LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 — Sezione Terza Civile

Pagina 4 di 7

130 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13

Prescrizione medici specializzandi: la data decisiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la loro formazione, a causa della tardiva attuazione di direttive europee. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato sulla prescrizione medici specializzandi, stabilendo che il termine decennale per agire in giudizio decorre irrevocabilmente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Questa legge, sanando solo parzialmente l'inadempimento dello Stato, ha reso certa e definitiva la lesione del diritto per tutti gli altri medici, facendo scattare il 'dies a quo' della prescrizione.
Continua »
Risarcimento medici specializzandi: prescrizione e dies a quo
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la consolidata giurisprudenza secondo cui il diritto al risarcimento medici specializzandi si prescrive in dieci anni a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999. La Corte ha ritenuto irrilevanti le incertezze giurisprudenziali addotte dai ricorrenti.
Continua »
Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione decide
L'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della remunerazione medici specializzandi per i corsi frequentati prima dell'adeguamento dell'Italia alle direttive europee. La Corte ha chiarito che il diritto al compenso decorre dal 1° gennaio 1983, anche per chi si è immatricolato prima, ma ha ribadito che spetta al medico l'onere di provare che la propria specializzazione fosse inclusa negli elenchi UE o equipollente. La Corte ha rigettato gran parte dei ricorsi, accogliendo solo quello relativo alla specializzazione in 'Igiene e medicina preventiva', già riconosciuta come equipollente a 'Community Medicine'.
Continua »
Ingiustificato arricchimento P.A.: l’onere della prova
L'ordinanza analizza un caso di ingiustificato arricchimento P.A. a seguito di prestazioni professionali non saldate. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, chiarisce che l'onere di provare il rifiuto del beneficio spetta alla Pubblica Amministrazione e non al professionista. Quest'ultimo deve solo dimostrare il proprio impoverimento e il conseguente arricchimento dell'ente. La sentenza cassa la decisione d'appello e rinvia la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Nesso causale e denuncia: quando il Comune non paga
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento danni, sostenendo che un procedimento penale per presunto abuso edilizio, dal quale è stata assolta, fosse scaturito dalla mancata attivazione di un procedimento amministrativo preliminare da parte dell'ente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto centrale della decisione è la mancanza di prova del nesso causale tra l'omissione del Comune e il danno lamentato, poiché l'azione penale è stata un'iniziativa autonoma del Pubblico Ministero, atto che interrompe la catena di causalità.
Continua »
Inammissibilità ricorso Cassazione: la guida completa
Un condominio si opponeva a un'esecuzione forzata, prima contestando il merito del debito e poi, a seguito di un'ordinanza di assegnazione somme, con un'opposizione agli atti esecutivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'atto di appello mancava di una chiara e completa esposizione dei fatti, violando un requisito formale essenziale. Questa decisione sottolinea l'importanza della precisione nella redazione degli atti per evitare l'inammissibilità del ricorso in Cassazione.
Continua »
Precetto su assegno: nullo se non è trascritto tutto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13373/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla validità del precetto su assegno. Un creditore aveva notificato un precetto basato su un assegno circolare, omettendo però di trascrivere il retro del titolo. L'istituto bancario debitore si è opposto, eccependo la nullità dell'atto. La Corte ha accolto l'opposizione, chiarendo che la mancata trascrizione integrale impedisce al debitore di verificare la legittimazione del creditore (ad esempio, l'esistenza di una girata per l'incasso a una banca), pregiudicando il suo diritto di difesa e rendendo nullo il precetto.
Continua »
Decadenza alloggio popolare per seconda casa: il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza alloggio popolare per un'assegnataria che possedeva un'altra proprietà immobiliare. Il ricorso, basato sull'inapplicabilità della legge regionale e sulla presunta inadeguatezza dell'immobile, è stato respinto. La Corte ha stabilito che le Regioni possono legittimamente disciplinare i requisiti di permanenza nel rapporto, anche per i contratti in corso, senza violare i principi nazionali o il divieto di retroattività.
Continua »
Onere della prova cessione crediti: chi prova?
In un caso di conflitto tra due cessionari dello stesso credito, la Corte di Cassazione, con l'ordinanza 8829/2024, ha chiarito un punto cruciale sull'onere della prova nella cessione dei crediti. Contrariamente a quanto stabilito nei gradi di merito, la Corte ha affermato che spetta al debitore ceduto, e non al secondo cessionario, dimostrare la persistente efficacia della prima cessione. Questa è considerata un fatto impeditivo della pretesa del secondo creditore, invertendo così la prospettiva sull'onere probatorio.
Continua »
Opposizione cartella esattoriale: quando è tardi?
Una società di autonoleggio ha presentato opposizione a una cartella esattoriale per multe stradali, sostenendo di non essere il soggetto tenuto al pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: ogni contestazione sulla responsabilità deve essere fatta impugnando i singoli verbali di infrazione nei termini di legge, non attendendo la fase di riscossione coattiva. L'ordinanza chiarisce che l'opposizione cartella esattoriale non può essere utilizzata per sollevare questioni che dovevano essere decise in precedenza.
Continua »
Vincolo conformativo: no prelazione agraria su aree verdi
Dei proprietari terrieri hanno cercato di esercitare il diritto di prelazione agraria su un fondo confinante, ma la loro richiesta è stata respinta poiché il terreno era designato come "verde pubblico" nel piano urbanistico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che tale destinazione costituisce un vincolo conformativo, una restrizione urbanistica generale e senza scadenza che priva il terreno della sua natura agricola, impedendo così l'esercizio della prelazione.
Continua »
Retratto agrario: quando il ricorso è inammissibile
Un coltivatore diretto esercita con successo il suo diritto di retratto agrario nei confronti dell'acquirente di un terreno confinante. L'acquirente ricorre in Cassazione, ma il suo appello viene respinto. La Corte Suprema dichiara i motivi inammissibili, in particolare a causa della regola della "doppia conforme di merito", che limita il riesame dei fatti quando due tribunali inferiori concordano, e per la mancata specificità dei motivi di ricorso, che non erano stati formulati secondo le rigide regole procedurali. La decisione finale conferma il diritto del coltivatore sul terreno.
Continua »
Retratto agrario: quando il fondo non è agricolo?
Un coltivatore diretto si vede negare il diritto di retratto agrario su un fondo confinante. La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito, stabilendo che un'elevata potenzialità edificatoria, anche se in 'zona agricola', può escludere la natura agricola del terreno. Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
Continua »
Opponibilità locazione: la modifica pre-pignoramento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7909/2024, ha stabilito che la modifica di un contratto di locazione avvenuta prima del pignoramento dell'immobile deve essere valutata nel suo complesso per determinare l'opponibilità locazione al nuovo acquirente. Se la modifica, non novativa, introduce un canone 'vile', l'intero contratto risultante diventa inopponibile, senza che il conduttore possa far valere le condizioni originarie più favorevoli. Il caso riguardava una società conduttrice che, a seguito di una riduzione dei locali, aveva pattuito un canone mensile molto più basso, ritenuto 'vile' dal giudice, rendendo l'intera locazione non opponibile all'aggiudicatario dell'immobile.
Continua »
Procura speciale estera: senza apostille è nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7900/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di polizze assicurative "Unit-Linked". La decisione non è entrata nel merito della controversia, ma si è basata su un vizio procedurale: la procura speciale rilasciata all'estero (in Svizzera) dal ricorrente ai suoi legali era priva dell'"apostille" richiesta dalla Convenzione dell'Aja del 1961. La Corte ha ribadito che tale mancanza costituisce una nullità insanabile nel giudizio di legittimità, confermando l'importanza del rispetto dei requisiti formali per gli atti provenienti dall'estero.
Continua »
Buoni fruttiferi cointestati: rimborso e morte
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di decesso di uno dei titolari di buoni fruttiferi cointestati con clausola di 'pari facoltà di rimborso', il cointestatario superstite ha il diritto di riscuotere l'intera somma. L'istituto bancario che effettua il pagamento agisce legittimamente, anche se a conoscenza del decesso. Gli eredi del defunto dovranno rivalersi direttamente sul cointestatario che ha incassato la somma, non sulla banca. La Corte ha anche chiarito che la fusione per incorporazione di una società durante un processo non ne inficia la legittimazione processuale, grazie al principio di ultrattività del mandato al difensore.
Continua »
Altro vantaggio in locazione: quando è nullo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di pagamento di un debito altrui come condizione per stipulare un contratto di sublocazione non costituisce un "altro vantaggio" vietato dall'art. 79 della L. 392/1978. Secondo la Corte, tale pattuizione è lecita se trova una giustificazione causale autonoma, come in un'operazione di espromissione, e non altera il sinallagma del contratto di locazione. La nullità si configurerebbe solo se fosse provato che tale giustificazione è meramente simulata per mascherare una "buona entrata" senza causa.
Continua »
Decadenza garanzia vizi immobile: il caso degli eredi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4844/2024, ha rigettato il ricorso di due eredi di un progettista, condannandole al risarcimento dei danni per gravi vizi di costruzione di un immobile. La Corte ha chiarito importanti principi sulla decadenza garanzia vizi immobile, affermando che la notifica impersonale agli eredi è valida per interrompere la prescrizione e che la tempestiva denuncia dei difetti era stata provata tramite accertamenti tecnici preventivi, rendendo irrilevante la questione sull'onere della prova.
Continua »
Responsabilità professionale: il tecnico paga i danni
Un professionista, incaricato della progettazione e direzione lavori di un immobile, è stato condannato a risarcire i proprietari per i costi sostenuti per una sanatoria edilizia. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità professionale, respingendo l'idea che la questione fosse di competenza del giudice amministrativo o che il cliente dovesse contestare l'atto comunale. La sentenza chiarisce i confini della diligenza professionale e l'onere della prova in casi di difformità costruttive.
Continua »
Compensazione pecuniaria volo: serve il check-in?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un passeggero ha diritto alla compensazione pecuniaria per volo in ritardo anche se non si presenta all'orario di check-in originario, qualora la compagnia aerea abbia preventivamente comunicato un nuovo orario di partenza. La Corte ha chiarito che il risarcimento è legato al ritardo all'arrivo e non alla presenza in aeroporto, respingendo la tesi della compagnia aerea che negava l'indennizzo.
Continua »