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d.lgs. n. 149 del 2022

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624 provvedimenti

Contestazione disciplinare: se assente, scatta la reintegra
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28927/2024, ha stabilito che un licenziamento disciplinare intimato senza alcuna preventiva contestazione di addebito al lavoratore è radicalmente nullo. Tale omissione non costituisce un mero vizio procedurale, ma un difetto sostanziale che equivale all'insussistenza del fatto contestato. Di conseguenza, al lavoratore spetta la tutela reintegratoria prevista dall'art. 18, comma 4, della Legge 300/1970, e non la più debole tutela indennitaria.
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Onere della prova: chi deve dimostrare chi è il debitore?
Una società editrice estera ha contestato un decreto ingiuntivo per fatture non pagate, sostenendo che il debitore fosse un'altra entità del suo gruppo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'onere della prova era stato assolto dal creditore attraverso elementi come l'intestazione delle fatture, i pagamenti pregressi e le comunicazioni. La sentenza chiarisce anche i limiti alla produzione di nuove prove in appello.
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Onere della prova: il contratto va provato dal creditore
Una professionista ha richiesto il pagamento per un progetto a una società editoriale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. Il punto chiave è l'onere della prova: la professionista non è riuscita a dimostrare di aver ricevuto l'incarico direttamente dalla società convenuta, ma è emerso che l'incarico proveniva da una terza società. Pertanto, la richiesta di pagamento è stata respinta.
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Decreto di liquidazione abnorme: quando impugnarlo
Una società creditrice ha impugnato un decreto di liquidazione dei compensi emesso a favore di un ausiliario dopo che la procedura esecutiva era già stata dichiarata estinta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che un simile provvedimento, qualificabile come decreto di liquidazione abnorme perché emesso da un giudice ormai privo di poteri, deve essere contestato tramite ricorso straordinario per cassazione e non con la normale opposizione, che risulta quindi inammissibile.
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Corresponsabilità per mancata revisione: il caso
Un proprietario affida la sua auto sportiva, priva della revisione obbligatoria, a un conducente che provoca un incidente distruggendola. La Corte di Cassazione conferma la corresponsabilità per mancata revisione del proprietario al 50%, stabilendo che consentire la circolazione di un veicolo non revisionato costituisce un'esposizione volontaria al rischio e una causa diretta del danno.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta e come si calcola
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo dell'acquirente di pagare la provvigione al mediatore immobiliare, anche in assenza di un incarico formale (c.d. mediazione atipica). La sentenza chiarisce che se manca un accordo sulla misura del compenso, il giudice può determinarla secondo equità, valutando l'attività effettivamente svolta. L'accordo tra mediatore e venditore non vincola l'acquirente, per il quale può essere stabilita una provvigione mediatore di importo differente.
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Scritture contabili: la prova in giudizio tra imprese
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo, ma la sua domanda riconvenzionale viene respinta per compensazione con un controcredito della fornitrice. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che le scritture contabili, unite ad altri elementi, possono costituire prova valida del credito. Inoltre, ha chiarito che il disconoscimento di una fattura in copia deve essere specifico e non generico.
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Inammissibilità del ricorso: requisiti essenziali
Un ente pubblico ricorre in Cassazione contro una sentenza che confermava un decreto ingiuntivo a favore di un ex dipendente, licenziato illegittimamente. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso, sottolineando come i motivi presentati fossero gravemente carenti dal punto di vista procedurale. In particolare, il ricorrente non ha documentato adeguatamente le eccezioni sollevate nei gradi precedenti, non ha criticato la reale motivazione della sentenza d'appello e ha tentato di ottenere un riesame dei fatti, precluso in sede di legittimità.
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Indennità di reperibilità: quando è dovuta al lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere l'indennità di reperibilità, anche in assenza di un accordo formale. La decisione si basa sulla prova dell'esistenza di un obbligo di fatto, desunto dal ruolo ricoperto (focal point), dalla dotazione di strumenti aziendali come due cellulari e dalle testimonianze. Secondo la Corte, la prova dell'obbligo di essere costantemente rintracciabile e di attivarsi prontamente fuori dall'orario di lavoro può essere fornita con ogni mezzo, anche indiziario, e fonda il diritto al relativo compenso.
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Frazionamento del credito: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito la legittimità di azioni giudiziarie separate per crediti maturati in periodi diversi, escludendo l'ipotesi di un abusivo frazionamento del credito. Inoltre, ha confermato il diritto di alcuni lavoratori all'indennità di trasferta, negando la validità di una presunta prassi aziendale contraria al contratto collettivo.
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Ricorso inammissibile: quando le censure sono avulse
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi proposti non criticavano la decisione della Corte d'Appello sulla procedura, ma tentavano di ridiscutere il merito originale della causa possessoria. La Corte ha sanzionato il ricorrente per abuso del processo, evidenziando l'importanza di formulare censure specifiche e pertinenti alla decisione impugnata.
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Indennità di reperibilità: obbligo formale necessario
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di reperibilità basandosi sulla sua effettiva disponibilità a intervenire fuori orario. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda. Il principio affermato è che l'indennità di reperibilità spetta solo in presenza di un obbligo formale e contrattualmente previsto, e non per la mera disponibilità di fatto del dipendente, anche se utilizzata dall'azienda.
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Ricostruzione della carriera: i periodi non lavorati
Un lavoratore, a seguito della conversione dei suoi contratti a termine in un unico rapporto a tempo indeterminato, ha richiesto il riconoscimento dei periodi non lavorati ai fini della sua ricostruzione della carriera e degli scatti di anzianità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che solo i periodi di servizio effettivo sono validi per il calcolo dell'anzianità. Inoltre, ha chiarito che la successione di contratti collettivi può legittimamente modificare l'inquadramento del lavoratore al momento della riammissione in servizio.
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Interpretazione accordo sindacale: la Cassazione
La Cassazione conferma la decisione di merito sull'interpretazione di un accordo sindacale in un cambio appalto. La riduzione dell'orario di lavoro, seppur concordata, era solo temporanea. La società è stata condannata al risarcimento per le differenze retributive.
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Accordo sindacale: limiti all’interpretazione del giudice
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che condannava un'azienda al risarcimento danni per aver illegittimamente prolungato una riduzione dell'orario di lavoro. La riduzione era prevista da un accordo sindacale con validità temporanea. La Corte ha stabilito che l'interpretazione di tale accordo da parte del giudice di merito non è censurabile in sede di legittimità se logica e plausibile, anche se non è l'unica possibile.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Un lavoratore, dopo aver proposto ricorso per cassazione avverso una sentenza d'appello in materia di differenze retributive, raggiunge un accordo transattivo con la controparte. Pur senza una formale accettazione della rinuncia al ricorso, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse, evidenziando che l'accordo estingue la necessità di una pronuncia nel merito. La Corte ha inoltre disposto la compensazione delle spese legali.
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Scatti di anzianità: contano i periodi non lavorati?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione del suo contratto a tempo determinato in indeterminato, ha richiesto il pagamento di un risarcimento per il periodo non lavorato prima della riammissione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo del risarcimento, gli scatti di anzianità maturano solo sui periodi effettivamente lavorati e non durante gli intervalli non lavorati tra un contratto e l'altro, anche se il rapporto è stato unificato retroattivamente. La sentenza di merito è stata quindi cassata.
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Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile
Un dirigente ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto revocazione relativo all'interpretazione di accordi sindacali nel contesto del suo licenziamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errata interpretazione di documenti costituisce un errore di giudizio e non un errore percettivo di fatto, unico presupposto valido per la revocazione.
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TFR cessione d’azienda: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che richiedeva il pagamento del TFR alla società cedente fallita. Nel caso di TFR in una cessione d'azienda, se il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società, il credito non è immediatamente esigibile dal vecchio datore di lavoro, soprattutto se la vicenda è soggetta alla normativa anteriore al 15 luglio 2022. La Corte ha sottolineato la differenza tra il vecchio e il nuovo regime legale, non applicando retroattivamente la nuova disciplina più favorevole al lavoratore.
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TFR e cessione d’azienda: quando spetta il pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di TFR e cessione d'azienda, il lavoratore il cui rapporto prosegue con l'acquirente non ha diritto all'immediato pagamento del TFR da parte dell'azienda cedente, poi fallita. La nuova normativa che prevede l'esigibilità immediata non è retroattiva e si applica solo alle procedure aperte dopo il 15 luglio 2022.
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