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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13 — Anno 2026

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41 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

Valore probatorio busta paga: la Cassazione decide
Un professionista contesta le differenze retributive richieste da un'ex dipendente, basate su buste paga non firmate. La Cassazione, confermando le decisioni di merito, dichiara inammissibile il ricorso, ribadendo il valore probatorio della busta paga emessa dal datore di lavoro e sanzionando l'inammissibile commistione dei motivi di ricorso.
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Imposta Unica Scommesse: obblighi per operatori esteri
Una società estera di scommesse e il suo intermediario italiano (CTD) hanno contestato l'applicazione dell'imposta unica scommesse per il 2015, sostenendo che la normativa fosse discriminatoria e incostituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità dell'imposta anche per gli operatori privi di concessione nazionale. La Corte ha ribadito la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il CTD, in quanto entrambi partecipano all'attività di raccolta delle scommesse sul territorio italiano, che costituisce il presupposto del tributo. La decisione chiarisce che l'imposta non ha natura sanzionatoria ma fiscale, e si applica a chiunque gestisca giochi in Italia, garantendo parità di trattamento.
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Riscossione sanzioni: legittima la delega a privati?
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità dell'affidamento da parte di un Comune a una società privata per la riscossione sanzioni amministrative, come le multe stradali, anche nei confronti di residenti all'estero. Nel caso esaminato, un'automobilista aveva impugnato una richiesta di pagamento per una violazione del Codice della Strada, contestando la legittimazione della società di riscossione e l'interruzione della prescrizione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la Pubblica Amministrazione può avvalersi di strumenti privatistici e che un atto di diffida inviato dalla società incaricata è idoneo a interrompere la prescrizione.
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Inquadramento superiore: quando non è un diritto?
Un lavoratore, a seguito di una fusione aziendale, ha richiesto un inquadramento superiore e il pagamento di incentivi annuali. La sua domanda era basata sulle mansioni svolte, ritenute riconducibili a un livello contrattuale più elevato (B anziché C). Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che le mansioni del lavoratore, sebbene tecniche, non includevano l'autonomia decisionale e le competenze specialistiche distintive del livello superiore richiesto. Anche la richiesta per gli incentivi è stata respinta, poiché il lavoratore non ha provato il raggiungimento degli obiettivi aziendali necessari per la loro erogazione.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento di TFR e stipendi arretrati se, a seguito di una procedura di amministrazione straordinaria, l'azienda viene ceduta e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo acquirente. La Corte ha chiarito che la tutela del Fondo presuppone la cessazione del rapporto di lavoro e l'insolvenza del datore di lavoro al momento di tale cessazione, condizioni assenti in questo caso.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento del TFR e dei contributi di previdenza complementare se, in seguito alla cessione di un'azienda in amministrazione straordinaria, il rapporto di lavoro prosegue con la società acquirente. La condizione essenziale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro che rende esigibile il TFR, non si verifica in caso di continuità lavorativa.
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Rimborso accise energia: la Cassazione conferma
Una società cliente ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere il rimborso dell'addizionale provinciale all'accisa sull'energia elettrica. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso del fornitore. È stato stabilito che il consumatore finale ha il diritto di chiedere la restituzione delle somme direttamente al fornitore di energia (azione di ripetizione dell'indebito), quando l'imposta è stata dichiarata illegittima per contrasto con il diritto dell'Unione Europea. Il fornitore potrà poi rivalersi sullo Stato. La parola chiave della decisione è il diritto al rimborso accise energia.
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Danno prevedibile: auto a fuoco dopo riparazione
Un'officina meccanica è stata ritenuta responsabile per l'incendio di un'autovettura causato da una riparazione difettosa. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo le eccezioni procedurali e chiarendo il concetto di danno prevedibile. Secondo la Corte, la distruzione completa del veicolo rientra nel danno prevedibile che può derivare da una riparazione negligente, anche se di modesto valore economico.
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Fatture inesistenti: no alla deduzione dei costi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la non deducibilità dei costi derivanti da fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva fornito prove presuntive decisive, come la totale evasione e l'assenza di struttura del fornitore, che il contribuente non è riuscito a contrastare efficacemente. La Corte ha inoltre ribadito che, per il periodo d'imposta in esame, i costi per il carburante erano deducibili solo con le apposite 'schede carburanti', non essendo sufficiente il pagamento tracciabile.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzandi che ha frequentato le scuole di specializzazione prima del 2006 ha citato in giudizio lo Stato, sostenendo che la loro remunerazione fosse inadeguata ai sensi del diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, dichiarandolo inammissibile. La Corte ha confermato che le direttive UE non imponevano criteri specifici sull'importo della remunerazione dei medici specializzandi, lasciando la discrezionalità agli Stati membri. Anche le richieste di adeguamento all'inflazione e triennali sono state respinte sulla base di una giurisprudenza consolidata.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione
Un gruppo di medici specializzandi ha citato in giudizio lo Stato per ottenere il risarcimento del danno dovuto alla tardiva attuazione delle direttive UE sulla corretta remunerazione. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per molti, specificando però quali specializzazioni sono ammesse. L'ordinanza accoglie parzialmente il ricorso dei medici per alcune specializzazioni (es. oftalmologia, nefrologia), ritenute equipollenti a quelle elencate nelle direttive, cassando con rinvio la precedente decisione. Vengono invece respinte le richieste di un risarcimento maggiore e le pretese relative a specializzazioni non contemplate dalle norme comunitarie.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo per il Fisco
Un geometra sfida un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, la quale aveva utilizzato un accertamento induttivo basato su presunzioni di sottofatturazione derivate da pratiche catastali. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del contribuente, confermando la legittimità del metodo presuntivo del Fisco di fronte a comportamenti antieconomici, e accoglie il ricorso dell'Agenzia relativo all'ingiustificata compensazione delle spese legali.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ritenendolo un atto elusivo di una precedente ordinanza di reintegra. Il datore di lavoro aveva licenziato una dipendente per soppressione del posto, ma la Corte ha accertato che le mansioni erano state affidate ad altri lavoratori assunti a termine, dimostrando la non veridicità del motivo addotto e l'intento fraudolento di aggirare la decisione del giudice.
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Licenziamento a non domino: le tutele per il lavoratore
Un lavoratore, formalmente dipendente di una società cooperativa ma di fatto impiegato presso un consorzio, viene licenziato dal datore di lavoro formale. La Corte di Cassazione ha qualificato l'atto come 'licenziamento a non domino', ovvero un licenziamento proveniente da un soggetto non legittimato, rendendolo giuridicamente inesistente. Di conseguenza, il rapporto di lavoro con il datore di lavoro effettivo (il consorzio) non si è mai interrotto. La Corte chiarisce che in questi casi non si applicano le tutele specifiche dell'art. 18 (reintegrazione), ma le tutele di diritto comune, come il risarcimento del danno per la mancata prestazione lavorativa.
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Inquadramento superiore: serve l’ordine scritto?
Un lavoratore del settore trasporti ha richiesto l'inquadramento superiore per aver svolto mansioni più elevate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, a differenza del regime generale, nel settore degli autoferrotranvieri l'inquadramento superiore non è automatico ma richiede un ordine scritto del direttore, salvo eccezioni non provate nel caso specifico. Al lavoratore sono state riconosciute solo le differenze retributive, ma non la qualifica superiore.
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Contratti a progetto: quando è un lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che riqualificavano 53 contratti a progetto in rapporti di lavoro subordinato. Il caso riguardava una società di formazione i cui 'progetti' per i docenti coincidevano interamente con l'attività ordinaria dell'azienda, mancando della specificità richiesta dalla legge. La Corte ha ribadito che un progetto deve essere distinto e autonomo rispetto al ciclo produttivo aziendale, altrimenti si configura un abuso dello strumento contrattuale.
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Detraibilità IVA liquidazione: la Cassazione decide
Una società in liquidazione, successore di un'altra che svolgeva attività sanitarie esenti da IVA, ha richiesto il rimborso dell'IVA su costi legali. La Corte di Cassazione ha negato il rimborso, stabilendo che la detraibilità IVA in liquidazione è esclusa se i costi, pur sostenuti in questa fase, sono direttamente collegati alla precedente attività esente. Il principio determinante è la connessione del costo all'operazione originaria, non lo stato attuale della società.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
Una ditta di autotrasporti, privata dell'uso di un muletto e di un piazzale, ha chiesto il risarcimento dei danni. La Cassazione ha respinto il ricorso, negando il concetto di danno in re ipsa e ribadendo che la parte lesa deve sempre fornire la prova concreta del pregiudizio economico subito. L'assenza di tale prova impedisce sia il risarcimento che la liquidazione equitativa.
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Licenziamento disciplinare sproporzionato: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a una dipendente di un supermercato per aver consumato del cibo sul posto di lavoro. La decisione si basa sulla valutazione della condotta, ritenuta non così grave da giustificare la massima sanzione espulsiva. I giudici hanno considerato il contesto specifico (uso di guanti, orario di chiusura) e hanno ritenuto il licenziamento disciplinare sproporzionato, riqualificando la mancanza come violazione punibile con una sanzione conservativa, con conseguente diritto alla reintegrazione.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Un comune ha presentato ricorso per la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione relativa a un'esenzione IMU per un'azienda agricola. Il comune ha sostenuto l'esistenza di un dolo processuale e di un errore di fatto revocatorio, affermando che la Corte avesse erroneamente interpretato l'annotazione di ruralità nei registri catastali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errore di fatto revocatorio consiste in una pura svista percettiva dei fatti e non in un errore di valutazione giuridica. Inoltre, ha ribadito che l'accusa di frode basata su un documento falso richiede un preventivo accertamento giudiziale della sua falsità.
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