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d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

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69 provvedimenti

Detrazione IVA e contributi pubblici: il caso in Cassazione
Una società consortile si è vista negare un rimborso IVA relativo a costi per attività di sviluppo rurale, finanziate con fondi pubblici. Secondo l'Agenzia delle Entrate, tali attività non sarebbero di natura commerciale e, pertanto, l'IVA assolta sugli acquisti non sarebbe detraibile. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto i quesiti legali sollevati di notevole complessità e novità. Di conseguenza, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza ancora decidere nel merito il diritto alla detrazione IVA.
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Detraibilità IVA con contributi pubblici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la detraibilità IVA è esclusa per gli acquisti di beni e servizi effettuati da un'associazione utilizzando contributi pubblici a fondo perduto. Se tali contributi finanziano attività istituzionali e non commerciali, gli acquisti non sono considerati imponibili ai fini IVA e, di conseguenza, l'imposta assolta non può essere detratta. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare il collegamento tra l'acquisto e un'attività commerciale imponibile spetta al contribuente.
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Imposta di registro fideiussione: quando proporzionale?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14807/2025, ha stabilito che il decreto ingiuntivo ottenuto dal garante (fideiussore) contro il debitore per il recupero delle somme versate è soggetto a imposta di registro proporzionale, non fissa. La Corte ha chiarito che l'azione di rivalsa è un'operazione giuridica autonoma e distinta dall'originario rapporto garantito. Di conseguenza, non si applica il principio di alternatività IVA/Registro, anche se l'obbligazione principale era soggetta a IVA. L'imposta di registro fideiussione, in questo contesto, colpisce il trasferimento di ricchezza generato dal recupero del credito.
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IMU piattaforme offshore: non è dovuta oltre le 12 miglia
Una società di riscossione ha richiesto il pagamento dell'IMU a una compagnia energetica per le sue piattaforme situate oltre le 12 miglia marine. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che l'IMU sulle piattaforme offshore non è dovuta in quanto la piattaforma continentale non costituisce 'territorio dello Stato'. I diritti statali su quell'area sono meramente 'funzionali' allo sfruttamento delle risorse, presupposto insufficiente per un'imposta territoriale come l'IMU.
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Rimborso credito IVA: senza limiti di tempo per il Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può contestare una richiesta di rimborso credito IVA anche dopo la scadenza dei termini ordinari di accertamento. In un caso riguardante una società in fallimento, i giudici di merito avevano accolto la richiesta di rimborso, ritenendo decaduto il potere di controllo del Fisco. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che il diritto di verificare la fondatezza di una richiesta di rimborso non è soggetto agli stessi termini di decadenza previsti per l'attività di accertamento, garantendo così al Fisco un potere di controllo senza limiti temporali su tali istanze.
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Terreno edificabile IVA: la Cassazione fa chiarezza
Una società vendeva un terreno classificato come agricolo dal suo certificato urbanistico. L'Agenzia Fiscale sosteneva fosse un terreno edificabile, basandosi sul prezzo elevato e una precedente rivalutazione. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando che, ai fini fiscali, la edificabilità di un'area si determina unicamente sulla base degli atti di pianificazione urbanistica ufficiali. Fattori come il valore di mercato o le intenzioni delle parti sono irrilevanti per definire lo status legale del bene ai fini IVA.
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Responsabilità legale rappresentante: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità legale rappresentante di un'associazione non riconosciuta per debiti fiscali. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento per IVA non versata nei confronti del legale rappresentante di un'associazione sportiva. La Corte ha stabilito che, a differenza delle obbligazioni negoziali, per i debiti tributari che sorgono per legge, la responsabilità del rappresentante non è legata alla prova di una sua concreta attività di gestione. Egli è responsabile in solido con l'ente in virtù della sua carica, a meno che non dimostri di aver adempiuto a tutti gli obblighi fiscali. La sentenza di secondo grado, che poneva l'onere della prova a carico dell'Ufficio, è stata cassata con rinvio.
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Agevolazioni fiscali ASD: decadenza per irregolarità
La Corte di Cassazione ha stabilito che le agevolazioni fiscali ASD decadono automaticamente in caso di irregolarità contabili, come la mancata tracciabilità dei pagamenti, a prescindere dalla loro gravità. La sentenza ha annullato la decisione di merito che aveva ridotto le imposte a un'associazione sportiva, affermando che il mancato rispetto delle norme comporta la perdita del regime speciale e ha confermato la responsabilità solidale del legale rappresentante per le sanzioni.
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Pro-rata IVA: l’attività effettiva prevale sullo statuto
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo del pro-rata IVA e la conseguente detraibilità dell'imposta, si deve considerare l'attività effettivamente e concretamente svolta dall'impresa, non quella meramente indicata nello statuto. Nel caso specifico, una società con oggetto sociale immobiliare, che per un decennio aveva svolto esclusivamente attività finanziaria esente, si è vista negare la detrazione dell'IVA su un acquisto immobiliare perché la sua attività effettiva non dava diritto alla detrazione.
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