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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13 — Anno 2024

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275 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

Azienda speciale ente pubblico economico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32798/2024, ha stabilito che un'azienda speciale regionale, configurata dalla legge istitutiva come ente pubblico economico, è soggetta alle norme del diritto privato del lavoro. Di conseguenza, un contratto di somministrazione di lavoro illegittimo può essere convertito in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, che sosteneva la propria natura di ente pubblico non economico per evitare la conversione del contratto, sottolineando come l'operatività secondo criteri di economicità e la finalità imprenditoriale siano decisive per la sua qualificazione.
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Delega di firma: quando è valida per l’Agenzia Entrate
Un'associazione sportiva dilettantistica ha impugnato avvisi di accertamento sostenendo, tra l'altro, l'invalidità della delega di firma del funzionario che li aveva sottoscritti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la delega di firma è un atto di organizzazione interna e non necessita dell'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficiente l'identificazione tramite la qualifica funzionale. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del disconoscimento delle agevolazioni fiscali e la riqualificazione dell'ente come commerciale, data l'effettiva natura dell'attività svolta.
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Indennità di esproprio: quando è inammissibile il ricorso
Un Comune ha contestato l'ammontare dell'indennità di esproprio per un terreno, sostenendo che non fosse edificabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. La ragione principale è che il Comune non aveva sollevato la questione della non edificabilità nel precedente grado di giudizio (Corte d'Appello), introducendola solo in sede di legittimità. La sentenza sottolinea l'importanza di presentare tutte le eccezioni e contestazioni fin dai primi gradi di giudizio, confermando così la più elevata indennità di esproprio a favore dei proprietari.
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Valore in dogana: royalties come condizione di vendita
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32621/2024, ha stabilito che le royalties pagate per l'utilizzo di un marchio devono essere incluse nel valore in dogana delle merci importate se il loro pagamento costituisce una 'condizione di vendita', anche implicita. Nel caso esaminato, una società di abbigliamento importava prodotti e pagava royalties a una terza entità titolare del marchio. La Corte ha ritenuto che, sulla base del contratto di licenza, l'acquisto e la commercializzazione dei beni fossero inscindibilmente legati al pagamento delle royalties, confermando così la legittimità dell'accertamento dell'Agenzia delle Dogane che ne richiedeva l'inclusione nel valore imponibile.
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Avviso di addebito: i vizi formali non bloccano
Un contribuente ha impugnato un avviso di addebito emesso da un ente previdenziale, lamentando vizi procedurali come la mancata comunicazione dell'avvio del procedimento ispettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'opposizione a un avviso di addebito instaura un giudizio di merito completo sulla fondatezza della pretesa contributiva. In questo contesto, i vizi formali dell'atto amministrativo diventano secondari, poiché il giudice deve valutare la sostanza del rapporto e l'effettiva esistenza dell'obbligazione, non limitandosi a un controllo di legittimità dell'atto.
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Regime previdenziale: la competenza statale prevale
Un dipendente di un ente pubblico regionale, trasferito dal regime previdenziale privato (ENPAIA) a quello pubblico (INPS), ha chiesto la liquidazione dei contributi versati al fondo originario. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto, stabilendo che il regime previdenziale per i dipendenti pubblici è materia di competenza esclusiva dello Stato e non può essere derogato da leggi regionali o contratti collettivi. La Corte ha inoltre precisato che la cessazione del rapporto assicurativo, e non di quello lavorativo, è il presupposto per la restituzione delle somme.
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Contratto regionale: inammissibile appello in Cassazione
Un ente pubblico ricorre in Cassazione contro la sentenza che riconosceva differenze retributive a un dipendente sulla base di un contratto collettivo regionale. La Corte dichiara l'appello inammissibile, poiché la violazione di un contratto regionale non è un motivo di ricorso valido, a differenza dei contratti nazionali. L'interpretazione del contratto regionale è riservata al giudice di merito.
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Comunicazione licenziamento: quando è valida?
Un lavoratore viene licenziato per aver usato il cellulare in un'area a rischio. Impugna il licenziamento sostenendo che la comunicazione, inviata solo al suo avvocato, fosse invalida e tardiva. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la comunicazione del licenziamento è valida se perviene a conoscenza del lavoratore, anche tramite il suo legale, e che il termine per l'irrogazione della sanzione decorre dalla data di spedizione della lettera da parte del datore di lavoro, non da quella di ricezione.
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Distanze legali costruzioni: il gazebo è escluso?
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce la questione delle distanze legali costruzioni in relazione a un gazebo. La Corte ha stabilito che una struttura non fissa, rimovibile e con funzione di arredo temporaneo non può essere classificata come 'nuova costruzione'. Pertanto, non è soggetta alle normative sulle distanze minime dai confini. Il ricorso dei vicini, che lamentavano anche la pericolosità di un serbatoio di gas dismesso e un errato scolo delle acque, è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Revocatoria pagamenti factoring: limiti all’esenzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31652/2024, ha stabilito importanti principi sulla revocatoria dei pagamenti nel factoring. La Suprema Corte ha confermato che l'esenzione dalla revocatoria, prevista dalla L. 52/1991, non si applica ai pagamenti effettuati con mezzi 'anomali', come una complessa operazione finanziaria che coinvolge delegazioni di pagamento. La decisione sottolinea che tale esenzione è limitata ai soli pagamenti ordinari, escludendo operazioni strutturate che potrebbero ledere la parità dei creditori. La sentenza chiarisce inoltre le regole sulla decorrenza degli interessi nelle azioni revocatorie.
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Competenza Ispettorato Lavoro: la sede operativa conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda di logistica sanzionata per l'impiego di lavoratori in nero. L'azienda sosteneva la mancanza di competenza dell'Ispettorato Lavoro della sede operativa, indicando come competente quello della sede legale. La Suprema Corte ha stabilito che la competenza territoriale si determina nel luogo dove la violazione è stata commessa e accertata. Le censure dell'azienda, volte a una nuova valutazione dei fatti, non sono ammissibili nel giudizio di legittimità.
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Licenziamento disciplinare: rifiuto DAD è giusta causa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di una docente che si era rifiutata di svolgere la didattica a distanza durante l'emergenza pandemica. Le giustificazioni addotte, come la fobia per le telecamere e la mancanza di competenze informatiche, non sono state provate. La Corte ha stabilito che l'assenza prolungata e ingiustificata costituisce un grave inadempimento contrattuale che giustifica la sanzione espulsiva, e che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esistenza di cause di giustificazione.
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Trattamento economico dipendenti pubblici: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32525/2024, ha chiarito i limiti al mantenimento del trattamento economico dei dipendenti pubblici in caso di trasferimento d'azienda. Un lavoratore del settore sanitario, trasferito da un'azienda ospedaliera a una ASL, si è visto negare la prosecuzione di un compenso legato all'attività trasfusionale. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego la retribuzione è determinata esclusivamente dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Prassi aziendali o atti amministrativi del precedente datore non sono sufficienti a fondare un diritto quesito, neanche in applicazione dell'art. 2112 c.c., che non può creare diritti ex novo ma solo garantire quelli già validamente costituiti.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti del giudice
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibili due ricorsi relativi a una gara d'appalto. La Corte ha chiarito che l'interpretazione normativa, anche se discutibile, da parte del Consiglio di Stato non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Tale vizio si configura solo quando il giudice invade la sfera del legislatore creando nuove norme, un'ipotesi estrema non riscontrata nel caso di specie, che verteva sui requisiti di qualificazione dei consorzi stabili.
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Trattamento economico lavoratore: la fonte del diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31806/2024, ha affrontato il caso di una lavoratrice sanitaria che, dopo la fusione dell'ospedale in cui lavorava con un'altra Azienda Sanitaria, si è vista negare un compenso accessorio. La Corte ha rigettato il ricorso della lavoratrice, stabilendo che per mantenere un trattamento economico lavoratore è necessaria una valida fonte legale o contrattuale (come un contratto collettivo), non essendo sufficienti precedenti delibere amministrative. Parallelamente, ha rigettato il ricorso dell'Azienda contro altri lavoratori, la cui posizione era protetta da un 'giudicato interno' formatosi per una mancata impugnazione in appello.
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