionaria, anche se meno favorevole. La tutela prevista dalla normativa, anche europea, mira a evitare un peggioramento delle condizioni lavorative al momento del trasferimento, ma non impedisce successive modifiche derivanti dall'applicazione di nuovi accordi collettivi.
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Accertamento obbligo del terzo: i limiti del giudicato
La Corte di Cassazione chiarisce che l'ordinanza emessa a seguito di accertamento obbligo del terzo (ex art. 549 c.p.c.) non costituisce giudicato sostanziale. Di conseguenza, un creditore può avviare una nuova esecuzione forzata anche dopo una precedente procedura conclusa con un'ordinanza di assegnazione, se ritiene che il debito del terzo non sia stato interamente soddisfatto. Il ricorso della terza pignorata, basato sulla violazione del principio del ne bis in idem, è stato respinto.
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Fondo Garanzia TFR: Pagamento senza escussione cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33951/2024, ha stabilito che in caso di trasferimento d'azienda seguito dal fallimento del datore di lavoro cessionario, il lavoratore ha diritto all'intervento del Fondo Garanzia TFR per l'intero credito, compresa la quota maturata presso il cedente. La Corte ha rigettato la tesi dell'INPS, secondo cui l'obbligazione del Fondo sarebbe sussidiaria, affermando che il lavoratore non è tenuto ad agire preventivamente contro il cedente per ottenere il pagamento.
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Notifica a società estera: validità e onere prova
Una società con sede a Malta ha ricevuto un avviso di pagamento IVA in italiano. Ha contestato l'atto sostenendo che fosse incompleto, notificato in modo errato e non tradotto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la notifica a società estera è valida se raggiunge il suo scopo. La Corte ha stabilito che l'onere di provare l'incompletezza dell'atto spetta alla società ricevente e che non è richiesta la traduzione per un'impresa che opera e presenta dichiarazioni fiscali in Italia.
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Indennità di mobilità: la domanda va fatta subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33707/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la domanda all'INPS deve essere presentata entro il termine di decadenza di 60 giorni, anche se è in corso un contenzioso per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle apposite liste. La Corte ha chiarito che attendere l'esito del giudizio prima di presentare la domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: quando va ridato
Una pubblica amministrazione ha richiesto a una dipendente la restituzione di somme erogate come stipendio sulla base di una legge regionale successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'ente alla ripetizione indebito pubblico impiego, stabilendo che la dichiarazione di incostituzionalità fa venire meno la causa del pagamento, anche se percepito in buona fede dal lavoratore.
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Trasferimento d’azienda: il superminimo può essere ridotto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33146/2024, ha stabilito che dopo un trasferimento d'azienda è legittima la riduzione di un 'superminimo' se il contratto collettivo applicato dal nuovo datore di lavoro non lo prevede. La tutela della retribuzione del lavoratore opera al momento del passaggio, ma non rende il trattamento economico intangibile rispetto a future modifiche della contrattazione collettiva. Il caso riguardava due lavoratori che si erano visti sopprimere un emolumento a seguito della disdetta di vecchi accordi aziendali, molti anni dopo il trasferimento.
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Trasferimento d’azienda: stipendio e nuovi contratti
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda, il datore di lavoro subentrante può legittimamente applicare il proprio contratto collettivo, anche se meno favorevole, dopo la scadenza di quello applicato dal cedente. La tutela per i lavoratori è volta a impedire un peggioramento retributivo immediato e dovuto al solo fatto del trasferimento, ma non rende i trattamenti economici intangibili rispetto alle successive dinamiche della contrattazione collettiva. La Corte ha rigettato il ricorso di alcune lavoratrici che si erano viste revocare un 'superminimo non assorbibile' a seguito della disdetta di un accordo aziendale, confermando la legittimità dell'operato aziendale.
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Azienda speciale ente pubblico economico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32798/2024, ha stabilito che un'azienda speciale regionale, configurata dalla legge istitutiva come ente pubblico economico, è soggetta alle norme del diritto privato del lavoro. Di conseguenza, un contratto di somministrazione di lavoro illegittimo può essere convertito in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, che sosteneva la propria natura di ente pubblico non economico per evitare la conversione del contratto, sottolineando come l'operatività secondo criteri di economicità e la finalità imprenditoriale siano decisive per la sua qualificazione.
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Delega di firma: quando è valida per l’Agenzia Entrate
Un'associazione sportiva dilettantistica ha impugnato avvisi di accertamento sostenendo, tra l'altro, l'invalidità della delega di firma del funzionario che li aveva sottoscritti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la delega di firma è un atto di organizzazione interna e non necessita dell'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficiente l'identificazione tramite la qualifica funzionale. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del disconoscimento delle agevolazioni fiscali e la riqualificazione dell'ente come commerciale, data l'effettiva natura dell'attività svolta.
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Indennità di esproprio: quando è inammissibile il ricorso
Un Comune ha contestato l'ammontare dell'indennità di esproprio per un terreno, sostenendo che non fosse edificabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. La ragione principale è che il Comune non aveva sollevato la questione della non edificabilità nel precedente grado di giudizio (Corte d'Appello), introducendola solo in sede di legittimità. La sentenza sottolinea l'importanza di presentare tutte le eccezioni e contestazioni fin dai primi gradi di giudizio, confermando così la più elevata indennità di esproprio a favore dei proprietari.
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Valore in dogana: royalties come condizione di vendita
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32621/2024, ha stabilito che le royalties pagate per l'utilizzo di un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci importate se il loro pagamento costituisce una 'condizione di vendita', anche implicita. Nel caso esaminato, una società di abbigliamento importava prodotti e pagava royalties a una terza entità titolare del marchio. La Corte ha ritenuto che, sulla base del contratto di licenza, l'acquisto e la commercializzazione dei beni fossero inscindibilmente legati al pagamento delle royalties, confermando così la legittimità dell'accertamento dell'Agenzia delle Dogane che ne richiedeva l'inclusione nel valore imponibile.
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