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d.lgs. n. 149 del 2022

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624 provvedimenti

Responsabilità amministratori: calcolo del danno
L'amministratore di una S.r.l. veniva citato in giudizio dal curatore fallimentare per aver aggravato il dissesto della società. Il punto cruciale del ricorso in Cassazione riguarda il criterio di calcolo del danno e l'applicabilità delle nuove norme del Codice della Crisi d'Impresa. Riconoscendo l'importanza della questione e la presenza di orientamenti contrastanti, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a una pubblica udienza per una decisione che possa garantire uniformità interpretativa in materia di responsabilità amministratori.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione sanziona
Una società di servizi ha impugnato in Cassazione la sentenza che revocava un suo decreto ingiuntivo contro un condominio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, giudicando le censure relative a una presunta "motivazione apparente" e a un "omesso esame di un fatto" come infondate e inammissibili. Di conseguenza, ha sanzionato la società per abuso del processo, evidenziando i rischi di presentare un ricorso inammissibile e manifestamente infondato.
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Abuso dipendenza economica: onere della prova
Una società di logistica ha citato in giudizio un importante corriere internazionale per abuso di dipendenza economica e clausole contrattuali vessatorie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza ribadisce che l'onere di provare l'abuso di dipendenza economica, e in particolare la concreta impossibilità di trovare alternative sul mercato, grava sulla parte che si assume essere la più debole. Inoltre, la Corte ha distinto i contratti negoziati individualmente da quelli per adesione, escludendo l'applicazione della disciplina sulle clausole vessatorie nel caso di specie.
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Prova del credito fallimentare: la Cassazione decide
Una lavoratrice chiede l'ammissione al passivo del fallimento della sua ex azienda per crediti di lavoro, tra cui il TFR. La sua richiesta viene respinta in secondo grado per mancanza di prove adeguate. La Corte di Cassazione interviene, chiarendo la differente efficacia della prova del credito fallimentare: le buste paga, se non firmate dal datore, non sono prova sufficiente. Al contrario, il CUD (Certificazione Unica) costituisce prova contro l'azienda per l'ammontare del TFR dovuto, e spetta alla curatela dimostrare l'avvenuto pagamento. L'ordinanza viene cassata con rinvio.
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Danno da demansionamento: guida alla prova e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7209/2024, ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando la condanna per aver demansionato un proprio dipendente, ex direttore di agenzia. La Corte ha ribadito che il danno da demansionamento può essere provato anche tramite presunzioni e che la sua quantificazione, effettuata in via equitativa come percentuale della retribuzione, è legittima se adeguatamente motivata.
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Calcolo TFR: emolumenti e decisione Cassazione
Un ex dirigente ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un'importante struttura sanitaria, per ottenere il corretto calcolo del TFR, contestando l'esclusione di alcune voci retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della struttura, confermando che il calcolo TFR deve includere tutti gli emolumenti non occasionali legati al rapporto di lavoro e deve essere effettuato sulla retribuzione lorda. La Corte ha inoltre sanzionato la genericità e i vizi procedurali dei motivi di ricorso presentati dall'azienda.
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Prescrizione crediti lavoro: stop durante il rapporto
Con l'ordinanza n. 6903/2024, la Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che la prescrizione crediti lavoro è sospesa durante il rapporto. La decisione si fonda sulla mancanza di stabilità reale del posto di lavoro dopo le riforme del 2012 e 2015, che giustifica la decorrenza del termine solo dalla cessazione del rapporto. L'azienda è stata anche condannata per abuso del processo.
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Prova della proprietà: i termini per presentarla
Un proprietario terriero ha perso la causa contro una società di telecomunicazioni per l'installazione di una stazione radio base sul suo fondo. La sua richiesta è stata respinta perché la prova della proprietà è stata presentata fuori dai termini processuali. La Corte di Cassazione ha confermato che anche i documenti che provano le condizioni dell'azione, come la titolarità del diritto, devono rispettare le preclusioni istruttorie, ribadendo l'importanza dei tempi nel processo civile.
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Termine perentorio reclamo: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice, confermando che il suo reclamo contro la sentenza di primo grado era tardivo. La decisione sottolinea che la comunicazione della sentenza via PEC è valida per far decorrere i termini e che il giudice può rilevare d'ufficio la tardività, indipendentemente dalla contestazione della controparte. Il punto chiave è il rispetto del termine perentorio reclamo.
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Inammissibilità del ricorso: la doppia conforme
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso in una lunga controversia tra fratelli su servitù e accordi transattivi. La Corte ha applicato la regola della 'doppia conforme', stabilendo che un accordo verbale non formalizzato non è sufficiente a determinare la cessazione della materia del contendere, confermando così le decisioni dei gradi precedenti e rendendo il ricorso inammissibile.
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Usucapione bene pubblico: quando non è possibile
Due cittadini hanno citato in giudizio un Comune per ottenere l'usucapione di un terreno agricolo. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, confermando che il bene, proveniente dal patrimonio di un ente di sviluppo agricolo e trasferito al Comune, fa parte del patrimonio indisponibile dello Stato. In quanto tale, è destinato per legge a un servizio pubblico e non può essere oggetto di usucapione bene pubblico, a meno che non intervenga un formale atto di declassificazione.
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Diritto prelazione alloggi pubblici: i requisiti
Un ex dipendente di una società di trasporti ha richiesto di esercitare il diritto di prelazione per l'acquisto di un alloggio di servizio. La sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per il diritto prelazione alloggi pubblici non basta essere assegnatari, ma è necessario dimostrare l'utilizzo effettivo e personale dell'immobile, requisito che nel caso di specie mancava a causa di una sublocazione e della revoca dell'assegnazione.
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Abuso permessi legge 104: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di una dipendente bancaria per l'abuso dei permessi legge 104. La lavoratrice utilizzava le ore di permesso, concesse per assistere i genitori disabili, per svolgere altre attività non correlate. La Corte ha ritenuto tale comportamento una grave violazione dei doveri di correttezza e buona fede, idonea a ledere il vincolo fiduciario e a giustificare il recesso per giusta causa, respingendo il ricorso della dipendente.
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Concorrenza sleale professionisti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6127/2024, ha respinto il ricorso di uno studio professionale che accusava una ex associata di concorrenza sleale per aver sottratto clienti dopo il suo recesso. La Corte ha confermato che la disciplina sulla concorrenza sleale si applica solo tra imprenditori, e non ai liberi professionisti, a meno che la loro attività non sia organizzata in forma d'impresa, circostanza non provata nel caso di specie. L'accento è stato posto sul rapporto basato sull' 'intuitus personae' che lega il cliente al singolo professionista.
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Tassa occupazione suolo pubblico: chi paga per i viadotti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società concessionaria di autostrade è tenuta al pagamento della tassa occupazione suolo pubblico (TOSAP) per un viadotto che sovrasta il suolo di un Comune. La Corte ha rigettato il ricorso della società, la quale sosteneva di essere esente dal tributo in quanto gestore di un'opera pubblica statale. Secondo i giudici, la società è un soggetto giuridico distinto dallo Stato, persegue finalità di lucro e, pertanto, non può beneficiare delle esenzioni previste per l'ente pubblico. L'occupazione dello spazio comunale, anche se finalizzata a un servizio pubblico, costituisce il presupposto per l'applicazione della tassa.
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Verbale ispettivo: valore di prova e oneri del datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5968/2024, ha respinto il ricorso di un'imprenditrice sanzionata per lavoro irregolare. Il caso verteva sul valore probatorio del verbale ispettivo e delle dichiarazioni in esso contenute. La Corte ha stabilito che il giudice di merito può legittimamente ritenere più attendibili le dichiarazioni spontanee rese ai verbalizzanti rispetto a quelle testimoniali fornite in giudizio, esercitando il suo potere di prudente apprezzamento della prova. I motivi di ricorso relativi all'omessa indicazione dei criteri di calcolo delle sanzioni sono stati dichiarati inammissibili per difetto di specificità, non avendo la ricorrente trascritto il provvedimento impugnato.
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Centro unico di imputazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riconosceva un centro unico di imputazione tra tre società collegate. Una dipendente, formalmente assunta da una sola società, prestava la sua attività lavorativa per tutte e tre. La Corte ha stabilito che, ai fini della responsabilità solidale, è sufficiente la connessione economico-funzionale e l'utilizzo condiviso della prestazione lavorativa, non essendo più necessaria l'individuazione di un unico soggetto che impartisce ordini.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Un imprenditore del settore abbigliamento, dopo aver ricevuto un avviso di accertamento per maggiori ricavi e costi indeducibili, ha visto il suo appello parzialmente accolto in secondo grado. Tuttavia, il suo successivo ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito che l'esposizione dei fatti nel ricorso era troppo generica e non autosufficiente, impedendo ai giudici di comprendere la controversia senza consultare altri atti. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Responsabilità del liquidatore: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del liquidatore per i debiti fiscali di una società. Il ricorso della liquidatrice, basato sulla mancata notifica di un avviso di accertamento personale, è stato respinto perché le cartelle di pagamento erano state regolarmente notificate alla società e non impugnate tempestivamente. La Corte ha ritenuto le eccezioni tardive e inammissibili, sottolineando che la regolare notifica delle cartelle preclude successive contestazioni. La ricorrente è stata anche condannata per lite temeraria.
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Indennità agente unico: non si tocca con la riorganizzazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di servizi postali, confermando il diritto di un lavoratore a percepire l'indennità agente unico. La Corte ha stabilito che tale indennità ha natura retributiva e, in base al principio di irriducibilità della retribuzione, non può essere soppressa unilateralmente dall'azienda a seguito di una riorganizzazione del servizio, anche se gli accordi collettivi che la prevedevano sono stati superati.
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