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d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater — Anno 2024

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534 provvedimenti

Altri anni per d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater

Rottamazione quater: estinzione del giudizio in corso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28550/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sanzione amministrativa. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente, il quale, durante il processo, ha aderito alla definizione agevolata dei carichi pendenti, nota come 'rottamazione quater'. Tale adesione implica la rinuncia ai giudizi in corso, determinando di fatto l'estinzione del procedimento per mancanza di interesse alla decisione.
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Prova Usucapione: Onere e Limiti in Cassazione
Un cittadino rivendica la proprietà di un terreno per usucapione contro un Comune. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: la prova dell'usucapione deve essere fornita in modo completo da chi la rivendica. Non è sufficiente contestare il possesso della controparte, poiché l'onere della prova grava interamente sull'attore. La decisione evidenzia i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare nel merito le prove.
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Notifica atti tributari: la prova della ricezione CAD
La Cassazione ha stabilito che per la validità della notifica di atti tributari in caso di assenza del destinatario, l'Amministrazione Finanziaria deve provare l'effettiva ricezione della Comunicazione di Avvenuto Deposito (CAD). La sola spedizione non basta. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Ufficio, confermando l'annullamento di un avviso di presa in carico basato su un atto presupposto non correttamente notificato.
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Canone aggiuntivo: sì della Cassazione all’aumento
Una società energetica ha impugnato l'aumento del canone per una grande derivazione idroelettrica, deliberato da una Regione dopo la scadenza della concessione. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che le Regioni hanno il potere di determinare un canone aggiuntivo, in quanto rientra nella competenza legislativa concorrente in materia di energia e non lede la competenza statale sulla concorrenza.
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Definizione agevolata: estinzione del processo in Cassazione
Una società contribuente, dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio contro un avviso di accertamento fiscale per omessa fatturazione, ha aderito alla definizione agevolata mentre il caso era pendente in Cassazione. L'Agenzia Fiscale aveva contestato la decisione di secondo grado. La Corte di Cassazione, verificato il perfezionamento della procedura di definizione agevolata tramite domanda e pagamento, ha dichiarato l'estinzione del processo.
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Sanzione disciplinare: no per fatti pre-iscrizione
Un notaio ha subito una sanzione disciplinare per un reato commesso anni prima di entrare nella professione. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo un principio fondamentale: il potere disciplinare si applica solo per condotte poste in essere dopo l'iscrizione all'albo, specialmente se l'illecito è di natura istantanea e non permanente. La sentenza chiarisce i limiti temporali della responsabilità professionale.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sui soci SNC
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28056/2024, ha rigettato il ricorso dei soci di una SNC cessata contro un accertamento induttivo dell'Agenzia delle Entrate. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato maggiori ricavi basandosi sulla gestione antieconomica e su incongruenze tra i prezzi di compravendita immobiliare e i mutui richiesti. La Corte ha confermato la piena responsabilità dei soci quali successori della società estinta e la legittimità dell'accertamento induttivo fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti, ritenendo inammissibili le censure volte a un riesame del merito.
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Conguaglio espropriazione: quando il Comune non può chiederlo
Un Ente Locale ha richiesto un conguaglio espropriazione a un gruppo di cittadini per l'assegnazione di aree destinate all'edilizia popolare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27936/2024, ha confermato la decisione dei giudici di merito che respingevano la richiesta. La domanda del Comune è stata ritenuta infondata principalmente perché l'ente non aveva mai effettivamente sostenuto i maggiori costi che pretendeva di recuperare. Inoltre, si era verificata una 'confusione' patrimoniale tra l'ente creditore originario (un'Opera Pia) e il Comune stesso, estinguendo l'obbligazione. A seguito della rinuncia al ricorso da parte del Comune, la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese legali per il principio della soccombenza virtuale.
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Transazioni commerciali: interessi anche senza contratto
Un comune si opponeva a un pagamento per servizi di smaltimento rifiuti, sostenendo che gli interessi speciali per transazioni commerciali non fossero dovuti poiché il servizio era basato su un'ordinanza e non su un contratto. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un'ordinanza pubblica può creare un rapporto assimilabile a una transazione commerciale, rendendo applicabili gli interessi di mora previsti dalla legge.
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Prededuzione crediti: i requisiti per le PMI
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di autotrasporti che chiedeva la prededuzione dei crediti vantati verso una grande impresa siderurgica in amministrazione straordinaria. L'ordinanza chiarisce che, per ottenere tale privilegio, non è sufficiente dimostrare il collegamento del servizio con l'attività produttiva del debitore. È indispensabile che l'impresa creditrice provi anche il possesso del requisito soggettivo di Piccola e Media Impresa (PMI), secondo i parametri europei. La mancanza di questa prova è stata decisiva per il rigetto della domanda.
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Revoca finanziamento pubblico: quando non è dovuta
Un'azienda rinuncia a un progetto per ritardi burocratici di terzi. Il Ministero dispone la revoca del finanziamento pubblico e chiede la restituzione delle somme. La Cassazione conferma la decisione d'appello: la revoca è illegittima se la colpa non è dell'impresa, trattandosi di interruzione e non di inadempimento, senza obbligo di restituzione.
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Trasferimento dipendenti IPAB: a chi agire?
Ex dipendenti di un istituto pubblico di assistenza (IPAB) in crisi finanziaria hanno citato in giudizio l'ente per ottenere, tra le altre cose, il passaggio alle dipendenze del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la domanda di trasferimento dipendenti IPAB deve essere rivolta all'ente successore nel rapporto di lavoro, ossia il Comune, e non all'IPAB originario, che non ha la legittimazione passiva per rispondere a tale pretesa.
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Omessa pronuncia prescrizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per omessa pronuncia prescrizione. Il caso riguarda una controversia su un'indennità di esproprio, in cui il giudice di secondo grado non aveva esaminato l'eccezione di prescrizione sollevata da un Comune. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice ha l'obbligo di pronunciarsi su ogni domanda ed eccezione delle parti, rinviando il caso per un nuovo esame del punto specifico.
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Revoca contributo pubblico: i poteri del giudice
Un'associazione sportiva perde un finanziamento per non aver completato un progetto turistico. La Cassazione conferma la legittimità della revoca del contributo pubblico, chiarendo che il giudice civile può valutare ogni forma di inadempimento, non solo quelle indicate nell'atto iniziale di revoca.
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Incarico professionale: come provarlo senza contratto
Una società di costruzioni negava di aver conferito un incarico professionale a un geometra, rifiutandone il pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che l'esistenza di un incarico professionale può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la registrazione di fatture e lo svolgimento di attività connesse, anche in assenza di un contratto scritto.
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Fatture inesistenti: Cassazione chiarisce la frode
Una società di servizi ha impugnato avvisi di accertamento basati su una presunta frode fiscale realizzata tramite fatture inesistenti, sia soggettivamente che oggettivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce che non vi è contraddizione nel contestare operazioni inesistenti e, al contempo, parlare di 'sovrafatturazione', quando quest'ultimo termine è usato per descrivere il meccanismo di 'gonfiaggio' dei costi deducibili attraverso l'uso di documentazione fittizia, e non l'aumento di prezzo di una prestazione reale.
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Esenzione IVA: onere della prova a carico del contribuente
Un agente di commercio ha ricevuto un accertamento fiscale per provvigioni non dichiarate da una società di San Marino, sostenendo di aver diritto a un'esenzione IVA per servizi di intermediazione internazionale. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato la ripresa IVA per difetto di motivazione dell'atto. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'onere della prova per l'esenzione IVA spetta sempre e solo al contribuente, che deve dimostrare di possedere tutti i requisiti di legge. La mancata prova da parte del contribuente è sufficiente a legittimare la pretesa fiscale.
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Accertamento fiscale presuntivo: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale presuntivo a carico di un agente di commercio. L'accertamento si basava su documentazione extracontabile che provava la percezione di provvigioni non dichiarate da una società di San Marino. La Corte ha ritenuto valido il metodo presuntivo utilizzato dall'Agenzia delle Entrate, che ha ricostruito i redditi del contribuente basandosi su dati rinvenuti per un singolo mese, e ha rigettato i motivi di ricorso relativi all'applicazione di IVA e IRAP, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale.
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Associazioni sportive dilettantistiche: requisiti
La Corte di Cassazione conferma la revoca delle agevolazioni fiscali a un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) per mancanza di democraticità interna e per lo svolgimento di attività commerciale mascherata tramite una società collegata. L'ordinanza sottolinea che la prova di una gestione non commerciale e di una reale partecipazione dei soci è fondamentale. Il ricorso dell'associazione è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una revisione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Competenza territoriale: dove si fa causa per software?
Una società cliente ha citato in giudizio il proprio fornitore di software per inadempimento contrattuale presso il Tribunale di Milano. Il fornitore ha eccepito l'incompetenza, sostenendo che il foro competente fosse Pisa. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha dato ragione al fornitore, stabilendo che per determinare la competenza territoriale si deve guardare al luogo di esecuzione dell'obbligazione principale e fondamentale del contratto, e non a quello di eventuali attività accessorie o preparatorie svolte altrove.
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